
Cara Luna,
non so esattamente qual è il giorno in cui te ne sei andata. Mi sono svegliata una mattina e sei riapparsa tra i miei pensieri, come del resto mi capita spesso che accada. Ho sentito il bisogno di sentire Lya, la donna che ti ha assicurato un futuro di libertà, lontana dalla schiavitù di catene e una gravidanza cui sei stata costretta quando ancora eri una giovane cagna che doveva diventare adulta e consapevole della sua identità. E la fondatrice del Territorio de Zaguates, il più grande santuario al mondo di cani liberi in Costarica, mi ha solo detto: "She is for ever free now".
Ti ho incontrato in un momento della mia vita in cui mi sono completamente specchiata in te: eri quel che io ho cercato di essere sempre nella mia vita e me lo hai mostrato in un momento in cui non avevo più idea di chi fossi realmente.

Eri capace di vivere al Territorio de Zaguates, il più grande santuario al mondo di cani liberi, e di evaderne quando desideravi farlo. E anche in questo non sei stata mai limitata dalle persone che lavorano lì, certe e consapevoli della tua capacità di adattamento, del tuo incredibile equilibrio nei confronti degli altri cani e degli esseri umani.
Il tuo vivere da randagia è stato l’esempio della bellezza di non avere “padroni” ma solo amici: quelli che ti sceglievi tu in base alle tue scelte e mostrando sempre una forma estrema di rispetto nei confronti delle altre creature del mondo.
Sei nata libera, sei morta libera. Di scegliere, di esistere e di finire il tuo percorso di vita nel luogo che ti ha visto protagonista assoluta delle tua stessa esistenza.
Ho versato poche lacrime per te, non le avresti apprezzate. Ho ben chiari i giorni nella mia mente in cui mi facevi compagnia a San Josè, nel B&B dove dormivo a pochi metri dall’ingresso del Territorio dove ero venuta per fare un reportage su quel luogo unico nato dalla forza e dalla determinazione di una donna rara come Lya Battle che ha destinato tutta la sua esistenza alla tutela dei cani maltrattati e abbandonati nel paese della "pura vida".

Lì ho avuto la fortuna di incontrarti, tra migliaia di tuoi simili, e solo perché ti ho trovata sul mio letto dalla prima sera che sono arrivata e da subito mi hai subito fatto capire che non c’è tempo da sprecare nell’essere tristi in questa vita. Tu che avevi vissuto il dolore in ogni sua forma, eri sdraiata comodamente con le zampe all’aria insieme alla tua amica Bachera nella mia stanza. E voi due siete diventate subito lo specchio canino di una relazione che avevo lasciato alle mie spalle: una pronta a rinascere ogni volta sulle ceneri di un passato che non era andato nel verso giusto con allegria e determinazione, l’altra chiusa in se stessa che pretendeva attenzione e commiserazione. Tu hai retto il rapporto con Bachera con una saggezza che io probabilmente non ho avuto nella mia relazione umana, ma grazie a te ho capito che la scelta di “andarmene” era stata giusta, e sono ormai certa non solo per me.

Luna mi hai insegnato, tra le tante cose che mi hai mostrato, che un rapporto non può essere costrizione, che una relazione che tale possa chiamarsi non è fatta di contorni foschi e che non ci si deve annullare per nessuno ma nemmeno offendere e ferire. E se si va via non significa voler “punire” ma solo rivendicare il proprio spazio, la propria storia.
Non a caso l’ultima immagine che conservo di Bachera è che era stata confinata nel Territorio: le sue sortite senza di te fuori dai confini erano diventate continue affermazioni aggressive nei confronti del mondo tutto, mentre a te era stata lasciata la libertà di andare dove volevi e senza di lei non venivi ingiustamente allontanata dalle case dove andavate insieme.

Luna, dovunque tu sia adesso penso che tu abbia solo aumentato i confini della tua libertà a livelli che per me sono inimagginabili e ti chiedo solo di passare ogni tanto "a trovarmi". Saprò che sei stata di nuovo al mio fianco, del resto, come l’ho sempre saputo da quando ci siamo salutate quell’ultima volta sulle colline di Carizal e tu mi hai accompagnato fino al taxi che mi era venuto a prendere senza un briciolo di tristezza negli occhi.
Ecco, quel giorno io piangevo e tu scodinzolavi: non era solo per sostenermi ma per dirmi che non ci sono addii in questa vita, solo lunghi e profondi sodalizi che rimangono per sempre. Oltre i confini geografici è stato così per noi due, e ora lo sarà anche oltre questo tempo che non ha fine.
PS
Nel video a seguire Lya Battle racconta a Kodami la sua storia e quella del Territorio de Zaguates: