
"La natura è queer, ma molte persone non lo sanno. Ed è un peccato, perché diffondendo questa conoscenza le persone potrebbero comprendere meglio che essere queer è naturale e che questa (bio)diversità dovrebbe essere celebrata".
E' da questo spunto che è nata la mostra fotografica allestita al Museo di Scienze Naturali di Bolzano dal titolo "Queer Nature Photography Awards" e che racchiude scatti di fotografi da tutto il mondo che hanno immortalato alcune specie animali di cui è scientificamente dimostrato che vi sono comportamenti omosessuali oppure sono scatti effettuati da fotografi che fanno parte della realtà LGBTQ+.
Si tratta di 10 immagini che nelle intenzioni di chi ha organizzato il premio intendono "celebrare la vibrante intersezione tra queer e biodiversità. In un mondo in cui la natura prospera in tutte le sue diverse forme, la nostra missione è sottolineare l'importanza di accogliere e onorare questa diversità che spesso rimane invisibile e talvolta fraintesa". Le opere mostrano variegati comportamenti, strategie riproduttive e relazioni sociali nel regno animale: "dalle relazioni di coppia a lungo termine tra i delfini alle interazioni omosessuali tra i mammiferi, fino ai ruoli di genere flessibili tra gli invertebrati".
L'omosessualità è un fenomeno diffuso e naturale nel regno animale, documentato in oltre 1.500 specie e non è la prima volta che l'arte prova a inviare un messaggio che, in buona sostanza, non vuole evidenziare nessuna "ideologia" ma sensibilizzare le persone per una maggiore comprensione e a fine di contrastare differenze di genere e pregiudizi.
La mostra a Bolzano ha già sollevato polemiche ancora prima di iniziare, ma c'è una verità scientifica a cui bisognerebbe sempre fare affidamento quando il mondo umano si polarizza su "opinioni" e soprattutto quando poi la questione va ad incidere sulla sfera privata delle persone.
Negli Stati Uniti, ad esempio, tanto aveva fatto "scandalo" il documentario Queer Planet, andato in onda durante un "Pride Month" che aveva come voce narrante l'attore Andrew Rannells che durante la conferenza stampa di presentazione aveva voluto sottolineare: "Abbiamo tutti sentito parlare di pinguini gay, ma questo film mi ha davvero aperto gli occhi sull'intero spettro dei comportamenti LGBTQ+ nel mondo naturale. E cosa potrebbe esserci di più naturale che essere quello che sei?".
Ma è proprio questo aspetto che poi turba chi è contrario e parla senza cognizione di causa di strumentalizzazione degli animali per manifesti politici "a favore della comunità queer", quando invece i riferimenti dovrebbero essere, appunto, puramente scientifici.
Un filone di ricerca, ad esempio, valido come riferimento perché viene portato avanti da tempo da alcuni studiosi dell’Università dell’Oregon ha come protagonisti alcuni montoni. Una piccola percentuale (fino all’8%) dei maschi delle pecore, infatti, è attratta sessualmente e ha rapporti sessuali con soggetti dello stesso sesso. Come spiega il veterinario Giuseppe Borzacchiello a Kodami "la prima novità è che se stimolati con femmine in estro questi animali rimangono areattivi, ovvero non si sentono attratti dalle femmine. Non c’è dubbio: sono omosessuali e lo saranno per tutta la loro vita".
Secondo però alcuni scienziati spagnoli, poi, la natura prevede una partecipazione attiva degli omosessuali nel cammino evolutivo delle specie. E' emerso in uno studio pubblicato nell'ottobre del 2023 su Nature che dimostra che il comportamento omosessuale è stato fondamentale per la sopravvivenza di diverse tipologie di animali, in particolare dei mammiferi, durante alcuni gravi periodi di crisi climatica che in teoria avrebbero potuto spazzare via la maggioranza delle specie.
L'etologa Federica Pirrone ricorda su Kodami anche che "Julia D. Monk, una ricercatrice della statunitense Yale University, aveva pubblicato un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Ecology & Evolution, mettendo in luce la possibilità che la storia evolutiva delle strategie sessuali animali parte da un presupposto completamente diverso rispetto a quello che comunemente si immagina. Pirrone sottolinea infatti che la ricercatrice americana sottolineava che "la condizione ancestrale del comportamento sessuale negli animali con una socialità complessa includesse sia il comportamento eterosessuale che quello omosessuale. In origine, insomma, gli animali a riproduzione sessuale si accoppiavano indiscriminatamente, senza identificare il compagno basandosi sul suo sesso. Vari processi evolutivi, adattivi o meno, avrebbero poi modellato la persistenza e l'espressione di un comportamento o dell’altro".
L’esposizione sarà visitabile fino al 30 giugno tra il primo e il secondo piano del Museo di Scienze Naturali, per poi essere trasferita dal 1° luglio al 31 agosto al Planetario dell’Alto Adige di San Valentino in Campo.