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2 Febbraio 2026
12:51

Bastonate a morte e prese a calci: Report svela come vengono uccise le anatre malate in un allevamento

Giulia Innocenzi, con la sua associazione Food for Profit, ha realizzato un servizio per la puntata di Report andata in onda il 1° febbraio in cui vengono mostrate delle oche prese a bastonate per essere eliminate all'interno di un allevamento e altre immagini in cui si vedono galline che vivono tra i cadaveri dei loro simili all'interno di un'altra azienda avicola. Ciò che avviene va al di là di qualsiasi previsione normativa e mostra ancora quanta ipocrisia ci sia dietro la tutela del benessere animale e con buona pace del concetto di "One Health"

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Immagine
Cumuli di galline morte lasciate dentro l’allevamento a contatto con altri animali stipati nelle gabbie (Fonte: Report)

Bastonate a morte, prese a calci per essere finite se la botta in testa non ha funzionato e il tutto sotto gli occhi del veterinario dell'azienda sanitaria locale che si deve occupare di garantire il mantenimento delle norme sanitarie e del benessere animale all'interno dell'allevamento. Sono almeno 400 le anatre che così sono state massacrate all'interno dell'azienda avicola S. Giuseppe intestata a Roberto Nassa, come mostrato dalle immagini esclusive raccolte da Food For Profit andate in onda nella puntata del 1 febbraio su Report. Proprio quest'ultimo è stato fermato fuori ai cancelli dell'allevamento da Giulia Innocenzi, che ha curato il servizio per la trasmissione di Rai 3, mettendolo di fronte alla domanda diretta su quanto avvenuto all'interno della sua struttura ma l'uomo, inconsapevole all'inizio delle prove documentate con videocamera nascosta, ha comunque negato per poi evitare un confronto diretto con la giornalista.

Gli animali che si vedono nelle orribili immagini mandate in onda erano già stati sottoposti alla procedura di eutanasia così come prevista dalla legge nel caso in cui all'interno degli allevamenti si sviluppino focolai di influenza aviaria. I metodi di uccisione non sono elencati però nel Decreto Legislativo n. 9 del gennaio 2010 che ha recepito la Direttiva 2005/94/CE, ma ciò che la legislazione italiana prevede nel caso di focolai come misura di controllo è l'abbattimento che, solitamente, avviene con il sottoporre gli animali malati all'inalazione di gas come è indicato tra i vari metodi di eutanasia nel Regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio, relativo alla protezione degli animali durante l'abbattimento.

Premesso questo passaggio fondamentale per capire qual è l'alveo entro il quale i comparti produttivi, sanitari e di tutela del benessere animale dovrebbero agire, arrivare a metodi di uccisione così cruenti non è previsto dunque in nessuna normativa, sebbene un'interpretazione allargata del concetto di "emergency killing" rischia a volte di portare alla giustificazione di quelli che altro non sono che evidenti casi di maltrattamento animale. Il succitato Regolamento, infatti, prevede un passaggio in cui è scritto che: "La prevenzione di tali rischi (legati all'emergenza sanitaria animale ndr) si ottiene solitamente attraverso l'adeguata immobilizzazione degli animali, ma in determinate circostanze può anche essere necessario sopprimere gli animali pericolosi per porre fine a tali rischi. In tali circostanze, l'abbattimento non può sempre essere eseguito nelle migliori condizioni di benessere a causa dell'emergenza. Pertanto, in tali casi è necessario derogare all'obbligo di stordire o sopprimere immediatamente gli animali".

Dalle immagini di Report però gli estremi per questo tipo di interpretazione non si vedono, diciamolo chiaramente: solo a fronte di una indagine della magistratura potrebbero essere considerate le eventuali motivazioni che spingono un veterinario ad autorizzare quel tipo di mattanza e degli operatori a compierla. E anche di fronte a una "procedura d'emergenza", come società civile tocca interrogarci su questa ambiguità continua e costante che aleggia sul filo della tutela di un benessere che stride completamente con le condizioni in cui vivono milioni di animali negli allevamenti intensivi. Per non pensare poi che gli allevatori che hanno l'obbligo di procedere agli abbattimenti sono ampiamente risarciti dalle amministrazioni locali, come si può del resto verificare proprio per questo caso specifico, facendo una ricerca sull'azienda in cui sono state girate le immagini che ha ricevuto diversi indennizzi nel corso degli anni dalla Regione Lombardia.

Innocenzi in ogni caso ancora una volta fa un ottimo lavoro dal punto di vista informativo, perché ci pone di fronte a una incoerenza e incongruità che sono evidenti, anche quando si fa un'analisi dei testi europei o delle leggi nazionali in cui il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è da un punto di vista etico è del tutto chiaro nella sua ambivalenza, a fronte sempre della salvaguardia della salute umana ma cadendo profondamente in un equivoco che risale nell'origine stessa di questi luoghi di morte, in cui langue la figura di chi controlla… il controllore.

A Report non sono state mostrate poi solo queste immagini, ma anche altre che legittimano proprio questo tipo di riflessione che qui si sta facendo. Il servizio di Innocenzi infatti è molto più articolato e complesso, avendo mostrato anche la condizione in cui si trovano le galline dell’allevamento del presidente degli avicoltori di Confagricoltura che "vivono" in mezzo ai cadaveri dei propri simili.

@reportrai3

L'allevamento modello fra carcasse e uova sporche Da Simone Menesello, presidente degli avicoltori di Confagricoltura, ci saremmo aspettati un allevamento modello. E invece grazie alle immagini ricevute da Food For Profit che noi di Report possiamo mostrarvi in esclusiva, troviamo carcasse sia dentro le gabbie a contatto con le altre galline che sparse nei corridoi, un sistema di areazione molto sporco e uova con sangue e feci.

♬ suono originale – Report Rai3 – Report Rai3

Parlare dunque di tutela anche solo della sanità umana è del tutto privo di fondamento quando poi si evidenzia che gli animali di cui ci cibiamo o che ci forniscono loro derivati, come le galline, rischiano di ammalarsi già solo per le condizioni in cui vengono tenute. E tutto ciò ormai dimenticandosi dell'ottica One Health, che sembra sempre di più uno slogan piuttosto che una "legge di vita" da mettere in pratica partendo proprio dagli altri animali per far stare bene anche noi.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it/kodami sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra il paziente ed il proprio veterinario.
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