UN PROGETTO DI
28 Febbraio 2026
12:36

Al via LIFE Fight4Wildlife: una task force per proteggere le specie simbolo minacciate dall’estinzione

In Italia parte un progetto coordinato dai Carabinieri e con la partecipazione di Legambiente per la protezione di tre specie simbolo a rischio estinzione: il capovaccaio, l'anguilla europea e l'orso bruno marsicano.

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Capovaccaio

L'anguilla europea in Friuli Venezia Giulia, l'orso bruno marsicano nel Parco nazionale d'Abruzzo e il capovaccaio in Sicilia. Sono le tre specie simbolo in Italia a rischio di estinzione su cui si concentrerà la neonata task force che fa parte del progetto europeo "LIFE Fight4Wildlife".

E' partito anche nel nostro paese, infatti, il sistema strutturato in Europa che mette in rete il lavoro combinato di associazioni, forze dell'ordine e istituzioni. A coordinare le operazioni c'è il CUFAA dei Carabinieri, ovvero il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari e Legambiente si occupa delle campagne di sensibilizzazione comunicazione per il coinvolgimento attivo della cittadinanza e degli enti che a vario titolo si occupano di tutela degli animali.

Le tre specie italiane che sono state identificate sono simboliche delle minacce che ogni giorno stanno portando al rischio di estinzione animali che vivono sul nostro territorio. Il capovaccaio, ad esempio, è un avvoltoio che ha subito perdite rilevanti nella popolazione principalmente a causa dell'essere umano. Sottoposto a bracconaggio e avvelenamenti, questo animale in Sicilia è sempre più raro, basti pensare che lo scorso luglio è stata giustamente accolta come un'ottima notizia che il più piccolo degli avvoltoi europei è tornato a nidificare nel Parco delle Madonie dopo quasi mezzo secolo di assenza.  In Italia di questa specie si contano in tutto appena 4 o 5 coppie.

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Anguilla europea

Per capire invece perché è a rischio l'anguilla europea è più facile se la chiamiamo capitone e subito verrà in mente che si tratta di uno degli animali più cucinati durante il periodo delle Feste di Natale, soprattutto. Così infatti viene tradizionalmente chiamata la femmina di grandi dimensioni (fino a un metro e mezzo di lunghezza)  in molte zone d'Italia. Il maschio invece presenta dimensioni minori e viene chiamato buratello.  Dagli anni 70 il numero di anguille che raggiungono l'Europa è diminuito di circa il 90% (alcuni studi ritengono anche del 98%). Le cause principali sono il sovrasfruttamento delle popolazioni a scopi commerciali e la diffusione di alcuni parassiti, nonché la perdita dell'habitat dovuta alle trasformazioni antropiche del corso dei principali fiumi europei.

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Orso bruno marsicano

Ultimo ma non ultimo, l'animale davvero tra i più iconici del Paese, anche perché la piccola popolazione esistente dell'orso bruno marsicano è endemica solo in Italia. Si tratta di una sottospecie dell'orso bruno (Ursus arctos) endemica che vive nell’Italia centro-meridionale e viene ritratto, infatti, nel simbolo del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Da poco è uscito uno studio che ha anche certificato che questi plantigradi, noti per essere meno aggressivi verso l'essere umano rispetto a specie simili, hanno evoluto nel loro DNA proprio questa caratteristica per la stretta convivenza con gli uomini in un territorio troppo antropizzato.  Per quanto riguarda le dimensioni della popolazione, grazie ai monitoraggi genetici è stato possibile stimare che nel territorio del Parco e zone limitrofe (ad oggi, nel 2023) vi siano circa 50 esemplari (con un intervallo di variabilità tra 45-69).

Sono cinque gli anni che sono stati previsti per ora di svolgimento del progetto LIFE Fight4Wildlife con operazioni mirate sui territori coinvolti e attraverso protocolli condivisi tanto tra le istituzioni locali quanto a livello europeo.

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