UN PROGETTO DI
1 Gennaio 2026
18:00

Così la clonazione sta aiutando a salvare dall’estinzione il furetto dai piedi neri: nel 2025 nati 11 cuccioli

Nel 2025 sono nati 11 furetti dai piedi neri da individui clonati o loro discendenti: un risultato storico che dimostra come la clonazione possa aiutare a salvare una specie dall’estinzione.

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Il furetto dai piedi neri è la prima specie a rischio estinzione a essere stata clonata con successo. Foto di Roshan Patel, Smithsonian’s National Zoo and Conservation Biology Institute

Nel 2025 sono nati 11 furetti dai piedi neri. Potrebbe sembrare una notizia come tante, ma non lo è affatto: questi cuccioli rappresentano un passaggio storico nella conservazione della biodiversità. Per la prima volta, infatti, una specie a un passo dall'estinzione è stata aiutata anche grazie alla clonazione. Non solo per creare dei cloni, ma per restituire alla popolazione qualcosa che aveva quasi del tutto perso: la diversità genetica.

Il furetto dai piedi neri (Mustela nigripes) è uno dei mammiferi più minacciati del Nord America. Negli anni 80 era considerato estinto, finché una piccola popolazione venne scoperta nel Wyoming. Da allora la specie è sopravvissuta solo grazie a programmi di allevamento in cattività e reintroduzione in natura. Ma partire da pochissimi individui ha avuto un prezzo molto alto: tutti i furetti di oggi sono molto simili tra loro dal punto di vista genetico, e questo li rende più vulnerabili a malattie e problemi riproduttivi.

Il furetto dai piedi neri, il primo animali a rischio estinzione clonato

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Il furetto dai piedi neri, un tempo ritenuto estinto, è una delle specie più minacciate del Nord America

È qui che entra in gioco la clonazione. Nel campus di Front Royal dello Smithsonian’s National Zoo and Conservation Biology Institute (NZCBI), in Virginia, nel 2025 sono nate tre cucciolate per un totale di 11 piccoli. Alcuni sono figli di Antonia, una furetta clonata nel 2023, altri sono dei suoi discendenti Sibert e Red Cloud, nati nel 2024. Anche un altro clone, Noreen, ha dato alla luce una cucciolata quest'anno. Due pionieri di questo progetto, Elizabeth Ann (la prima in assoluto a essere stata clonata) e la stessa Noreen, sono invece purtroppo morte nel corso del 2025, ma hanno comunque lasciato un'eredità fondamentale.

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Sono in totale 11 i furetti nati nel 2025 da individui clonati o loro diretti discendenti. Foto di Roshan Patel, Smithsonian’s National Zoo and Conservation Biology Institute

Antonia non è però un clone come tanti altri. È stata infatti ottenuta a partire da campioni di tessuto congelati oltre 30 anni fa e appartenuti a una femmina chiamata Willa, vissuta negli anni 80 e che non si è mai riprodotta. All’epoca nessuno parlava o anche solo immaginava la clonazione applicata alla conservazione, ma quei campioni, conservati nello "Frozen Zoo" della San Diego Zoo Wildlife Alliance, oggi si sono rivelati preziosissimi.

La clonazione come strumento in più per la tutela della biodiversità

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La clonazione aiuta a recuperare diversità genetica da individui che non hanno lasciato discendenti. Foto di Roshan Patel, Smithsonian’s National Zoo and Conservation Biology Institute

Clonare, in questo contesto, non significa solamente rimpiazzare la natura con la tecnologia. Significa recuperare geni che altrimenti sarebbero andati persi per sempre. Inserendo questi individui geneticamente "nuovi" nella popolazione, i ricercatori possono così aumentare la variabilità genetica e rendere la specie più resistente e adattabile nel lungo periodo.

È importante però chiarire che la clonazione non sostituisce le altre azioni di conservazione. Senza la tutela degli habitat, il controllo delle malattie, i programmi di allevamento e il coinvolgimento delle comunità locali, questi animali non avrebbero comunque alcun futuro. La clonazione è quindi solo uno strumento in più, potente ma complementare alla conservazione "classica".

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