UN PROGETTO DI
3 Aprile 2026
10:10

Approvato in Brasile il decreto legge sull’affidamento congiunto degli animali domestici dopo il divorzio

In Brasile è stato approvato il decreto legge 941/2024: in caso di separazione, cani e gatti potranno essere affidati a entrambi i coniugi. In caso di mancato accordo, il giudice deciderà in base alle capacità di ognuno e rispetto al benessere animale.

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E’ il Senato brasiliano a comunicare l’ufficialità di un nuovo decreto legge: in caso di separazione dei coniugi, gli animali domestici del nucleo familiare dovranno essere parte di un affido condiviso. Qualora le coppie non trovino un accordo, sarà il giudice a decidere come gestire la situazione, cercando di trovare una soluzione equilibrata rivolta al benessere dei cani e dei gatti e delle persone di riferimento.

Come farà il magistrato a decidere? Basandosi su alcuni criteri di valutazione come la capacità di cura di ognuno dei partner, la disponibilità di tempo, il contesto dell’ambiente in cui vivrà e anche le condizioni economiche dei singoli.

Il decreto legge 941/2024 è stato  approvato dal Senato il 31 2026. Il testo ora dovrà essere ratificato dalla Presidenza della Repubblica. La proposta era stata presentata dalla deputata federale Laura Carneiro ed è stata relazionata dal senatore Veneziano Vital do Rêgo che sui media locali ha precisato alcuni aspetti, come il fatto che questo nuovo dettato tiene conto della natura giuridica dei diritti relativi alla proprietà dell’animale ma dà valore al legame affettivo che si crea e quanto spesso in cause di separazione non si badi a questo aspetto, considerando il cane o il gatto come un oggetto. "Prima di arrivare alla plenaria del Senato per la votazione la proposta ha ricevuto un parere positivo dai membri della Commissione Costituzione e Giustizia del Senato", ha precisato il senatore.

Giuridicamente il testo della proposta infatti non cambia la definizione di “cose” degli animali: mantiene la qualificazione di questi ultimi come “oggetto di proprietà”, ma introduce un correttivo. In buona sostanza la cura del membro della famiglia a quattro zampe dopo la separazione segue i principi del diritto di famiglia, non dei diritti legati ai beni mobili. Questo compromesso è emerso già durante i lavori parlamentari, in cui sin dal principio è stato chiaro che nulla aveva a che vedere con lo status giuridico dell’animale, ma c’era appunto il riconoscimento che il rapporto affettivo “va oltre la mera posse di un oggetto inanimato”.

A tutela dell’animale poi è stato inserito un passaggio fondamentale, ovvero l’impossibilità dell’affidamento congiunto se uno dei coniugi ha precedenti di violenza domestica o di maltrattamento animale o è considerato un soggetto che possa mettere in atto questo genere di comportamenti. In casi come questi, la proposta di legge prevede che il possesso e la proprietà degli animali siano nelle mani della persona che non è a rischio in questo senso e chi ha commesso il maltrattamento non avrà diritto ad alcun risarcimento, oltre a essere responsabile dei debiti insoluti fino alla conclusione dell'accordo di affidamento.

Altro aspetto è legato alla possibilità di perdere l’affidamento qualora si verifichino condizioni come il non ottemperare ai criteri suddetti o nel caso in cui venga a crearsi una situazione di violenza o maltrattamento ed è anche prevista l’ipotesi in cui uno dei due rinunci all’affido condiviso.

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