
Si chiamava Ai, ma il suo nome non c'entra niente con l'Intelligenza Artificiale. Ai, invece, era solo una cucciola di scimpanzé quando venne strappata a sua madre e alla foresta della Guinea, nel 1977, per poi essere trasferita al Centro per le origini evolutive del comportamento umano dell'Università di Kyoto, in Giappone. Il suo nome, scelto dai ricercatori, non aveva nulla a che fare con i computer e in giapponese significa "amore". Lo scorso 9 gennaio, però, Ai è morta a 49 anni per cause naturali.
Un'età molto avanzata per uno scimpanzé, soprattutto se si considera una vita interamente trascorsa in cattività. La sua storia, però, è diventata una delle più note e discusse della primatologia moderna, la disciplina che studia il comportamento e le capacità cognitive dei grandi primati, il gruppo animale a cui apparteniamo anche noi esseri umani. Ai era infatti una scimpanzé "geniale", che ha contribuito a cambiare il modo in cui guardiamo le capacità nostri cugini primati e che diede il via al programma di ricerca chiamato Ai project.
Una scimpanzé "geniale" che sapeva contare e "leggere"

Fin dai primi anni, i ricercatori rimasero colpiti dalla sua intelligenza. Ai imparò presto a riconoscere e usare numeri e parole, partecipò a test cognitivi insieme a bambini delle scuole elementari e contribuì a decine di pubblicazioni scientifiche sul rapporto tra mente umana e mente animale. Nel corso degli anni dimostrò di saper contare prima fino a 6, poi fino a 9 e infine fino a 11. Non si trattava solo di ripetere una sequenza: era in grado di associare correttamente i numeri a gruppi di oggetti, una capacità che nei bambini si sviluppa gradualmente.
Imparò anche a riconoscere circa 100 parole scritte, compresi il suo nome, quelli degli altri scimpanzé e di alcuni ricercatori, come l'etologo Tetsuro Matsuzawa, a cui era molto legata. Usava una tastiera collegata a uno schermo, che le venne messa a disposizione fin da giovane. Poteva interagire con il computer liberamente, un po' come fanno oggi molti bambini con tablet e smartphone. Nel 1982, grazie a lei, venne pubblicato il primo studio che dimostravo che uno scimpanzé era capace di conoscere i nomi dei colori e associarli agli oggetti giusti.
La scimpanzé Ai amava disegnare e la musica
Ma Ai non era solo numeri e test cognitivi. Nei momenti di pausa amava per esempio disegnare. Afferrava fogli e pennarelli – di undici colori che sapeva nominare – e realizzava composizioni astratte, fatte di linee e macchie armoniose. Una delle sue opere è stata persino stampata su una sciarpa di seta e regalata a Jane Goodall, la celebre primatologa scomparsa recentemente e che ha cambiato per sempre il nostro modo di guardare agli scimpanzé.
Amava anche la musica e con una tastiera e un sottofondo musicale riusciva a seguire il ritmo. A suo figlio Ayumu, nato in cattività nel 2000, ha trasmesso gran parte delle sue straordinarie capacità cognitive. Ayumu è infatti diventato famoso per avere una memoria visiva eccezionale, anch'essa studiata nei laboratori di Kyoto: sa ricordare una sequenza numerica che appare per pochi istanti sullo schermo, anche quando i numeri vengono coperti da quadratini bianchi.
Fino a che punto è giusto sacrificare la libertà di un individuo non umano?
Eppure, la storia di Ai porta con sé anche una riflessione molto scomoda. Fu catturata quando era solo una cucciola, una pratica oggi considerata inaccettabile. Poco dopo il suo arrivo a Kyoto, un trattato internazionale vietò infatti la cattura di scimpanzé in natura, e anche il Giappone vi aderì. Nell'arco della sua lunga vita, la ricerca sui primati è sicuramente cambiata molto e sempre più scienziati mettono ora in discussione l'idea stessa di tenere animali così complessi e "intelligenti" in cattività, anche quando vivono in gruppo e ricevono cure costanti.
Ai ha contribuito senza dubbio in modo enorme alla nostra comprensione delle capacità cognitive degli scimpanzé e delle somiglianze profonde che ci legano a loro. Ma la sua intera vita in laboratorio solleva inevitabilmente anche una domanda che resta tutt'ora aperta: fino a che punto è giusto sacrificare la libertà di un individuo non umano in nome della conoscenza? La sua intelligenza, la sua arte e la sua storia hanno assottigliato il confine tra "noi" e "gli altri animali", ma a quale prezzo? Ed è giusto continuare a farlo con tutti gli altri primati in cattività?