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9 Luglio 2025
19:30

Chi era il leone delle caverne, uno dei felini più grandi mai esistiti

Il leone delle caverne o Panthera spelaea era un gigantesco felino preistorico che viveva accanto a Neanderthal e Sapiens. Cacciava grandi prede come i mammut e si estinse circa 13.000 anni fa.

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Pitture rupestri raffiguranti leoni delle caverne e bisonti grotte di Chauvet, in Francia. Foto da Wikimedia Commons

Era enorme, potente e al vertice della catena alimentare. Dominava le vaste pianure glaciali del Pleistocene, dalla Spagna fino alla Siberia. Il leone delle caverne (Panthera spelaea) è uno dei più affascinanti predatori estinti della preistoria, un felide iconico che ha vissuto accanto agli esseri umani per millenni e che ha lasciato tracce non solo nei sedimenti fossili, ma anche nelle prime forme d'arte dell'umanità. Eppure, nonostante fosse un predatore apicale, si è comunque estinto circa 13.000 anni fa, anche se non sappiamo esattamente perché. Scopriamo quindi un po' più da vicino chi era e come viveva questo gigantesco predatore dell'Era Glaciale.

Un predatore che conoscevamo bene

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Una scena di caccia ambientata in Spagna durante l’era glaciale. illustrazione da Wikimedia Commons

Innanzitutto, il leone delle caverne non era un animale che viveva nelle caverne, almeno non più di quanto facciano altri felidi moderni.  Il nome nasce dal fatto che i suoi resti fossili sono stati trovati spesso in contesti carsici, dove le condizioni ambientali favoriscono la loro conservazione, ma anche perché a testimoniarne l'esistenza non sono solo le sue ossa, ma anche le pitture rupestri lasciate dai Sapiens e forse persino dai Neanderthal.

Sì, perché il leone delle caverne è stato contemporaneo dei nostri antenati. Lo si ritrova raffigurato sulle pareti delle grotte di Chauvet, in Francia, con un dettaglio sorprendente: orecchie abbassate, posture dinamiche e gruppi in movimento, quasi come in un'istantanea preistorica. Questo lascia pensare che gli esseri umani dell'epoca lo conoscessero molto bene, lo osservassero, lo temessero e forse – chissà – lo ammirassero anche.

Com'era e quali dimensioni raggiungeva il leone delle caverne?

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Le dimensioni comparate alla nostra specie. Illustrazione da Wikimedia Commons

Immaginate un leone moderno, ma molto più massiccio, più lungo e più alto. Panthera spelaea è stato sicuramente uno dei più grandi felidi mai esistiti sulla Terra, insieme probabilmente ad alcune specie di Smilodon e ad alcune tigri attuali, come la tigre dell'Amur. I maschi adulti potevano superare i 2,5 metri di lunghezza (esclusa la coda) e raggiungere un'altezza al garrese di circa 1,2 metri. Il peso variava tra i 220 e i 350 chili, con alcune stime persino superiori Le femmine erano invece più piccole, ma comunque imponenti.

Il muso era largo, gli arti anteriori molto robusti e ideali per trattenere prede di grandi dimensioni. Il cranio aveva una struttura simile a quella del leone moderno, ma più arcuata, segno di una forza muscolare maggiore. Non aveva la criniera e questo anche dalle rappresentazioni rupestri, che lo raffigurano con una pelliccia corta e uniforme, talvolta con striature o macchie. Anche individui mummificati rinvenuti nel permafrost siberiano lo confermano: il pelo era folto, ma non eccessivamente lungo, adatto al clima freddo, ma anche a uno stile di caccia agile e potente.

Come cacciava il leone delle caverne?

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Cranio di un leone delle caverne esposto al museo di Tolosa, in Francia. Foto a Wikimedia Commons

Non sappiamo con certezza come cacciasse il leone delle caverne, ma per dimensioni, morfologia e confronto con i grandi felidi moderni, è plausibile che fosse un predatore d'agguato, in grado di tendere imboscate a grandi erbivori come renne, cavalli e perfino giovani mammut. Non si esclude che potesse essere sociale e cacciare in gruppo, almeno in alcune particolari circostanze. Le analisi isotopiche dei suoi resti indicano che la sua dieta includeva anche animali di grossa taglia, come i bisonti delle steppe e i giovani rinoceronti lanosi.

Il suo ruolo all'interno degli ecosistemi del Pleistocene superiore era chiaramente quella di un superpredatore al vertice della catena alimentare, in grado di influenzare dall'alto verso il basso tutti gli altri animali che vivevano nel suo stesso ambiente, non solo le sue prede. Panthera spelaea doveva infatti lottare e competere anche con altri predatori al vertice come lupi, iene delle caverne, orsi e – probabilmente – gli esseri umani.

Quando e perché si è estinto il leone delle caverne

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Le scene di caccia raffigurate nelle grotte di Chauvet. Illustrazione da Wikimedia Commons

Il leone delle caverne si è estinto circa 13.000 anni fa, alla fine dell'ultima era glaciale. Le cause della sua scomparsa non sono ancora del tutto chiare, ma i ricercatori ipotizzano una combinazione di fattori. Il cambiamento climatico ha sicuramente ridotto il suo habitat – tundra e steppe -, trasformandolo in boschi e foreste, meno adatte per un predatore di tali dimensioni. Anche la progressiva scomparsa delle sue prede, inoltre, ha ulteriormente favorito il declino di questi e altri predatori dell'epoca.

A tal proposito, potremmo anche aver contribuito noi stessi, mettendo ulteriormente sotto pressione la megafauna ed entrando in competizione con i predatori. Ci sono persino prove che i leoni delle caverne potessero essere cacciati o in qualche modo allontanati dagli insediamenti umani. Alcuni resti mostrano segni di macellazione, anche se è difficile dire con certezza se siano il risultato di una caccia attiva o di un comportamento da "spazzini" su animali già morti.

In ogni caso, sia noi Sapiens che i Neanderthal interagivamo spesso con questi predatori. Oltre che ad averli raffigurati nell'arte rupestre e in alcune sculture in pietra e legno, usavamo la sua pelliccia, i denti e le ossa come ornamenti. L'iconico leone delle caverne non era solo un predatore. Era un vero e propio simbolo di un mondo e di una fauna perduti, in un'epoca in cui non eravamo ancora i dominatori indiscussi del pianeta, ma parte integrante della natura.

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