
Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, l’arrivo della primavera non porta solo i primi fiori, il ritorno degli uccelli migratori e quello degli insetti, ma anche una buona notizia: Nina, la giovane orsa diventata simbolo di speranza per il futuro dell'orso bruno marsicano, ha superato il suo primo inverno e si è svegliata.
La sua storia è iniziata meno di un anno fa, quando è stata trovata sola lungo una strada nella zona di Pizzone, in Molise. Era ancora una cucciola di pochi mesi, troppo piccola per sopravvivere senza la madre. In questi casi, i tecnici del parco devono prendere una decisione difficile: intervenire oppure lasciare che la natura faccia il suo corso. Ma dopo giorni di osservazione a distanza, utili a verificare se la madre fosse ancora nei paraggi, si è capito rapidamente che Nina era davvero sola.
La storia di Nina, tra recupero, riabilitazione e ritorno in natura

A quel punto, per evitare che morisse di fame o investita, è stata recuperata e trasferita al centro di recupero per la fauna selvatica di Pescasseroli. Qui è iniziata la lunga e delicata fase di riabilitazione. Gli operatori e gli esperti del Parco hanno limitato al minimo il contatto umano, per evitare che si abituasse troppo agli esseri umani, e hanno fatto di tutto per crescerla con unico obiettivo: renderla un orsa in grado di sopravvivere da sola in natura una volta liberata.
Il momento più atteso è arrivato lo scorso dicembre, quando Nina è stata finalmente liberata in natura. L'orsetta, ormai cresciuta, è tornata così a esplorare i boschi del Parco da sola, sempre sotto lo sguardo attento, ma discreto, dei guardiaparco e dei Carabinieri Forestali. Per seguirla senza disturbarla, è stata dotata di un radiocollare che trasmette costantemente la sua posizione. È uno strumento essenziale per monitorare i suoi spostamenti e intervenire rapidamente in caso di necessità.
Pochi giorni dopo la liberazione, Nina è poi entrata in ibernazione, la fase che comunemente chiamiamo letargo e in cui il metabolismo rallenta drasticamente. Durante questi mesi, gli orsi non dormono profondamente come si potrebbe pensare, tuttavia, anche se possono riattivarsi brevemente, non mangiano né bevono e sopravvivono grazie alle riserve di grasso accumulate in autunno. È un adattamento evolutivo che permette di superare l'inverno, quando il cibo scarseggia.
Il risveglio dopo il primo inverno da sola nei boschi
Ora, con l'arrivo delle prime giornate miti, qualcosa è cambiato. Le impronte fresche sulla neve trovate dai guardiaparco raccontano che Nina si è svegliata. È uscita dalla tana che aveva scelto autonomamente e ha iniziato a muovere i primi passi nella nuova stagione. È un segnale positivo e molto importante: significa che è riuscita a superare indenne il suo primo inverno completamente da sola e senza alcun aiuto.
Non è ancora del tutto attiva. Le temperature restano basse e Nina alterna brevi uscite esplorative non troppo lontano dalla sua tana a nuovi momenti di riposo, in una sorta di "risveglio graduale" tipico degli orsi bruni. Ma il processo è ormai avviato: la bella stagione è cominciata e ora, a circa un anno di età, Nina si trova davanti alla fase più delicata della sua vita.
Adesso dovrà imparare a cercare cibo, evitare i pericoli e costruire una propria indipendenza, condividendo il proprio territorio con altri animali, come lupi e orsi, ma anche e soprattutto con gli esseri umani. Strade e centri abitati sono parte integrante dell'areale dell'orso bruno marsicano ed qui che si gioca buona parte del suo futuro: gli investimenti stradali e le incursioni nei paesi, sono le minacce principali per la sua sopravvivenza e per il suo "status" di orsa libera.
Inizia ora la fase più delicata e importante

Guardiaparco ed esperti continueranno a seguirla e a intervenire, se necessario, per garantire la sua sicurezza. Anche perché nel frattempo Nina è diventata il nuovo simbolo della conservazione dell'orso bruno marsicano, una sottospecie unica al mondo, che vive solo in questa porzione dell’Appennino centrale e conta poche decine di individui, circa una sessantina. Ogni cucciolo che riesce a sopravvivere – soprattutto se femmina – rappresenta un tassello fondamentale e decisivo per il futuro della popolazione.
Non saranno però solo gli addetti ai lavori a seguire con attenzione – e un pizzico di apprensione – le sue sorti, ma anche il pubblico. Come era infatti già capitato con Bambina, Amarena, Juan Carrito e tanti altri orsi prima di lei, su Nina ci sono gli occhi di tutti, sia perché la storia di un'orfana è inevitabilmente coinvolgente e carica di incertezze, ma soprattutto perché in mezzo a tante difficoltà e molte altre storie finite male (anche nel recente passato), in lei sono ora racchiuse buona parte delle speranze e delle aspettative sulle nostre capacità di tutelare l'orso marsicano.
Se riusciamo a "salvare" Nina e ad assicurarle una vita lunga in natura, forse possiamo allora davvero sperare in un Appennino ancora selvaggio e in cui vagano questi plantigradi così preziosi e unici. Per ora, Nina sta bene. E anche se il suo percorso è ancora lungo e pieno di incognite, il fatto che abbia superato il primo inverno e sia tornata a muoversi nel bosco è già un piccolo, grande successo.