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18 Dicembre 2025
15:07

Come i fotografi senza scrupoli hanno causato la sparizione di una rarissima rana a rischio estinzione in India

In India la "galaxy frog", una rarissima rana dai colori che ricordano un cielo stellato, è scomparsa da uno dei pochi siti in cui ancora sopravvive. Fotografi naturalistici poco etici e a caccia dello scatto più "bello" hanno distrutto l'habitat e maneggiato le rane fino a farle sparire.

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La rana Melanobatrachus indicus vive solo in una piccola parte dell’India, è conosciuta anche come "galaxy frog" ed è tra le specie più minacciate al mondo. Foto di K.P. Rajkumar via ZSL

Per raccontare il declino della biodiversità, a volte basta semplicemente seguire le tracce di ciò che non c'è più. E la brutta storia che arriva dai monti dei Ghati occidentali, una delle aree più ricche di biodiversità dell'India, è una delle più spiacevoli e assurde degli ultimi anni: una minuscola e bellissima rana dai colori quasi irreali – il cui nome scientifico è Melanobatrachus indicusè scomparsa da un luogo in cui, fino a pochi anni fa, viveva nascosta e al sicuro sotto tronchi in decomposizione.

E secondo un nuovo studio, pubblicato su Herpetology Notes da un team di ricercatori e conservazionisti della Zoological Society of London (ZSL), a causare questa misteriosa sparizione non sarebbero stati bracconieri, collezionisti o malattie, ma qualcosa di molto più vicino a noi: il turismo fotografico non regolamentato. Fotografi naturalisti decisamente poco etici e a caccia dello scatto più "bello" hanno così causato la sparizione di una delle popolazioni di rane più minacciate del pianeta.

Una rana che sembra venire dallo spazio

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La specie è così "unica" da un punto di vista evolutivo da essere inserita nel programma EDGE della ZSL. Foto da Wikimedia Commons

La rana Melanobatrachus indicus è conosciuta in inglese anche come "galaxy frog", per via delle piccole macchie azzurre sul suo corpo scuro che ricordano un cielo stellato. Si tratta di un anfibio minuscolo, l'unica specie vivente del suo genere, che misura appena tra i 2 e i 3,5 centimetri. Vive esclusivamente nelle foreste montane del sud delle catena montuosa dei Ghati e in nessuna altra parte del mondo, dove passa gran parte del tempo nascosta sotto sassi e tronchi marcescenti, in microambienti umidi e delicatissimi.

Per via del suo aspetto, dei colori brillanti – ventre e petto sono di un arancio molto intenso – e della sua rarità è una delle specie di rane più affascinanti al mondo, ma anche una di quelle più vulnerabili. Proprio per questo, è inserita nel programma EDGE of Existence, acronimo che sta per Evolutionarily Distinct and Globally Endangered, un'iniziativa di ricerca e conservazione sviluppata dalla ZSL e incentrata sulle specie "evolutivamente uniche" e a maggior rischio estinzione.

La distruzione delle foreste per far posto a coltivazioni come tè e caffè aveva già portato la specie a essere classificata come "In pericolo" nella Lista Rossa della IUCN, ma una recente revisione l'ha riclassificata "solo" come "Vulnerabile", ma in ogni caso le popolazioni conosciute restano pochissime e frammentate: solo tre siti noti in tutto l'areale.

La scomparsa improvvisa da uno dei pochi sito di studio

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Uno dei pochi siti in cui viveva questa specie disturbato e distrutto dai fotografi. Foto da Rajkumar et al., 2025

All'inizio del 2020, i ricercatori che studiano e cercano di salvare questa specie sul campo avevano perciò festeggiato la scoperta di alcuni individui – per la precisione sette – in una nuova località. Tuttavia, tornando nello stesso posto tra agosto 2021 e maggio 2022, la situazione era cambiata radicalmente. Le rane non c'erano più e i tronchi sotto cui vivevano era stati capovolti, con la vegetazione tutta intorno che appariva evidentemente calpestata e distrutta.

