
Piccoli, allungati e frenetici: donnola ed ermellino sono due predatori molto simili e che spesso vengono confusi. Entrambi appartengono infatti alla famiglia dei mustelidi, lo stesso gruppo di lontre, tassi e faine, e condividono uno stile di vita fatto di caccia solitaria, territori ben difesi e un metabolismo veloce che li costringe a mangiare spesso. Nonostante le somiglianze, però, si tratta di due specie ben distinte, con caratteristiche fisiche, comportamenti e strategie ecologiche ben riconoscibili, soprattutto per chi sa cosa osservare.
Come distinguere donnola ed ermellino: caratteristiche fisiche e habitat

La donnola (Mustela nivalis) è il più piccolo carnivoro terrestre del mondo. Il suo corpo è sottilissimo e leggero e misura in genere tra i 15 e i 25 centimetri, esclusa la coda, e pesa poche decine di grammi. Il mantello è marrone sul dorso e bianco sul ventre, con una linea di separazione piuttosto netta. La coda è corta e priva di macchia scura sulla punta, un dettaglio fondamentale per riconoscerla.
L'ermellino (Mustela erminea), invece, è leggermente più grande e robusto. Può superare i 30 centimetri di lunghezza e ha una coda più lunga, sempre con una punta nera ben visibile, anche quando il resto del corpo cambia colore. Proprio il mantello è un'altra differenza chiave: in molte aree fredde l'ermellino diventa completamente bianco in inverno, lasciando nera solo l’estremità della coda, un adattamento che gli permette di camuffarsi meglio sulla neve.

È però importante sottolineare che anche alcune popolazioni di donnole, in particolare quelle che vivono a latitudini più fredde ed estreme, come in Siberia e Scandinavia, in inverno diventano bianche. Quelle italiane, tuttavia, rimangono marroni tutto l'anno.
Dal punto di vista dell'habitat, entrambe le specie sono abbastanza adattabili. La donnola frequenta campi coltivati, prati, siepi, margini dei boschi e persino aree agricole vicino ai centri abitati. È presente in gran parte d'Europa e praticamente in tutta Italia, dalle pianure alle zone collinari e montane.

L'ermellino predilige ambienti un po' più freschi, elevati e aperti, come brughiere, praterie alpine, zone montane e subalpine. In Europa è diffuso soprattutto alle latitudini più settentrionali e nelle regioni montuose. In Italia è presente soprattutto sulle Alpi e sugli Appennini, ma è generalmente più raro della donnola.
Differenze nelle abitudini e nel comportamento

Donnola ed ermellino condividono uno stile di vita abbastanza simile. Sono animali estremamente attivi, capaci di infilarsi nelle tane delle prede grazie al corpo lungo e flessibile. La loro dieta è composta principalmente da piccoli mammiferi, come topi, arvicole e talpe, ma può includere anche uccelli, rettili, anfibi, insetti e animali molto più grossi di loro, come ratti e conigli.
La donnola è però una specialista della caccia ai piccoli mammiferi. Il suo metabolismo è così rapido che deve infatti mangiare più volte al giorno per sopravvivere e questo la rende una cacciatrice instancabile, attiva sia di giorno che di notte. Non va in letargo e resta attiva anche nei periodi più freddi, rifugiandosi in tane abbandonate o tra i muretti a secco.

L’ermellino, pur avendo abitudini simili, mostra una maggiore flessibilità comportamentale. È in grado di cacciare prede più grandi rispetto alla donnola, come appunto i conigli, e accumula riserve di cibo quando l'abbondanza lo permette. Nei mesi invernali, il cambio di colore del mantello non è solo un dettaglio estetico, ma un vero vantaggio evolutivo che migliora l'efficacia della caccia e riduce il rischio di essere predato.
Anche il comportamento riproduttivo presenta differenze interessanti. L’ermellino è noto per la diapausa embrionale, un fenomeno per cui l’embrione resta “in pausa” per mesi prima di svilupparsi, sincronizzando così la nascita dei piccoli con la stagione più favorevole. Nella donnola questo meccanismo è assente o molto meno marcato a seconda delle popolazioni.
Sulle Alpi, è attivo un progetto di studio tutto italiano sull'ermellino chiamato Ermlin Project e coordinato dall'ecologo Marco Granata.