
C'è qualcosa di quasi comico nell'immagine: un gabbiano che si avvicina a una scatola piena di patatine fritte, la scruta, ci pensa su, e poi se ne va. Non perché qualcuno l'abbia scacciato o perché abbia paura di un essere umano. Ma perché sulla scatola ci sono due occhi stampati. Eppure funziona, almeno nella metà dei casi.
Il gruppo di ricerca guidato da Laura Kelly e Neeltje Boogert, che studiano il comportamento dei gabbiani in Cornovaglia, in Inghilterra, ha infatti dimostrato che applicare un paio di occhi finti sulle confezioni di cibo basta a scoraggiare i gabbiani reali nordici (Larus argentatus) e a ridurre significativamente i tentativi di furto. I risultati dello studio sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Ecology and Evolution.
Perché gli occhi fanno paura (anche quando non sono veri)

Gli occhi non servono solo per guardare. Per molte specie, sono dei segnali visivi: indicano la presenza di un predatore, comunicano le intenzioni, segnalano che hai un mirino puntato addosso. Il contatto visivo frontale in natura significa infatti quasi sempre una cosa sola: qualcuno ti sta guardando, e potrebbe mangiarti. Questa risposta è probabilmente innata, istintiva. Non si impara e non si eredita.
Ed è proprio questo che la rende così resistente all'esperienza individuale: un gabbiano che vive in un porto turistico da anni, abituato alle persone, ai rumori, ai sacchetti abbandonati, continua comunque a reagire a uno sguardo diretto rallentando l'avvicinamento al cibo. Kelly e Boogert avevano già documentato questo effetto in una ricerca precedente. Il nuovo studio ha fatto un passo in più: e se gli occhi fossero solo stampati su una scatola?
Il test con il cibo da asporto

Il protocollo era semplice. Due scatole di cibo da asporto posizionate a due metri di distanza a terra, una con occhi applicati sulla superficie, una senza. I gabbiani potevano scegliere liberamente. Il risultato: gli uccelli erano più lenti ad avvicinarsi alle scatole con gli occhi, e meno inclini a beccarle. Non era una differenza marginale, ma una tendenza evidente e costante nei diversi individui coinvolti.
Il punto più interessante arriva però da una seconda parte dello studio. I ricercatori hanno voluto capire se l'effetto si esauriva nel tempo e se i gabbiani, dopo diverse prove, capissero di essere stati ingannati. Hanno così ripetuto l'esperimento per tre volte consecutive coinvolgendo sempre gli stessi trenta individui. Circa la metà non ha mai beccato la scatola con gli occhi stampati sopra. L'altra metà si è invece adattata abbastanza rapidamente: due comportamenti differenti in base ai diversi individui.
Non solo gabbiani: il principio funziona più spesso di quanto pensiamo

L'idea di usare occhi finti come deterrente non nasce in realtà da questo studio. In Botswana, per esempio, ricercatori hanno provato a proteggere il bestiame dipingendo coppie di occhi sulle groppe dei bovini per ridurre gli attacchi di leoni e leopardi. Durante lo studio, 19 animali sono stati uccisi dai predatori, ma nessuno apparteneva al gruppo con gli occhi dipinti, che ha subito meno attacchi anche rispetto alle mucche con semplici croci o senza segni.
In alcune zone dell'India, invece, allevatori e agricoltori indossano maschere finte dietro la testa per scoraggiare gli attacchi alle spalle da parte delle tigri. Lo stesso principio è anche dietro gli occhi finti presenti sulle ali di molte farfalle e falene o sulla la nuca di alcuni uccelli, come nella civetta nana. La variabile è sempre la stessa: la presenza percepita di uno sguardo cambia il comportamento, anche quando non c'è nessuno a guardare davvero.
La metà che non si lascia ingannare

C'è però una domanda a cui lo studio non ha ancora risposto: perché metà dei gabbiani non risponde all'effetto occhi? Non è una piccola percentuale di individui particolarmente coraggiosi o che si abituano: è esattamente la metà. Una soglia che suggerisce qualcosa di più strutturale, non casuale. Kelly ipotizza che lo stesso divario valga anche per gli esseri umani. Le immagini di occhi umani hanno infatti dimostrato di ridurre i furti di biciclette, aumentare le donazioni, rafforzare i comportamenti onesti in contesti pubblici.
Ma non funzionano su tutti. La sensazione di essere osservati modifica la condotta solo in chi ha una certa risposta al giudizio sociale e quella risposta, evidentemente, non è universale. Il passo successivo sarà testare il sistema in condizioni più vicine alla realtà, con i venditori ambulanti, con le scatole in circolazione, con i gabbiani che passano davanti agli stessi occhi ogni giorno. Forse abbinato ad altri deterrenti, come urlargli contro, altra "scoperta" dello stesso gruppo di ricerca.
Gli occhi finti, da soli, non risolveranno il problema dei furti di cibo da parte dei gabbiani. Ma l'idea che milioni di anni di evoluzione anti-predatore possa ancora intimorire un gabbiano, spaventato da una scatola di cartone che lo "guarda", ha qualcosa di ironico e di affascinante allo stesso tempo. La paura non sa sempre distinguere il reale dall'immaginario. E quanto pare vale sia per noi che per i gabbiani.