
Il nostro viaggio per raccontare e spiegare i comportamenti aggressivi dei cani parte dal bosco di Manziana, alle porte della Capitale. Qui l'11 febbraio 2024 Paolo Pasqualini è stato sbranato da tre Rottweiler. Da quel giorno la sorella Priscilla ha deciso di trasformare il suo dolore in qualcosa di costruttivo. Insieme a sua mamma sta dedicando tutte le sue energie per cercare di cambiare le leggi sulla tutela degli animali e rendere i controlli più efficaci.

L'ordinamento nazionale: cosa dicono le leggi in Italia
Ma in Italia quali sono le norme sulla gestione dei cani considerati potenzialmente pericolosi? Lo abbiamo chiesto a Salvatore Cappai, avvocato esperto in diritti degli animali. "L'orientamento attuale si fonda su un principio di responsabilità individuale del proprietario o detentore, indipendentemente dalla razza dell'animale. Quindi oggi si parla di singoli cani pericolosi, in quanto autori di episodi di aggressioni o morsicature a persone o altri animali. L'Ordinanza del Ministero della Salute in vigore stabilisce come a seguito di episodi di morsicatura o aggressione i servizi veterinari attivino un percorso mirato all’accertamento delle condizioni psicofisiche dell’animale e della corretta gestione da parte del proprietario".
"Quella attuale è una normativa decisamente adeguata, il problema è che permane inadeguata la sua applicazione, in particolare riguardo all’organizzazione dei percorsi formativi da parte degli enti competenti. Se a livello nazionale la situazione è quella descritta, esistono delle invece differenze a livello regionale e locale", conclude l'avvocato.
Il caso della Regione Lazio e la legge che non è applicata
Sono tante le segnalazioni che arrivano a Priscilla. Spesso gli episodi sono numerosi e riguardano sempre lo stesso cane ma nulla accade finché non si arriva alla vera tragedia. "Eppure le leggi spesso ci sono, peccato che non vengono applicate" ci racconta la sorella di Paolo Pasqualini, senza nascondere l'amarezza. Ad esempio nella Regione Lazio la legge regionale n. 33 del 2003 prevede (sulla carta) un registro speciale al quale devono essere iscritti i cani appartenenti alle seguenti razze: Pitbull, American Staffordshire Terrier, Staffordshire Bull Terrier, Bullmastiff, Dogo Argentino, Dogue de Bordeaux, Fila Brasileiro, Cane Corso e loro incroci. A questo registro devono essere iscritti anche i cani che abbiano morso o commesso aggressioni nei confronti di persone, tali da provocare lesioni e tali da richiedere intervento sanitario, medico o chirurgico. La legge prevede dei corsi di formazione obbligatoria per i proprietari e corsi a cui devono partecipare i cani. Tutti i cani iscritti nel registro devono essere sottoposti ad un esame comportamentale.
Praticamente controlli, percorsi formativi e una sorta del famoso patentino di cui tanto si parla ma poi in realtà poco accade nella vita reale. "Quando chiediamo spiegazioni alla Asl e soprattutto che venga applicata questa legge ci rispondono che è stata derogata da un'ordinanza del Ministero della salute", ci racconta Priscilla.
Ma perché questa legge è presente nel bollettino e non viene applicata? La consigliera Pd Eleonora Mattia ha depositato un'interrogazione per chiedere una risposta alla Regione: "Chiediamo che venga applicata la legge del 2003 perché è una legge che agisce prima che avvengano gli incidenti e che venga fatta chiarezza tra le ordinanze statali e la nostra regione".
Mancanza di controlli e interventi tempestivi da Nord a Sud
Troppo spesso però, dall'aggressione cane-cane si passa a quella verso gli esseri umani, come è successo a Lavinio a luglio 2025, dove un Rottweiler ha ferito i nipoti dei proprietari, per fortuna senza conseguenze fatali. Mesi prima, però, lo stesso animale aveva ucciso un cane di piccola taglia. La sua persona di riferimento aveva anche presentato una denuncia finita con un nulla di fatto. Questo perché difficilmente l'uccisione di un cane da parte di un altro cane viene perseguita a livello penale.
Le tutele offerte dall'ordinamento sono assai limitate e sono praticamente solo in ambito civilistico. Un altro caso emblematico è quello di Fonte Nuova, dove il Cane Corso Cesare è stato ucciso da due Pitbull fuggiti dal giardino dei vicini di casa. Anche in questo caso, i controlli sembrano scarseggiare. "Abbiamo presentato tante denunce ed esposti, abbiamo chiamato la Asl tante volte ma nessuno ha agito per evitare la morte del mio cane", racconta Carlotta mentre ci mostra il cancello dove è avvenuta la tragedia. "Cesare ha messo il muso dentro questa feritoia, che ora abbiamo chiuso per evitare altri disastri: il nostro cane era dentro il giardino di casa nostra. I due Pitbull invece erano liberi e lo hanno aggredito al collo e ucciso".
Dopo tutte queste segnalazioni la Asl ha imposto ai proprietari dei cani la realizzazione di una recinzione elettrosaldata alta almeno due metri che al momento, dopo mesi dalla morte di Cesare, ancora non è stata costruita.

Prevenzione: la parola d'ordine che manca per evitare tragedie
Il punto è che non si interviene al primo segnale, quando spesso basterebbe intraprendere subito un percorso comportamentale per evitare il peggio. Mirko Zuccari è un educatore cinofilo e Manager della Fondazione Cane Canem e si occupa principalmente di soggetti pericolosi, definiti spesso "irrecuperabili". "Lavoro anche con cani che hanno ucciso i loro proprietari. Quasi mai la prima aggressione è quella fatale ma noi siamo poco attenti a leggere i segnali. Basterebbe un po' più di attenzione e moltissime situazioni sarebbero risolte prima di nascere. Nessun cane nasce per uccidere, nessun cane nasce perché vuole fare violenza", spiega Zuccari.

“Attenti al padrone”, che è il nome del nostro approfondimento, è la frase che dovremmo trovare scritta sui cartelli apposti ancora sui cancelli delle ville. Ed è anche l’unico caso in cui la parola “padrone” può essere utilizzata perché quella che si ha con il cane è una relazione e non un rapporto di dominanza. Il motivo? Dove c’è un cane che mette in atto un comportamento aggressivo c’è una persona che non ha compreso il motivo per cui lo fa. Un cane non è un oggetto. È un individuo con la sua specifica personalità, personalità che lo rende unico.