
Sul fiume Magdalena prendono il sole centinaia di ippopotami. Ad essere precisi, secondo quanto da poco reso noto da fonti locali, ben 220 esemplari. Fanno quello che questo grande mammifero fa solitamente: trascorrono molto tempo in acqua e, essendo animali piuttosto territoriali e stanziali che vivomoe in gruppi di dimensioni variabili e aumentano le proprie attività durante gli orari notturni, trascorrono le ore più calde riposando.
Cosa c'è di strano che quello che è considerato il terzo mammifero terrestre per dimensioni dopo elefanti e rinoceronti viva la vita secondo le sue abitudini? Nulla, a parte che quegli animali sul fiume Magdalena, in Colombia, non dovrebbero proprio esserci. Gli ippopotami, infatti, si trovano solo nei pressi dei fiumi della savana africana e nei principali corsi d'acqua dell'Africa centrale. Almeno fino a quando Pablo Escobar, il "signore della droga", non decise di portare quattro esemplari nella sua fattoria zoo, nota con il nome "Hacienda Napoles".
Gli animali di Pablo Escobar
Escobar non si occupava solo del commercio di sostanze stupefacenti e di altre attività illegali ma aveva una grande passione: gli animali, soprattutto quelli esotici e selvaggi che voleva intorno a sé, alla sua famiglia e agli amici e "colleghi di affari" che invitava nella grande proprietà che si trovava a metà strada tra Bogotà e Medellin.
Il suo zoo ospitava diverse specie tra cui elefanti, giraffe e appunto quattro esemplari di ippopotamo, tre femmine e un maschio, noti come "gli ippopotami della cocaina". Quando il signore della droga fu ucciso dalla polizia nel 1993, tutti gli individui presenti nel suo lussuoso ranch furono trasferiti in diversi zoo, tranne gli ippopotami a causa delle difficoltà incontrate nel trasporto. Gli ippopotami di Escobar hanno così iniziato a impossessarsi delle campagne vicine al ranch e le persone del posto, non avendo mai visto un animale simile, hanno cominciato a segnalare la loro presenza al Ministero dell'Ambiente, soprattutto per i danni causati all'agricoltura e agli allevatori del posto.

Gli ippopotami invasivi e le decisioni del governo colombiano
Da allora di anni ne sono passati tanti e gli ippopotami, privi di predatori naturali, hanno continuato a riprodursi fino a costituire una popolazione che ad oggi, appunto, conterebbe 220 individui. Essendo una specie alloctona, fondamentalmente l'ippopotamo si trova a vivere in un ambiente nuovo "perfetto", in cui non vi sono "nemici" e dunque a crescere e proliferare. E il caso degli ippopotami della cocaina è diventato un affare di Stato che ancora non ha trovato soluzione, tra pratiche di sterilizzazione mai andate del tutto a buon fine e ogni tanto annunci di abbattimento cui la comunità locale, in gran parte, si ribella.
Secondo uno studio pubblicato nel 2020 su Biological Conservation, l'ippopotamo in Colombia è stato considerato negli ultimi decenni il più grande animale invasivo al mondo. I ricercatori hanno sviluppato dei modelli per stimare come sarebbe cresciuta la popolazione e che aree avrebbe occupato. Le previsioni dei modelli avevano destato molta preoccupazione: i ricercatori infatti avevano suggerito che, se non si procedeva all'abbattimento degli individui, la popolazione sarebbe continuata ad aumentare in maniera costante, così come ha fatto negli ultimi 20 anni.
Il governo colombiano ha così deciso di sterilizzare più individui possibile per evitare che si continuassero a riprodurre. La società Cornare, che si occupa di protezione ambientale, aveva anche munito le autorità di un contraccettivo, chiamato GonaCon, da iniettare mediante dardi in tre dosi differenti, un metodo già sperimentato e andato a buon fine sui canguri in Australia.

Ad oggi, però, le cose non sono cambiate e si ritorna puntualmente a parlare di questi splendidi animali il cui nome deriva dalla lingua greca: hippopotamos (ἱπποπόταμος) si traduce letteralmente come "cavallo d'acqua". Questo termine in particolare è composto dalle parole hippos (che significa "cavallo") e potamos (che significa "fiume" o "acqua corrente").
I media colombiani continuano a mettere in evidenza i rischi ambientali e sociali nella regione del Medio Magdalena annunciando che sono in aumento, mentre lo Stato non riesce a prendere misure efficaci nonostante le offerte internazionali di trasferimento degli animali. La storia racconta che, effettivamente, sin dai tempi della morte di Escobar l'impreparazione nella gestioni di questi animali è stata totale e forte è stata anche l'ingerenza degli Stati Uniti anche sugli ippopotami, come del resto lo era stata nella lotta al narcotraffico e nel ruolo fondamentale degli agenti della DEA (Drug Enforcement Administration) per la cattura e l’uccisione di Escobar.
Quando gli ippopotami colombiani sono stati riconosciuti negli Usa come persone giuridiche
La storia degli "ippopotami della cocaina" infatti ha dei risvolti significativi anche relativamente ai diritti degli animali in quanto tali, soprattutto quando un tribunale del distretto meridionale dell'Ohio li ha riconosciuti come persone giuridiche. È stata la prima volta nella storia che animali non umani sono stati considerati legalmente "persone". Gli avvocati dell'Animal Legal Defense Fund avevano chiesto infatti al tribunale federale di Cincinnati di riconoscere loro questo status per evitare proprio che fossero abbattuti o sterilizzati con metodi poco sicuri.
Dopo aver accolto le istanze animaliste, supportate in tribunale da due esperti di fauna selvatica, la giudice federale Karen Litkovitz aveva dunque concesso agli animali di Escobar questo status. Una decisione, però, che non ha avuto e non ha effetti in Colombia, essendo appunto stata presa da un altro Stato, e che non ha cambiato il dato di fatto che il conflitto uomo animale non è cambiato e anche quello creato da questa specie nei confronti delle altre che si sostanzia in una netta vittoria degli ippopotami su qualsiasi altra creatura vivente in quell'area geografica.
La polemica in Colombia, dunque, non si è mai placata e il Governo da tempo ha deciso che sono una “specie invasiva” ma sempre senza mai trovare una soluzione efficace, tanto che ora si torna a parlare di loro con le accuse rivolte all'attuale presidente Gustavo Petro accusato di non aver saputo gestire le offerte da parte di paesi come Messico, Filippine ed Ecuador che si erano offerti di ospitare gli animali. Ma il motivo per cui ancora non si raggiungono questi accordi pare riguardi sempre le enormi spese che comporterebbero i trasferimenti e il veto arriva puntualmente per lo stesso motivo: l'assenza di permessi statali da parte colombiana.
Una delle ultime indicazioni dal punto di vista legale era stata data dal Tribunale Amministrativo di Cundinamarca che aveva ordinato la graduale eradicazione degli ippopotami nel 2024 e aveva concesso al Governo tre mesi di tempo per stabilire le modalità tra caccia controllata e sterilizzazione. Anche questo processo è stato bloccato e ad oggi si contano solo 35 individui sterilizzati.