
Era una scena insolita anche per i biologi abituati a studiare la fauna selvatica sul campo: un cucciolo di puma (Puma concolor), ormai completamente solo da giorni tra le montagne di Santa Monica, nel sud della California. Il piccolo emetteva un verso a metà tra le fusa e un lamento acuto, probabilmente un tentativo disperato di richiamare l'attenzione della madre che, però, non è mai tornata.
I ricercatori del National Park Service, che seguono la piccola popolazione locale di puma (conosciuti anche come leoni di montagna), hanno visitato più volte l’area. La loro ipotesi è che la femmina si sia spostata in un'altra zona, abbandonando il suo cucciolo. È un comportamento anomalo, poiché questi felini di solito si prendono cura dei piccoli per diversi mesi, durante i quali li allattano e insegnano loro a sopravvivere.
Con il passare dei giorni, però, le condizioni del cucciolo sono peggiorate rapidamente. Appariva sempre più debole e sottopeso. A quel punto, in accordo con il California Department of Fish and Wildlife – l'agenzia che si occupa di conservazione e gestione della fauna -, i biologi sono intervenuti per salvarlo.
Il piccolo, che nel frattempo è stato chiamato Crimson, è arrivato a fine marzo allo Oakland Zoo in condizioni critiche. Aveva solo tre settimane di vita, era estremamente magro e non riusciva nemmeno a stare in piedi. "Era minuscolo, poteva stare nel palmo di una mano", ha poi spiegato il direttore dello zoo, Nik Dehejia.
Le ragioni dell’abbandono restano tuttora sconosciute. Una possibile spiegazione potrebbe essere legata a una malformazione: al piccolo mancano alcune dita. In natura, difetti di questo tipo possono ridurre drasticamente le possibilità di sopravvivenza, e le madri potrebbero concentrarsi sui piccoli più forti. Tuttavia, come sottolineano gli esperti, è difficile sapere cosa sia davvero accaduto.

Oggi Crimson si trova nell'unità di terapia intensiva dell'ospedale veterinario dello zoo. Viene nutrito con il biberon ogni tre ore, un intervento necessario per reintegrare le energie e permettergli di crescere. È il 33° puma soccorso dalla struttura, che ospita anche un altro giovane esemplare, Clover, di circa tre mesi.
Nonostante la cattura e il recupero, i responsabili dello zoo ricordano che l'obiettivo non è mai quello di sottrarre animali alla natura. L'intervento è sto però necessario: i cuccioli, infatti, hanno bisogno della madre non solo per il latte, ma anche per apprendere comportamenti fondamentali, come cacciare e riconoscere i pericoli, e sarebbe certamente morto.

Il caso di Crimson, però, si inserisce in un contesto più ampio. La frammentazione degli habitat, lo sviluppo urbano e i conflitti tra attività umane e fauna selvatica stanno rendendo questi interventi sempre più frequenti. Con l'espansione umana, lo spazio per i puma si riduce e le difficoltà aumentano.
Per il momento, le attenzioni rimangono però tutte su Crimson: i veterinari lavorano giorno e notte per renderlo più forte e svezzarlo gradualmente dal biberon. In futuro potrebbe anche fare compagnia a Clover, ma l'incontro tra i due puma avverrà solo dopo un'attenta fase di adattamento e conoscenza reciproca.