Inizialmente, i ricercatori hanno sospettato che potesse essere stato un predatore, ma qualcosa in quella "scena del crimine" non tornava. Poi, un informatore anonimo ha raccontato che, tra giugno 2020 e aprile 2021, l'area era stata meta di diversi gruppi di fotografi naturalisti. E così, per trovare e immortalare la rana, i fotografi avrebbero sollevato i tronchi e disturbato ripetutamente il sito, distruggendo di fatto il microhabitat essenziale per la sopravvivenza di questi anfibi.

Ironia della sorte, nel 2021 lo stesso team aveva pubblicato anche un vero e proprio "piano di sopravvivenza" per proteggere la specie e ripristinare il suo habitat, ma evidentemente non è bastato. La sparizione da uno dei siti monitorati dimostra infatti quanto queste misure siano ancora inefficaci e sempre urgenti.

Quando la fotografia naturalistica fa danni enormi

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I fotografi hanno disturbato, raccolto e danneggiato le rane e il sito fino a farle sparire. Foto di Benjamin Tapley via ZSL

Secondo le testimonianze raccolte dai ricercatori, durante le numerose sessioni fotografiche sarebbero stati usati flash, luci intense e più fotografi avrebbero persino raccolto maneggiato gli stessi individui a mani nude, senza guanti, aumentando il rischio di trasmissione di patogeni e malattie. Per una rana così piccola, con una pelle sottilissima e permeabile, l'esposizione alla luce artificiale, mani calde e patogeni può causare stress, disidratazione e persino la morte.

Gli autori dello studio parlano perciò di un campanello d'allarme da non sottovalutare: una specie rarissima può scomparire anche senza rumore, semplicemente perché il suo ambiente viene disturbato troppe volte. Si tratta di un fenomeno purtroppo ben noto, anche se ancora sottovalutato. Con l'avvento dei social e con le attrezzature fotografiche sempre più accessibili, negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente i fotografi naturalisti, inclusi quelli poco etici e consapevoli.

Naturalisti, biologi e fotografi naturalisti professionisti conoscono bene questo triste fenomeno in costante aumento. Pur di ottenere lo "scatto perfetto" da pubblicare on-line, alcuni fotografi si avvicinano troppo agli animali, disturbano i nidi, usano esche e – nei casi più eclatanti – arrivano anche a catturare o manipolare gli animali per disporli nella posizione desiderata e comporre la scena più "instagrammabile". C'è persino chi uccide e "congela" gli insetti su fiori e fili d'erba. Proprio per questo, molti ricercatori non condivido i siti in cui vivono specie rare.

Servono più regole e maggiore consapevolezza

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La fotografia naturalistica è uno strumento indispensabile per la conservazione, ma servono codici e regole più stringente e maggiore consapevolezza

Il messaggio dei ricercatori non è naturalmente una condanna della fotografia naturalistica in sé. Al contrario, se praticata con attenzione, può essere uno strumento molto prezioso e aiuta a documentare la presenza delle specie, a studiarne il comportamento e a farle conoscere al grande pubblico. Ma senza regole chiare può trasformarsi in una minaccia molto seria. Molti concorsi fotografici in tutto il mondo, infatti, non accettano per esempio foto ai nidi degli uccelli o altri scatti evidentemente ottenuti disturbando gli animali.

La maggior parte dei fotografi naturalisti rispetta queste e altre regole di buon senso per ridurre il proprio impatto quando si fotografa, tuttavia secondo gli autori dello studio, servono codici etici più rigorosi, guide formate, sanzioni per chi viola le regole e una maggiore consapevolezza da parte di chi organizza e promuove viaggi fotografici. Come ricordano i ricercatori, una bella immagine può ispirare curiosità e protezione, ma quel momento perfetto non dovrebbe mai avere un costo per il benessere dell'animale o per il suo habitat.

La fotografia naturalistica rimane uno strumento indispensabile per la conservazione e la tutela della biodiversità. Tuttavia, questa brutta storia un esempio concreto di come anche le attività animate dalle migliori intenzioni possano avere conseguenze enormi se non sono gestite con rispetto e conoscenza. Osservare, immortalare e apprezzare la natura significa anche accettare dei limiti. Perché fotografare una specie rara oggi, se fatto nel modo sbagliato, può contribuire a trasformarla in un triste ricordo domani.

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