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GLI UNDICI PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA DAL 1946 AD OGGI

Gli undici Presidenti della Repubblica dal 1946 ad oggi: una carrellata di volti, storie personali e pensieri che hanno rappresentato gli italiani dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostru.
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È l\'undicesimo Presidente della Repubblica, tutt\'ora in carica ed eletto quando era senatore a vita nel 15 maggio del 2006. Il suo mandato scadrà dunque il prossimo 15 maggio e Napolitano, primo esponente del Partito Comunista Italiano ad assurgere alla massima carica istituzionale, ha già annunciato l\'intenzione di non ricandidarsi.
carlo-azeglio-ciampi
Carlo Azeglio Ciampi è stato il primo Presidente della Repubblica a non provenire direttamente dal mondo della politica, dal momento che, dopo una breve militanza nel Partito d\'Azione, non ha mai aderito ad alcun partito. Tenace antifacista, dopo la guerra cominciò la carriera nella Banca d\'Italia, diventandone Governatore nel 1979. Accettò nel 1993 di guidare il primo governo tecnico della storia repubblicana, per poi accettare la carica di ministro del Tesoro nei Governi Prodi e D\'Alema. Venne eletto al Quirinale al primo scrutinio, con il consenso di una larga base parlamentare che vedeva in lui uno dei padri nobili del processo di integrazione europea (ancora in fase di completamento). Il suo settennato è da molti paragonato a quello del Presidente Pertini, proprio per la grande valenza simbolica e per il supporto popolare di cui ha goduto. Motivi che lasciavano intendere la possibilità che le forze politiche gli conferissero un nuovo mandato: evenienza però negata dal rifiuto dello stesso Ciampi, che invece continua a svolgere il suo incarico da senatore a vita.
oscar-luigi-scalfaro
Il nono Presidente della Repubblica italiana è stato Oscar Luigi Scalfaro, deputato sin dal 1946, ministro dell\'Interno e Presidente della Camera dei Deputati. Esponente della destra democristiana, vicinissimo a Scelba, conservatore e moralista (fino all\'eccesso del clamoroso \"caso del prendisole\"), sostenne Gonella nel tentativo di elezione al Quirinale e fu un fiero oppositore dell\'apertura a sinistra della Dc degli anni sessanta. La sua elezione avvenne nel momento più delicato degli ultimi vent\'anni, pochi giorni dopo le dimissioni di Cossiga e la strage di Capaci (che mise definitivamente la parola fine alle aspirazioni di Giulio Andreotti, \"fermato\" negli scrutini precedenti dal dualismo con Forlani, dal \"tradimento\" di Sbardella e dal veto, mai ufficializzato, di Bettino Craxi). Scalfaro si trovò a gestire la complessità politica istituzionale nel pieno di Tangentopoli e fu scosso in prima persona dallo scandalo \"Sisde\", decidendo di difendersi pubblicamente con un discorso a reti unificate (nel quale pronunciò il celeberrimo \"in questo gioco al massacro, io non ci sto\"). Fu poi protagonista di uno scontro durissimo con Silvio Berlusconi, che culminerà poi nel decennio successivo con l\'adesione al Partito Democratico (e con i voti di fiducia ai Governi D\'Alema e Prodi).
francesco-cossiga
L\'ottavo Presidente della Repubblica Italiana è stato Francesco Cossiga, sardo, giurista, più volte ministro dell\'Interno, Presidente del Consiglio e Presidente del Senato fino all\'elezione al Colle. Cossiga fu per anni l\'enfant prodige della politica italiana, arrivando giovanissimo a cariche di enorme rilevanza. Fu al centro di molti fra gli episodi più controversi della nostra storia recente, dalla repressione delle manifestazioni studentesche nel 1977, all\'oscura vicenda dell\'assassinio di Aldo Moro (di cui Cossiga sembrò conservare una sorta di \"responsabilità diretta\"), fino alla sua messa in stato d\'accusa da parte del Pci per rivelazione del segreto d\'ufficio e favoreggiamento (in relazione alla vicenda di Marco Donat Cattin). La sua elezione alla Presidenza della Repubblica avvenne però con un ampio margine ed al primo scrutinio, grazie al sostegno della quasi totalità dei partiti. Il suo settennato, dopo una prima fase di estremo rispetto delle procedure costituzionali, si caratterizzò per le sue \"esternazioni da picconatore del sistema politico\": il Capo dello Stato sostanzialmente criticava apertamente e pubblicamente partiti ed istituzioni, manifestando la volontà di \"abbattere\" un sistema marcio e antistorico (soprattutto nella fase successiva alla caduta del muro di Berlino). Una fase che procedette anche oltre il 1991, quando dopo la sua \"autodenuncia\", alcuni parlamentari promossero una messa in stato di accusa del Presidente che non trovava precedenti nella storia repubblicana (richiesta poi respinta). Cossiga rimase al Quirinale fino all\'aprile del 1992, quando si dimise per continuare ad essere dapprima senatore a vita e poi leader di una nuova formazione politica. Morì il 17 agosto del 2010.
