
Il corno di un rinoceronte, la pelle di un leone, la testa di un cervo o anche il corpo intero degli animali. Dall'Africa all'Europa, il commercio di trofei di caccia è ancora una realtà che non è stata del tutto debellata e ora un altro paese dell'Ue ha deciso: la Corte costituzionale belga ha promulgato una legge che ne vieta l'importazione, confermando una decisione adottata all'unanimità dal Parlamento nel 2024.
Quando si parla di trofei di caccia, per chi conosce già questa pratica abbietta, la mente non può che andare che a Cecil, il leone ucciso in Zimbabwe il 2 luglio del 2015 dal dentista americano Walter Palmer: era uno degli animali più famosi del Hwange National Park e la sua morte scoperchiò il vaso di un commercio che, ancora oggi, produce vittime nel mondo animale non solo con l'esportazione e l'importazione di ciò che resta dei cadaveri degli animali o di cadaveri interi ma anche con veri e propri viaggi organizzati per i cacciatori nei paesi in cui ci sono le "prede" preferite.
Il fenomeno, infatti, per quanto riguarda l'Italia (e non solo) non attiene poi solo ad animali anche in via d'estinzione come elefanti, leoni e rinoceronti ma – come avevamo svelato in un'inchiesta di Kodami in cui ci eravamo infiltrati alla più grande fiera internazionale dedicata alla caccia che si tiene ogni anno a Dorthmund, la "Jagd&Hund" – coinvolge anche uccelli e altre specie che si possono cacciare in paesi molto vicini al nostro. E coinvolge non solo gli adulti, ma anche intere famiglie con bambini che sin da piccoli vengono abituati al maneggiare armi e uccidere altre specie.
Per quanto riguarda il Belgio, l'annuncio della legge era stato dato appunto già tempo fa, il 26 gennaio del 2024. Al'epoca in fatti c'era stato il voto all'unanimità del Parlamento a favore della proposta di legge presentata da Zakia Khattabi, ministro del Clima, dell’Ambiente, dello Sviluppo Sostenibile e del Green Deal.
Ora si riparla di questa legge perché è intervenuta la Corte costituzionale a confermare la bontà della norma a seguito di un ricorso che era stato sollevato, a fronte della decisione già presa e in considerazione che quella norma era l'emanazione della volontà popolare. Secondo un sondaggio Ipsos del 2020 commissionato da Humane World for Animals, infatti, già da tempo il 91% dei belgi avevano espresso la loro contrarietà alla caccia al trofeo in generale e l'88% aveva affermato di essere favorevole al divieto di importazione di qualsiasi trofeo di caccia. Prima del divieto, il Belgio importava parti e corpi interi di specie a rischio di estinzione come ippopotami, ghepardi e anche orsi polari.