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8 Gennaio 2026
17:45

Chi sono le “pulci dei ghiacciai”, i minuscoli artropodi che vivono sotto zero

Minuscoli artropodi parenti degli insetti, le “pulci dei ghiacciai” sono collemboli specializzati a vivere sul ghiaccio e sotto zero. Tuttavia, il riscaldamento globale minaccia questi piccoli animali ancora in gran parte sconosciuti.

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la "pulce dei ghiacciai" Desoria saltans. Foto di Barbara Valle – CollembolICE

Tra i ghiacciai e sulle cime più alte delle montagne, dove il ghiaccio e la neve restano per gran parte dell'anno e le temperature scendono stabilmente sotto lo zero, vive un universo animale in miniatura e quasi invisibile. Tra i suoi abitanti ci sono le cosiddette "pulci dei ghiacciai", piccoli artropodi che, nonostante il nome, non sono vere pulci, ma appartengono a un gruppo molto più particolare: i collemboli.

I collemboli sono artropodi terrestri a sei zampe e parenti stretti degli insetti, anche se non sono insetti in senso stretto. Sono minuscoli, lunghi in media poco più di un millimetro, senza ali e diffusi praticamente in tutti gli ambienti terrestri del pianeta, dai suoli delle foreste ai deserti. Alcune specie, però, si sono spinte fin dove pochissimi altri esseri viventi riescono a vivere: sui ghiacciai, a contatto diretto con il ghiaccio.

È proprio per questa straordinaria capacità di sopravvivere a temperature sotto lo zero, spesso anche inferiori a -5 o -10 °C, che alcune specie vengono chiamate "pulci dei ghiacciai". Vivono quasi esclusivamente su ghiacciai, nevai perenni e sulle cime dove la presenza di ghiaccio è costante e al di fuori di questi ambienti non riescono a sopravvivere. A studiarle in Italia è il gruppo di ricerca dell'Università di Siena chiamato CollembolICE, che da anni si occupa di esplorare, monitorare e raccontare la biodiversità nascosta di questi collemboli.

Caratteristiche e aspetto delle "pulci dei ghiacciai"

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I collemboli sono un gruppo di microscopici artropodi diffusi in tutti gli ambienti terrestri. In foto Tetrodontophora bielanensis, che con i suoi 8 mm di lunghezza è la specie più grande d’Europa

Come tutti i collemboli, anche le pulci dei ghiacciai sono artropodi molto piccoli e privi di ali. Il loro corpo è allungato o leggermente tozzo, e presenta una caratteristica struttura terminale chiamata furca, una sorta di "forcella" ripiegata sotto l’addome che funziona come un organo "a molla" di salto. Grazie alla furca, questi animali possono infatti compiere balzi impressionanti, fino a 300 volte la lunghezza del loro corpo. È anche da questo comportamento che deriva il paragone con le pulci, che invece sono insetti.

Le specie strettamente legate ai ghiacciai sono tante e molto diverse, ma si distinguono spesso per la colorazione scura, tendente al nero o al blu molto scuro. Questa pigmentazione non è infatti casuale e aiuta ad assorbire il calore del sole, un adattamento fondamentale in ambienti freddissimi. Inoltre, studi recenti del gruppo CollembolICE suggeriscono che queste specie abbiano adattamenti fisiologici specifici, come la capacità di resistere al congelamento dei tessuti o di produrre sostanze "antigelo" che proteggono le cellule dai danni del freddo estremo.

Un'altra caratteristica tipica è la tendenza a formare grandi aggregazioni sulla superficie del ghiaccio, visibili talvolta come piccole macchie scure sulla neve. Non vanno però confuse con altre specie di collemboli che possono comparire sulla neve a quote più basse, sotto il limite degli alberi: le vere pulci dei ghiacciai vivono esclusivamente in questi ambienti estremi.

Dove vivono e cosa mangiano le "pulci dei ghiacciai"

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Le "pulci dei ghiacciai" vivono con diverse specie esclusivamente su ghiacciai, nevai perenni e cime, sia sulle Alpi che in Appennino. Foto da Valle et al., 2025

Le pulci dei ghiacciai vivono direttamente sulla superficie dei ghiacciai o negli strati più superficiali della neve e del ghiaccio. Qui trovano microambienti sorprendentemente ricchi di vita microscopica. In Italia, sono presenti con numerose specie – alcune scoperte e descritte solo negli ultimi anni dai ricercatori di CollembolICE – sia sulle Alpi che in Appennino. Anche se a prima vista un ghiaccio può sembrare sterile e privo di esseri viventi, in realtà ospita alghe, batteri, funghi e altri microrganismi che formano la base della catena alimentare glaciale.

Questi collemboli si nutrono infatti principalmente di alghe e funghi microscopici che crescono sul ghiaccio, di batteri e di detriti organici trasportati da acqua e vento. In questo modo svolgono un ruolo ecologico importante, contribuendo al riciclo della materia organica in uno degli ambienti più estremi del pianeta. La loro stessa esistenza è la dimostrazione di come i ghiacciai non siano solo masse di ghiaccio, ma veri e propri ecosistemi, complessi e delicati, ancora in gran parte sconosciuti.

La dipendenza dai ghiacciai e la minaccia dell'estinzione

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I ghiacciai si stanno sciogliendo a causa del riscaldamento globale e con loro scompaiono anche questi piccoli collemboli

Le pulci dei ghiacciai sono probabilmente gli animali terrestri che, più di tutti, dipendono direttamente dall'esistenza dei ghiacciai. Se il ghiaccio scompare, scompare anche il loro unico habitat. Per questo motivo il riscaldamento globale rappresenta una minaccia enorme per questi piccoli artropodi. Lo scioglimento accelerato dei ghiacciai d'alta quota riduce anno dopo anno gli spazi vitali disponibili, frammenta le popolazioni e può portare rapidamente all'estinzione locale – o totale – di questi minuscoli animali.

Dal punto di vista scientifico e conservazionistico, però, il problema è ancora più complesso: sappiamo infatti pochissimo sulle pulci dei ghiacciai. Molte specie sono state scoperte già nell'800, ma per decenni sono rimaste quasi del tutto ignorate. Solo negli ultimi anni, grazie proprio agli studi di gruppi come CollembolICE, si è tornati a studiarle in modo approfondito. Il loro stato di conservazione effettivo, tuttavia, è in gran parte sconosciuto, così come la reale distribuzione e la diversità presente sui ghiacciai italiani ed europei.

La sfida oggi è quindi duplice: da un lato scoprire ciò che ancora non conosciamo di questi minuscoli artropodi, dall'altro provare a conservare ciò che resta dei loro habitat. Come sottolineano i ricercatori di CollembolICE, serve la collaborazione di chi frequenta le montagne e ha a cuore la biodiversità alpina. Perché insieme al ghiaccio, rischia di scomparire anche un intero mondo vivente, piccolo ma fondamentale, che racconta meglio di molti altri gli effetti concreti dei cambiamenti climatici.

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