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23 Febbraio 2026
15:22

5 animali che potrebbero estinguersi nel 2026: ecco le specie più a rischio

Cinque specie animali simbolo, dalla vaquita al gibbone di Hainan, che sopravvivono con pochissimi individui: senza interventi urgenti il 2026 potrebbe essere l’ultimo anno.

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Questa potrebbe essere una delle ultime foto di vaquita, la piccola focena del Golfo di California: ne sono rimaste appena 7–10 individui. Foto di CONANP e Sea Shepherd Conservation Society

Ogni anno la lista degli animali a rischio estinzione si allunga sempre di più. Secondo la Lista Rossa dell'International Union for Conservation of Nature (IUCN), oggi oltre 148.600 specie viventi sono seriamente minacciate di estinzione solo tra quelle valutate: significa che quasi il 28% di tutti gli esseri viventi studiati rischia di scomparire per sempre.

Anche il Living Planet Report 2024 del WWF parla chiaro: dal 1970 al 2020 le popolazioni di vertebrati monitorate nel mondo sono diminuite in media del 73%. Una perdita enorme, che non significa che oltre il 70% delle specie sia scomparso, ma che il numero di individui all'interno delle varie popolazioni si è drasticamente ridotto. Le cause sono note ormai da tempo: distruzione e frammentazione degli habitat (foreste abbattute, zone umide bonificate, barriere coralline degradate), bracconaggio e commercio illegale di fauna selvatica, pesca intensiva, specie aliene invasive introdotte dagli esseri umani e cambiamenti climatici.

Tra gli animali animali a maggior rischio estinzione ci sono gli anfibi, gli squali e le razze, ma anche coralli, mammiferi e numerose specie di uccelli non se la passano bene. Molte di queste specie sono probabilmente già scomparse, poiché non vengono avvistate da decenni, mentre altre sopravvivono con così pochi individui che è solo una questione di tempo.

Alcune di queste potrebbero scomparire già nel corso di quest'anno.

Perché alcuni animali rischiano l'estinzione a breve

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La perdita e il degrado degli habitat rimangono la minaccia principale per la biodiversità in tutto il mondo

Gli animali che rischiano di più hanno spesso diverse caratteristiche o problemi in comune. Molti vivono per esempio in habitat particolarmente minacciati o in territori estremamente piccoli: una sola isola, un unico fiume, una piccola porzione di foresta. E quando l'areale – cioè l’area geografica in cui è diffusa una specie – è così ristretto, basta davvero poco per spazzarla via: un terremoto, un'eruzione vulcanica, un'epidemia.

Un altro fattore critico è naturalmente la pressione diretta da parte della nostra specie. La pesca accidentale (il cosiddetto bycatch), cioè la cattura involontaria di specie non bersaglio, sta infatti portando sull’orlo dell'estinzione squali, cetacei, uccelli e altre specie marine. Il bracconaggio, poi, continua a colpire grandi e piccoli mammiferi africani e asiatici, mentre i nostri altri casi, come per alcune specie di anfibi e pesci, l'inquinamento e la costruzione di dighe hanno devastato completamente i loro habitat.

Secondo i rapporti dell'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES), fino a un milione di specie potrebbero essere a rischio nei prossimi decenni a causa delle attività umane (Global Assessment Report 2019). Le isole tropicali, le barriere coralline, le foreste pluviali e gli ecosistemi d'acqua dolce come fiumi, laghi e paludi sono tra gli ambienti più compromessi e vulnerabili.

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Il sovrasfruttamento e le sue conseguenze, come il bycatch, le catture accidentali, sono un’altra delle minacce più gravi

Tra gli animali che rischiano di più, per ovvi motivi, ci sono quelli che sopravvivono con un numero davvero esiguo di individui. Sono infatti tantissime le specie che oggi sopravvivono con poche migliaia di individui o addirittura appena qualche centinaia. Questi animali sono inseriti all'interno della Lista Rossa IUCN nella categoria di minaccia "In pericolo critico", quella immediatamente precedente all'estinzione.

Le specie accompagnate da questo "bollino" rosso con su scritto "CR" sono quelle che rischiano di più, ma ce ne sono anche alcune che sono praticamente spacciate (o quasi). Di alcuni animali, infatti, sono rimasti così pochi individui – a volte decine, altre addirittura meno – da essere ormai considerate specie "funzionalmente" o "virtualmente" già estinte. Alcuni infatti non riusciranno a riprendersi, mentre altri non possono proprio farlo "tecnicamente": sono tutti dello stesso sesso.

