
La Foresta Atlantica brasiliana è uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità al mondo. Si estende lungo la costa del Brasile e ospita centinaia di specie di uccelli, anfibi, rettili, mammiferi e pesci. Eppure oggi ne resta intatta appena una parte: circa un terzo della superficie originaria. Il resto è stato cancellato da deforestazione, urbanizzazione e attività umane sempre più invasive. Ma questa perdita non riguarda solo le piante e gli animali che scompaiono, ma ha conseguenze dirette anche sulle specie che sopravvivono, come le zanzare.
Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution dimostra infatti che, con la scomparsa degli animali selvatici, alcune specie di zanzare stanno cambiando abitudini alimentari e non avendo più molte alternative pungono sempre più spesso gli esseri umani. In altre parole, quando la fauna e la biodiversità si riducono drasticamente, le zanzare ci pungono di più, con conseguenze inevitabili anche per la salute pubblica.
"Abbiamo osservato che le specie di zanzare catturate nei frammenti di Foresta Atlantica mostrano una chiara preferenza per il sangue umano", ha spiegato Jeronimo Alencar, biologo dell'Istituto Oswaldo Cruz di Rio de Janeiro e autore principale dello studio. Un dato tutt'altro che rassicurante, perché in ambienti teoricamente così ricchi di potenziali "prede" naturali una scelta così netta aumenta notevolmente il rischio di trasmissione di malattie.

Per capire di chi si nutrono davvero le zanzare, i ricercatori hanno lavorato in due aree protette e pesantemente frammentate dalla deforestazione dello stato di Rio de Janeiro. Hanno poi utilizzato delle trappole per catturare gli insetti e, una volta in laboratorio, hanno analizzato solo le femmine con l'addome pieno di sangue. Sono proprio le femmine, infatti, ad aver bisogno di un pasto di sangue per produrre e nutrire le proprie uova e quindi a pungere.
Dal sangue hanno poi estratto il DNA e analizzato un gene che funziona come una sorta di "codice a barre" biologico: ogni specie animale ha il suo e confrontando questi codici con un database, è stato quindi possibile risalire all'animale punto dalla zanzara. Su 1.714 zanzare catturate, appartenenti a decine di specie diverse, solo 145 avevano appena mangiato e, di queste, in 24 casi è stato possibile identificare la fonte del sangue. Risultato? Ben 18 su 24 erano esseri umani.
Le altre avevano punto anfibi, uccelli, probabilmente un cane, e un roditore. In alcuni casi, una singola zanzara aveva punto più specie diverse, mescolando quindi sangue umano a quello di altri animali. Questi numeri, a dire il vero, non bastano per trarre conclusioni definitive (da un punto di vita statistico il campione non è grandissimo), tuttavia offrono un importante spunto di riflessione che mette in relazione declino della biodiversità, comportamento delle zanzare e salute umane.

Anche il motivo di questa "preferenza" non è semplice o automatico da spiegare. "Il comportamento delle zanzare è complesso", ha infatti sottolineato Alencar. Alcune specie hanno per esempio preferenze innate, ma secondo gli autori contano moltissimo anche la disponibilità e la vicinanza degli ospiti. E quando la foresta si frammenta e molti animali selvatici scompaiono o si riducono, le zanzare sono costrette a cercare alternative. E l'alternativa più facile – quasi sempre – siamo noi.
Il problema è che in queste regioni le zanzare possono trasmettere virus pericolosi come febbre gialla, dengue, Zika, chikungunya e Mayaro, malattie che rappresentano una seria minaccia per la salute umana. Capire su quali animali si nutrono le zanzare è quindi fondamentale per prevedere e prevenire nuove epidemie. "Questo ci permette di pianificare azioni di sorveglianza e prevenzione mirate", ha concluso Alencar.
Allargando quindi lo sguardo, proteggere gli ecosistemi naturali e la biodiversità potrebbe rivelarsi molto utile anche per offrire maggiori alternative agli insetti, ridurre il numero di punture sugli esseri umani e contrastare anche la diffusione delle pericolose malattie trasmesse dalle zanzare. Non è naturalmente automatico, né così semplice. Serviranno ulteriori studi, ma potremmo avere un motivo in più per proteggere la biodiversità.