UN PROGETTO DI
7 Febbraio 2026
13:59

Dall’oblio al ritorno: come abbiamo riportato indietro dall’estinzione una piccola lumaca delle Bermuda

Creduta ormai estinta, la lumaca delle Bermuda (Poecilozonites bermudensis) è tornata in natura grazie a un ambizioso progetto di riproduzione in cattività: da meno di 200 individui riscoperti per caso a oltre 100mila.

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La lumaca Poecilozonites bermudensis era ormai considerata estinta, poi nel 2014 venne scoperta per caso una piccola popolazione sopravvissuta. Foto di Chester Zoo

Da anni esisteva solo nei libri e nelle pubblicazioni di paleontologia, impressa nei fossili come il ricordo di un mondo ormai perduto. Poi, in modo del tutto casuale, è ricomparsa dal nulla dove nessuno avrebbe mai pensato di trovarla: in un vicolo umido e invaso dalla vegetazione nel cuore di Hamilton, la capitale delle Bermuda. È da lì che inizia la storia della lumaca delle Bermuda (Poecilozonites bermudensis), una specie che oggi possiamo dire, con una certa cautela, ma anche con discreto orgoglio, di aver riportato indietro dall'estinzione.

La lumaca delle Bermuda è un piccolo gasteropode terrestre, grande più o meno come un bottone, endemica delle Bermuda, cioè presente solo lì e in nessun altro posto del modo. Per questo motivo è anche particolarmente vulnerabile: quando una specie vive in un'area così limitata, basta poco affinché scompaia. E infatti P. bermudensis era scomparsa dal suo ambiente naturale da decenni, gli scienziati la conoscevano solo grazie ai resti fossili e la consideravano ormai estinta.

Tutto cambia nel 2014, quando una minuscola popolazione sopravvissuta viene scoperta per caso. Meno di 200 individui, nascosti in un micro-habitat rimasto miracolosamente intatto. Da quel momento prende forma un progetto internazionale di conservazione che coinvolge il governo delle Bermuda, diversi istituti di ricerca e soprattutto il Chester Zoo, nel Regno Unito. Qui entra in gioco un concetto chiave della biologia della conservazione: l'allevamento ex-situ, cioè fuori dall'ambiente naturale.

Gli zoologi e i tecnici dello zoo hanno raccolto gli individui trovati a Hamilton e adattato le tecniche già usate per far riprodurre in cattività altre specie di lumache, creando contenitori e condizioni ambientali su misura – umidità, temperatura, substrato – per permettere alla specie di riprodursi in sicurezza. Un lavoro lento, meticoloso, fatto di osservazioni quotidiane e piccoli aggiustamenti in corso d'opera.

I risultati, però, sono andati oltre ogni aspettativa e, in pochi anni, migliaia di lumache sono nate negli allevamenti. Dal 2019, oltre 100mila lumache sono state quindi reintrodotte in natura, in aree boschive protette delle Bermuda, scelte con attenzione e liberate da predatori invasivi introdotti dagli esseri umani. Oltre alla perdita di habitat e agli effetti del riscaldamento globale, la lumaca delle Bermuda era stata decimata anche dall'introduzione accidentale di specie aliene, come la cosiddetta lumaca lupo (Euglandina rosea).

Questa specie, originaria degli Stati Uniti, è una vorace predatrice di altre lumache ed è considerata una delle 100 specie più invasive del mondo. Insieme altri predatori alieni, come alcuni vermi platelminti carnivori, ha letteralmente decimato le popolazione di diverse specie di molluschi più piccoli e indifesi, portandoli fino all'estinzione. Tuttavia, per P. bermudensis, oggi lo scenario è decisamente cambiato.

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Oggi, grazie alla riproduzione in cattività e al successivo rilascio in natura, la specie non è più considerata in pericolo di estinzione. Foto di Chester Zoo

Secondo uno studio recente sulle popolazioni che sarà pubblicata sulla rivista Oryx, la specie è ormai stabilmente insediata in almeno sei aree dell'arcipelago. Un risultato che ha portato gli esperti a considerarla quindi fuori dal rischio immediato di estinzione. Non a caso, il recupero di P. bermudensis viene celebrato proprio oggi durante il "Reverse the Red Day" dell'IUCN, la giornata dedicata agli sforzi globali per invertire la perdita di biodiversità.

Ma perché una piccola lumaca dovrebbe importarci così tanto? Innanzitutto, perché raramente possiamo seguire una storia di estinzione annunciata che si trasforma in un salvataggio di tale successo. Inoltre, come hanno spiegato gli esperti che hanno salvato questa specie dall'estinzione, queste lumache sono ingranaggi fondamentali per gli ecosistemi di Bermuda: si nutrono di vegetazione viva e in decomposizione, contribuiscono al riciclo dei nutrienti nel suolo e sono a loro volta prede per altri animali. Senza di loro, l'intero ecosistema si indebolisce.

La storia della piccola lumaca delle Bermuda non è quindi solo una buona notizia. È anche la prova evidente che la biodiversità può essere persa molto rapidamente, ma che con competenze, collaborazione e impegno può anche essere salvata. E non finisce qui. Lo stesso team sta già lavorando per salvare un'altra specie simile, ma ancora più piccola e rara: Poecilozonites circumfirmatus. Perché anche gli animali più piccoli e "meno belli" meritano di essere salvati.

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