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2 Gennaio 2026
12:23

Cosa ci facevano due antichi lupi su un’isola svedese? Una scoperta importante sulla domesticazione del cane

I resti di due canidi nella grotta di Stora Förvar, sulla piccola isola svedese nel Mar Baltico di Stora Karlsö in Svezia, risalenti a un periodo che va dai 3 ai 5 mila anni fa hanno permesso di aggiungere un altro tassello alla storia della domesticazione del cane.

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La grotta di Stora Förvar

Tra e tre e i cinque mila anni fa quell'isola nel mar Baltico era già lì. Un lembo di terra piccolissimo, fatto di roccia e mare su cui batte da sempre un vento freddo. Stora Karlsö, in Svezia, è un luogo di cui poco si parlerebbe se non fosse che è diventato un sito archeologico di grande interesse, ora anche per una nuova scoperta: i resti di due canidi. Può sembrare una cosa da poco se non si sa, però, che in quella isoletta di soli 2,5 chilometri quadrati vivevano all'epoca esseri umani e animali come foche e uccelli principalmente. Ma il ritrovamento di ciò che resta di due antenati dei cani moderni fa ora pensare a una forma di domesticazione che è avvenuta proprio sul quell'anfratto della penisola scandinava.

Lo studio: cosa rappresentano i due antenati dei cani moderni ritrovati sull'isola di Stora Karlsö

La scoperta è stata dettagliata in uno studio pubblicato recentemente su Proceedings of the National Academy of Sciences dal titolo "Lupi grigi in un contesto antropico su una piccola isola nella Scandinavia preistorica". I ricercatori hanno analizzato i resti dei due animali ritrovati nella grotta di Stora Förvar,  area archeologica nota da tempo che ha consentito di studiare esseri umani e altre specie in un arco di tempo che va dal Neolitico all'Età del bronzo.

La presenza dei due canidi, secondo gli esperti, può essere però spiegata solo se collegata appunto a quella di comunità umane che hanno portato con sé quello che era già un animale il cui destino è da almeno 30, 40 mila anni legato al nostro: il cane.

L'approccio scientifico seguito è di stampo multidisciplinare. In particolare gli esperti hanno combinato assieme tecniche relative all'analisi genetica dei resti, analisi isotopiche e osteologia, ovvero lo studio delle ossa. Dal punto di vista del DNA si è risalito alla natura dei due canidi che sono vissuti tra il periodo del tardo Neolitico e quello dell'età del bronzo nella grotta di Stora Förvar. I dati genomici hanno dimostrato che si tratta di lupi eurasiatici che hanno tratti simili a quelli dei cani e che la loro dieta, come accennato, era ricca di proteine marine similmente a quella degli esseri umani di un tempo che vivevano a Stora Karlsö perché era una vera e propria fonte di sopravvivenza. Su quel piccolo isolotto, infatti, si andava a caccia di foche, uccelli e pesci: si trattava di una vera e propria "stazione venatoria" per le popolazioni antiche in cui, secondo quanto riportano gli studiosi, si portavano anche altri animali al pascolo.

Uomini e cani: si aggiunge un altro elemento che racconta la storia di un'amicizia unica in natura

La storia della co evoluzione tra cani e uomini attraverso quest'altra scoperta si dipana sempre di più grazie a scoperte come questa, accertando oggi che gli antenati dei nostri "Fido" hanno preso parte alla vita umana in contesti dove altrimenti non sarebbero mai stati. Gli studiosi, infatti, precisano che "la posizione remota dell'isola, in combinazione con il contesto di sepoltura antropica, la bassa eterozigosità genomica, la dieta ricca di elementi marini e le piccole dimensioni, sono tutti coerenti con uno scenario in cui questi individui erano sotto il controllo umano".

Nello studio i ricercatori lasciano aperta la possibilità che vi siano anche altre spiegazioni, ma arrivano alla conclusione che la convivenza con gli esseri umani sia quella più probabile: "Sebbene siano possibili altri scenari, una spiegazione parsimoniosa è che questi lupi siano stati portati sull'isola dagli umani ed erano probabilmente sotto il loro controllo".

A rendere questa spiegazione ancora più valida, i ricercatori hanno messo in luce che uno dei due canidi aveva subito una lesione a una zampa talmente grave da rendere impossibile la sua vita in natura se non con il supporto di un essere umano accanto, tanto che si nota nei resti che vi è stato qualcuno che ha curato la lesione subita. Significa anche e soprattutto che quell'esemplare da solo non sarebbe mai stato capace di procacciarsi il cibo, se non fosse stato parte di un binomio con un uomo o comunque  di un gruppo misto di cani e persone che lo hanno aiutato a sopravvivere. Ma in realtà bisogna riflettere su un dato di fatto ancora più "generale": a Stora Karlsö non erano presenti mammiferi all'epoca e dunque non vi erano prede utili alla sopravvivenza dei canidi se non in stretta dipendenza dell'essere umano.

La storia che i resti di questi animali ci racconta, in conclusione, dà la possibilità di aggiungere un altro tassello a quel puzzle che da tanto tempo l'uomo cerca di finire per stabilire quale sia stata l'origine della domesticazione. Ma i due antenati dei cani moderni ritrovati nella grotta di Stora Förvar ci dicono che l'amicizia tra noi e i nostri "migliori amici" non è spiegabile in maniera lineare ma va vista nel suo complesso come qualcosa che è andata avanti in diverse parti del mondo e in tempi sicuramente remotissimi.

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