
Il 6 febbraio scorso era iniziata per caso la scoperta di quella che poi è stata chiamata "la discarica dell'orrore". Quel giorno una volontaria, in passeggiata con il suo cane, aveva trovato i primi cadaveri che poi avrebbero portato alla scoperta di un totale di 54 corpi di cani e di un gatto, tutti privi del microchip e abbandonati in una zona boschiva impervia a Scossicci, nel Maceratese.
Le indagini dei Carabinieri forestali e della Procura di Macerata sono andate avanti alla ricerca degli autori e recentemente era emerso che gli indizi portavano al mondo delle attività venatorie, dove operano persone senza scrupoli che si "liberano" dei cani non ritenuti idonei alla caccia con l'uccisione e la sparizione del microchip così da non essere rintracciati.
Della notizia se ne sta occupando da vicino un sito locale, Osimo Oggi, che riporta adesso un'indiscrezione rispetto alle indagini in corso. Secondo quanto riporta il sito "il fiuto investigativo dei Carabinieri Forestali del Cònero, unito alla determinazione del Pubblico ministero maceratese Stefania Ciccioli, hanno stretto il cerchio attorno a un uomo che nel settore si muoveva con la disinvoltura di chi sa come far sparire le tracce. Documentazione e indizi pesantissimi portano ora dritti alla sua porta: non più un'ombra, ma un nome e un cognome iscritti nel registro degli indagati".
In pratica, sempre secondo quanto riportato dalla testata locale, si tratterebbe di un "professionista loretano", un Comune della provincia di Ancona. Probabilmente si potrebbe trattare di un veterinario, considerando che si fa riferimento a un blitz disposto dal Giudice delle Indagini Preliminari "nei locali e nel laboratorio" dell'indiziato.
In attesa della conferma da parte delle autorità preposte di questi aspetti che stanno emergendo, la comunità locale è ancora sotto choc tra accuse nei confronti appunto dei cacciatori e allevatori locali che vengono duramente smentite da Federcaccia che parla di "illazioni" e punta il dito contro i media.