
La lunga saga della Sfattoria degli ultimi , il santuario per animali alle porte di Roma, ha per protagonisti unici gli animali che lì hanno sempre vissuto. A loro bisogna badare, mentre chi di dovere valuterà la responsabilità dal punto di vista legale di quello che è accaduto. La trafila giudiziaria va infatti avanti, dopo che nel giugno 2025 la struttura che ospita più di 300 animali, tra cui molti suidi, è stata sequestrata per motivi ingienico-sanitari dopo che sono state riscontrate diverse criticità e anche la presenza di una discarica abusiva.
Gli animali della Sfattoria versavano in gravi condizioni: cosa era stato riscontrato
In particolare erano state indicate come gravi le condizioni in cui si trovavano i numerosi maiali, cinghiali e ibridi delle due specie che l'Asl Roma 1 e i Carabinieri forestali avevano trovato in condizioni non adeguate alle loro necessità, riferendo che erano detenuti in spazi limitati e anche privi di acqua e cibo. Anche le associazioni di tutela degli animali come la Lav avevano sottolineato che gli animali erano in pessime condizioni, impegnandosi per contribuire a far sì che il destino degli individui detenuti in quelle condizioni non portasse come conseguenza estrema il loro abbattimento. La Lav, in particolare, così aveva descritto la situazione all'interno della Sfattoria: "Le testimonianze raccolte delineano una situazione molto grave con animali denutriti, in sovrannumero e detenuti in condizioni non adeguate che, nel giugno 2025, portano noi associazioni a denunciare per maltrattamento la responsabile e quindi al sequestro di tutti gli animali. Solo in quel momento è stato possibile per noi associazioni entrare al rifugio e constatare le condizioni degli animali. Fino ad allora, infatti, diversi volontari che già operavano nel rifugio e cercavano di ottenere un miglioramento erano stati allontanati. Solo l’ASL che accedeva per operare la vigilanza sanitaria aveva contezza di quanto accadeva all’interno del rifugio.
Il ruolo delle autorità nella gestione della Sfattoria
Il custode giudiziario del santuario alle porte della Capitale è il Comune di Roma relativamente agli animali domestici tra cui ci sono gatti, cani e asini mentre la Regione si occupa della fauna selvatica, ovvero appunto dei circa 180 cinghiali e ibridi della Sfattoria. A distanza però di quattro mesi dal sequestro proprio le associazioni animaliste avevano denunciato l'assenza delle istituzioni, in particolare della Regione, con un comunicato congiunto: "Da quel momento, i volontari delle sedi locali delle associazioni LAV, LNDC Animal Protection e ENPA hanno garantito costante presenza all’interno della Sfattoria per accudire gli animali, ottenendo l’autorizzazione a fornire un supporto nella attività di custodia operativa. In pochi mesi alcune delle numerose prescrizioni impartite dalla ASL Roma 1 ai custodi giudiziari sono state eseguite, tra cui la sterilizzazione dei felini e dei suini da parte dei veterinari incaricati dal Comune di Roma. Tuttavia, se il Comune si è fatto parzialmente carico, oltre che delle sterilizzazioni, anche della fornitura di mangime e dell’attuazione di alcuni lavori per migliorare la struttura, la Regione è stata completamente assente. Noi associazioni ci siamo pertanto ritrovate a doverci fare carico dell’acquisto di mangime, attrezzature e materiali per la costruzione delle recinzioni, per un totale di oltre 25 mila euro".
Ora proprio l'ente regionale ha pubblicato un avviso sul sito ufficiale in cui cerca manifestazioni di interesse per la cessione di questi animali: "Si rende noto che la Regione Lazio intende cedere i cinghiali presenti nella struttura oggetto di sequestro giudiziario denominata ‘Sfattoria degli Ultimi'. Tali animali, molti dei quali ibridi e nati in cattività, hanno manifestato comportamenti di marcata confidenza nei confronti del personale volontario; molti, probabilmente, non sono più in grado di condurre vita autonoma, essendo abituati al contatto dell’uomo ma possono essere ceduti e ospitati presso strutture/soggetti in grado di occuparsene, provvedendo a vita al loro mantenimento".
In prima fase la custodia era stata affidata solo alle associazioni di protezione animale, ora la Regione si rivolge anche a soggetti pubblici o privati che possono ospitare gli animali, dimostrando però di avere determinati requisiti e che sono disposti però a caricarsi anche dei costi di trasporto. Nel documento ufficiale, infatti, è scritto che "per la fauna selvatica, si stanno cercando soggetti/strutture, già abilitate alla detenzione della fauna selvatica ai sensi della normativa vigente, in grado di accoglierli, tutti o una parte, senza oneri per la Regione Lazio; saranno privilegiati coloro che garantiscono migliori spazi e condizioni di vita per gli animali. In considerazione degli aspetti legati al benessere animale, la cessione degli animali potrà avvenire esclusivamente per tragitti con distanze non superiori a 500 km dal sito di ritiro degli animali … Anche le spese di trasporto verso la destinazione finale sono a carico del concessionario".
La Sfattoria degli Ultimi era salita agli onori della cronaca nell'agosto del 2022 quando a causa della peste suina si era temuto che gli animali potessero essere eliminati a fronte delle ordinanze di abbattimento che erano state emanate. Ci fu un movimento pubblico molto forte per proteggere la struttura e i suoi ospiti, con in prima fila Paola Samaritani, la fondatrice, che era diventata un personaggio simbolico della lotta alla tutela degli animali. Ma proprio lei poi si è ritrovata al centro delle polemiche per il risvolto che le cose hanno preso all'interno della Sfattoria, ovvero le condizioni in cui gli "ospiti" sono stati trovati.