sandro-pertini
Il settimo Presidente della Repubblica italiana è stato Sandro Pertini, medaglia d\'argento al valor militare nella prima Guerra Mondiale, prigioniero politico, perseguitato durante il regime fascista e partigiano nei mesi più cruenti della Resistenza al nazifascismo. Deputato all\'Assemblea Costituente nelle fila del Partito Socialista, Pertini fu Presidente della Camera dei Deputati (a garanzia dell\'opposizione) dal 1968 al 1976, per poi essere eletto Capo dello Stato l\'8 luglio del 1978 (al sedicesimo scrutinio, con 832 voti su 995). La sua elezione avvenne dopo un lungo braccio di ferro fra Dc (che propendeva per Gonella), Pci (che sosteneva il partigiano Amendola) e Psi (che aveva votato Nenni fin dal quarto scrutinio), conclusosi con una convergenza pressocché totale che rappresenta il margine più ampio nella storia delle elezioni presidenziali. Pertini riuscì a guidare il Paese fuori \"dall\'abisso morale\", caricando di un incredibile valore simbolico e politico proprio la figura del Presidente della Repubblica, che divenne punto di riferimento essenziale per tutti gli italiani. Allo stesso tempo operò per l\'organicità dell\'allargamento a sinistra del Governo, conferendo per la prima volta nella storia l\'incarico ad un esponente del Psi, Bettino Craxi (che rinunciò dopo consultazioni che non andarono a buon fine). Fu guida risoluta e carismatica, passata alla storia anche per alcune prese di posizione pubbliche (dal funerale di Guido Rossa, il sindacalista ucciso dalle Br, al terremoto in Irpinia) e per la sua ferrea determinazione alla lotta contro corruzione, affarismo e criminalità organizzata. Morì nel febbraio del 1990, dopo essere stato senatore a vita dal 1985 in poi.
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Il sesto Presidente della Repubblica Italiana è stato Giovanni Leone, democristiano ed eroe di guerra. Più volte Presidente del Consiglio, Presidente della Camera e più volte ministro, Leone fu eletto alla Presidenza della Repubblica al ventitreesimo scrutinio, quando era già senatore a vita. La sua elezione avvenne in un clima di grande incertezza politico istituzionale, con le divisioni interne alla Democrazia Cristiana che provocarono l\'affossamento della candidatura di Amintore Fanfani. Leone fu infatti eletto grazie all\'appoggio determinante del MSI, caratterizzando successivamente il suo settennato in chiave \"tanto conservatrice quanto rispettosa delle prerogative istituzionali del Capo dello Stato\". Si trovò a gestire la delicatissima fase del rapimento e dell\'uccisione di Aldo Moro, finendo con il dimettersi nel giugno del \'78 dopo le forti pressioni del Partito Comunista che gli imputava grandi responsabilità in merito. Il Presidente fu successivamente chiamato in causa in vicende altrettanto oscure, come lo scandalo Lockheed, senza peraltro mai fornire alcuna giustificazione in pubblico, mentre uscì completamente riabilitato dall\'accusa di aver favorito i propri familiari mossagli con enorme virulenza da Marco Pannella. In seguito alle dimissioni dal Colle, tornò alla carica di senatore a vita, partecipando anche ai voti di fiducia al Governo Berlusconi I e Prodi I.
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Il quinto Presidente della Repubblica italiana è stato Giuseppe Saragat, presidente dell\'Assemblea Costituente e padre nobile del Partito Socialista Democratico Italiano. Esule durante il ventennio fascista, Saragat ruppe con la sinistra socialista e comunista proprio nelle decisive politiche del 1948, con il partito (per la verità una sorta di cartello elettorale) Unità Socialista alleato della Democrazia Cristiana e fondamentale per la conquista di un\'ampia maggioranza parlamentare per le coalizioni guidate allora da Alcide De Gasperi. La sua elezione al Quirinale avvenne nel 1964 al ventunesimo scrutinio, dopo un lunghissimo stallo dovuto alle fratture interne alla Dc e all\'indisponibilità di socialisti e comunisti ad appoggiare un esponente conservatore della dc. Alla fine, la scelta cadde proprio sull\'allora segretario del Psdi, considerato uomo in grado di guidare la stabilizzazione dell\'esperimento di centrosinistra in Italia e per questo ben visto anche dai socialisti (sul suo nome in realtà conferirono anche i voti comunisti). Decisiva fu la scelta di Pietro Nenni, fin dai primi scrutini il candidato di bandiera dell\'opposizione, mentre la Democrazia Cristiana rinunciò solo dal XVI scrutinio alla candidatura di Giovanni Leone. Saragat si trovò a gestire una fase decisiva per il futuro del nostro Paese, con le prime inchieste che mettevano in luce il marcio dietro la travolgente ripresa economica e con le pressioni internazionali sul nostro Paese che crescevano esponenzialmente. Nel 1971 divenne poi senatore a vita, fino alla morte, avvenuta nel 1988.
