
Nel pacco c'era una pelliccia di orso bruno regolarmente dichiarata, ma nascosto tra gli imballaggi è spuntato anche un cranio, probabilmente dello stesso orso, privo di qualsiasi documento. È quanto hanno scoperto i finanzieri della Sezione operativa CITES del Gruppo Malpensa insieme ai funzionari dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli durante un controllo alla Cargo City dell'aeroporto su una spedizione proveniente dalla Bosnia e diretta in Italia.
Il contenuto era stato indicato in modo generico: "trofeo di caccia". La pelliccia risultava accompagnata dalla documentazione prevista in questi casi mentre il cranio, invece, viaggiava senza alcuna dichiarazione né certificazione. Per questo è scattato il sequestro immediato.

La testa dell'animale rientra infatti tra i reperti tutelati dalla Convenzione di Washington, l'accordo internazionale che regola il commercio di specie selvatiche minacciate di estinzione, e dal Regolamento CE 338/1997, che disciplina nell'Unione europea l'importazione e l'esportazione di fauna e flora protette. Introdurre un animale o una sua parte senza i certificati richiesti costituisce una violazione amministrativa. Il cranio è stato sequestrato e all’importatore è stata contestata la violazione.
Il caso riporta l'attenzione su una pratica sempre più discussa: la cosiddetta "caccia al trofeo". Ogni anno diversi cacciatori europei si recano all'estero, spesso nei Paesi dell'Europa orientale o nei Balcani, per abbattere grandi mammiferi – come orsi, cervi o lupi – e riportarne a casa parti del corpo, come teste, palchi, denti o pelli, da esporre come ricordo, o trofeo appunto, dell'abbattimento.
Nei "pacchetti" che vengono acquistati per poter uccidere grandi mammiferi all'estero – come avevamo svelato in un'inchiesta di Kodami in cui ci eravamo infiltrati nella più grande fiera europea dedicata alla caccia che si tiene ogni anno a Dortmund, la "Jagd&Hund" – quasi sempre è inclusa anche la tassidermizzazione o la preparazione della parti degli animali che vengono abbattuti, che poi vengono successivamente spediti al cacciatore, che probabilmente è accaduto in questo caso.
Si tratta di una pratica ancora molto diffusa tra i ricchi appassionati di caccia e che, come merge anche in questo caso, coinvolge molti italiani e non solo paesi storicamente legati alla caccia al trofeo, come quelli Africani. I sostenitori la descrivono come un'attività regolamentata che, in alcuni contesti, contribuirebbe alle economie locali e alla gestione faunistica. I critici, invece, la considerano una pratica eticamente inaccettabile e potenzialmente dannosa per la conservazione delle specie, soprattutto quando riguarda animali rari o simbolici.
Negli ultimi anni il dibattito su questo tema si è fatto sempre più acceso. Alcuni paesi – come ha fatto recentemente il Belgio – stanno introducendo forti restrizioni o divieti sull’importazione dei trofei , mentre cresce la pressione dell'opinione pubblica per limitare o vietare del tutto questo tipo di caccia.
Il sequestro di Malpensa si inserisce in questo contesto: un controllo di routine che conferma quanto il commercio internazionale di fauna selvatica resti un settore ancora fiorente, nonostante se ne parli poco.