L'elenco con le specie a rischio estinzione nel 2026

Alcuni di questi animai potrebbero quindi scomparire nel giro di pochi mesi, già entro la fine di quest'anno. In questo elenco ci sono ormai centinaia di specie diverse, alcune così poco sconosciute che è impossibile persino conoscerne abitudini, numeri attendibili o trovare una foto. Altre, invece, sono così carismatiche, studiate e note per diversi motivi, che sappiamo esattamente quanto male se la passano. Ecco cinque animali che, per motivi diversi, potrebbero seriamente estinguersi nel 2026.

La vaquita

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Nel golfo di California restano appena 7–10 vaquite. Foto da Wikimedia Commons

La vaquita (Phocoena sinus) è una piccola focena che vive solo nel Golfo di California, in Messico. Ne restano probabilmente meno di 10 individui in natura, forse appena 7 secondo l'ultimo censimento ufficiale. La principale minaccia è la pesca illegale con reti da posta, usate per catturare il totoaba, un pesce molto richiesto sul mercato nero e anch’esso in serio pericolo di estinzione. Le vaquite restano impigliate nelle reti e muoiono poi annegate.

Il rinoceronte bianco settentrionale

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Un rinoceronte bianco settentrionale maschio conosciuto come Angalifu, morto nel 2014 allo zoo di San Diego. Foto da Wikimedia Common

Non è esattamente una specie (è una sottospecie), ma anche il rinoceronte bianco settentrionale (Ceratotherium simum cottoni) potrebbe estinguersi molto presto. Di questa sottospecie sopravvivono infatti solo due femmine, Najin e sua figlia Fatu, entrambe custodite e protette in Kenya. L'ultimo maschio è morto nel 2018: il bracconaggio per il corno ha portato al collasso la popolazione. Oggi si tenta la strada della fecondazione assistita, ma la speranza è davvero appesa a un filo.

La tartaruga dal guscio molle dello Yangtze

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Una femmina di tartaruga dal guscio molle dello Yangtze che viveva allo zoo di Suzhou, in Cina, morta nel 2019 in seguito alle complicazioni delle operazioni di inseminazione artificiale

La tartaruga dal guscio molle dello Yangtze (Rafetus swinhoei) è considerata la tartaruga più rara del mondo. Il motivo è molto semplice: ne restano appena due. Si tratta di un maschio di oltre 100 anni che vive in cattività allo zoo di Suzhou, in Cina, e di un'altra tartaruga dal sesso sconosciuto che si trova in natura nel lago Xuan Khanh, in Vietnam. La distruzione delle zone umide e la costruzione di dighe sul fiume Yangtze hanno devastato il suo habitat è l'unica speranza è trovare altri individui sopravvissuti e nascosti in natura.

Il potoroo di Gilbert

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Un potoroo di Gilbert (Potorous gilbertii), il marsupiale più raro al mondo. Foto di University of Western Australia

Il potoroo di Gilbert (Potorous gilbertii) è un piccolo marsupiale australiano creduto estinto per oltre un secolo e riscoperto a sorpresa nel 1994. Oggi sopravvive con circa 100 individui, distribuiti in diverse isole protette dell'Australia Occidentale. Incendi, malattie, predatori introdotti come volpi e gatti e habitat frammentato sono le principali minacce. È considerato il marsupiale a maggior rischio estinzione del mondo.

Il gibbone di Hainan

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In Cina, sull’isola di Hainan, restano appena una quarantina di gibboni. Foto da Wikimedia Commons

Il gibbone di Hainan (Nomascus hainanus) è la scimmia più rara al mondo. Vive solo sull'isola di Hainan, in Cina, con circa 42 individui rimasti in tutto, secondo le ultime stime ufficiali. Negli anni 50 del secolo scorso c'erano oltre 2.000 gibboni sull'isola, ma la deforestazione ha ridotto drasticamente il suo habitat, confinandolo in una piccola area montana. A questo si aggiunge ora anche l'inbreeding, ovvero l'inevitabile accoppiamento tra individui imparentati, gli ultimi rimasti.

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