
Nel Mediterraneo potrebbe nuotare da sempre, ma senza farsi notare. Il cosiddetto capodoglio pigmeo, o cogia di De Blainville (Kogia breviceps), è stato infatti individuato per la prima volta nelle nostre acque anche se nessuno lo ha mai visto. Si tratta di uno dei cetacei più elusivi e misteriosi in assoluto, "cugino" del più grosso e conosciuto capodoglio comune.
A svelarne la presenza non sono stati foto, spiaggiamenti o riprese subacquee, ma il DNA ambientale, una tecnica che sta cambiando il modo in cui studiamo il mare. La scoperta è merito del progetto europeo LIFE-CONCEPUT MARIS guidato da ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e di diversi ricercatori italiani dell'Università di Milano-Bicocca.
Il DNA disperso nell'ambiente svela i segreti del mare

Il DNA ambientale, spesso abbreviato in eDNA, è l'insieme delle tracce genetiche che ogni organismo lascia nell'ambiente in cui vive: cellule, frammenti di pelle, muco, feci. E anche in mare queste tracce restano sospese nell'acqua per un certo tempo. Basta poi raccogliere un campione e analizzarlo in laboratorio per capire quali specie sono passate di lì, anche se nessuno le ha mai viste.
È proprio così che un gruppo di ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca, insieme a ISPRA, Stazione Zoologica Anton Dohrn e Università di Valencia, ha scoperto la presenza di questo piccolo e misterioso cetaceo nel Mediterraneo. Il lavoro rientra nel progetto europeo LIFE CONCEPTU MARIS, che ha utilizzato traghetti di linea come piattaforme di ricerca per raccogliere dati lungo rotte già esistenti.
I ricercatori hanno prelevato campioni d'acqua in centinaia di punti del Mediterraneo centro-occidentale, filtrandoli direttamente a bordo. In totale, per ogni punto sono stati raccolti circa 12 litri d'acqua: una quantità sufficiente per "catturare" il materiale biologico sospeso. Una volta in laboratorio poi, grazie alle tecniche di sequenziamento genetico, sono emerse tracce inequivocabili: il DNA del capodoglio pigmeo era presente in diversi campioni, distribuiti tra il Mar Tirreno e lo Stretto di Gibilterra.
Il capodoglio pigmeo, misterioso abitante dei nostri mari
Il cogia di De Blainville è un cetaceo piccolo, lungo poco più di tre metri, che vive soprattutto in mari tropicali e temperati caldi. È un animale estremamente elusivo e passa gran parte del tempo lontano dalla costa, immergendosi in profondità per cacciare calamari che individua grazie al biosonar, un sistema simile all'ecolocalizzazione. Per questo motivo è rarissimo da osservare in natura, anche nelle aree dove è noto.
Paradossalmente, però, un suo particolare comportamento lo rende però più "visibile" agli strumenti genetici. Quando infatti si sente minacciato, il capodoglio pigmeo può rilasciare una grande quantità di fluido scuro, simile all'inchiostro dei calamari. Questa nube lo aiuta a sfuggire ai predatori, ma è anche ricchissima di DNA. In pratica, mentre scompare alla vista, lascia dietro di sé una traccia genetica molto evidente.
Nel 2022, un video apparentemente "misterioso" e diventato virale mostrava proprio questa comportamento. Girato a Cape Town, in Sudafrica, il video documentava l'attacco l'inseguimento di un'otaria orsina del Capo che inseguiva e attaccava un cogia fino alla riva. Il cetaceo ha usato proprio questo liquido scuro e rossastro per sorprendere e distrarre il predatore e fuggire così all'attacco.
Una presenza costante, anche se invisibile

La distribuzione delle tracce raccolte suggerisce che non si tratti solo di individui di passaggio dall'Atlantico. È più probabile che nel Mediterraneo esista una popolazione stabile, finora semplicemente sfuggita all'osservazione diretta. Alcuni dati genetici fanno pensare addirittura a una sottopopolazione isolata da lungo tempo, con caratteristiche proprie rispetto a quelle atlantiche.
La scoperta, pubblicata sulla rivista Mammal Review, non è quindi solo una curiosità. Ha implicazioni molto concrete anche per la conservazione: dimostrare la presenza di una specie è il primo passo per proteggerla. Per questo i ricercatori propongono anche di includere il capodoglio pigmeo negli accordi internazionali come ACCOBAMS, che tutelano i cetacei del Mediterraneo.
In un mare che pensiamo di conoscere bene, questa scoperta dimostra chiaramente che c'è ancora molto da scoprire. E a volte, per trovare un animale, non serve vederlo: basta ascoltare o raccogliere le tracce invisibili che lascia dietro di sé.