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Il quarto Presidente della Repubblica Italiana è stato Antonio Segni, democristiano e iscritto al PPI sin dalla fondazione. Laureato in giurisprudenza e scienze agrarie, Segni fece parte dell\'Assemblea Costituente e fu più volte ministro. Dal luglio del 1955 fino al maggio del 1957 e successivamente dal febbraio del 1959 al marzo del 1960 fu presidente del Consiglio, guidando dapprima una coalizionce centrista, in seguito un monocolore democristiano sostenuto da liberali e missini. La sua elezione a Presidente della Repubblica fu il risultato di una complessa partita a scacchi interna alla Dc, giocata tra Aldo Moro e il Presidente uscente Giovanni Gronchi. Il segretario democristiano, ansioso di \"pacificare le correnti Dc in nome di una imminente apertura a snistra, propose infatti il conservatore Segni, trovando non poche resistenze all\'interno del Partito: l\'elezione avvenne infatti solo all\'ottavo scrutinio, con i franchi tiratori che fino all\'ultimo provarono a far saltare la candidatura del politico sardo. Il settennato di Segni fu caratterizzato dai tanti esperimenti di governo di centrosinistra (culminati con il primo vero esecutivo di centrosinistra guidato da Aldo Moro), ma anche da una pagina oscura come quella del cosiddetto Piano Solo (una sorta di colpo di Stato in chiave conservatrice, con l\'arresto ed il confino dei politici dell\'opposizione ed il controllo militare della stampa). Il piano fu presentato dal generale De Lorenzo, comandante dell\'Arma dei Carabinieri, al Presidente il 10 maggio del 1964, pochi giorni prima della crisi politica che portò alle dimissioni di Moro (cui Segni conferì un nuovo incarico). Il 7 agosto del 1964, infine, Segni fu colpito da trombosi cerebrale e 4 mesi dopo si dimise da Capo dello Stato, continuando ad operare come senatore a vita fino al 1 dicembre 1972, quando morì a 81 anni.
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Il terzo Presidente della Repubblica Italiana è stato Giovanni Gronchi, uno dei fondatori del Partito Popolare Italiano, nonché capo della Confederazione dei Lavoratori Cristiani. Gronchi cominciò la propria carriera politica nel primo Governo Mussolini, dal quale prese le distanze quasi subito, partecipando poi all\'Aventino e abbandonando successivamente la vita politica. Nel pieno della fase critica della guerra, fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana, nelle cui fila fu eletto deputato all\'Assemblea Costituente e successivamente Presidente della Camera. Gronchi è sempre stato considerato uno dei \"padri\" della sinistra Dc, vicinissimo a Fanfani e Dossetti: ed è proprio nella contrapposizione interna ai democratici cristiani che risiede la ragione della sua elezione. Il candidato \"ufficiale\" del Partito era infatti l\'indipendente Merzagora, ma l\'area dossettiana e l\'opposizione di sinistra concentrarono i loro voti su Gronchi, \"costringendo\" Fanfani, allora segretario Dc, a scaricare Merzagora. La sua reggenza al Colle fu segnata proprio dal tentativo di \"allargare a sinistra\" (ai socialisti di Nenni) la piattaforma di Governo, ma paradossalmente produsse effetti opposti. Infatti, sia il Governo Zoli che quello Tambroni (elementi dell\'area di sinistra della dc) riuscirono ad ottenere la fiducia del Parlamento solo grazie ai voti dell\'estrema destra missina, con la pagina nerissima degli scontri di Reggio Emilia che videro la morte di cinque manifestanti e provocarono le dimissioni del Presidente Tambroni. Gronchi tentò poi di ottenere un secondo mandato, chiudendo però la carriera politica da Senatore a vita.
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Luigi Einaudi, senatore dal 1919, giornalista e corrispondente per prestigiose riviste internazionali, è stato il secondo Presidente della Repubblica italiana, nonché membro influente ed autorevole della Costituente (nella quale fu eletto tra le fila dell\'Unione Democratica Nazionale). La sua elezione avvenne al quarto scrutinio, l\'11 maggio del 1948, dopo che saltò la candidatura del ministro degli esteri Carlo Sforza (osteggiata dai democristiani di sinistra), con i voti determinanti del Partito Comunista. Einaudi, liberista e liberale, non nascose mai le sue concezioni politiche in relazione ad uno statalismo morbido, in grado di responsabilizzare i cittadini e spingerli ad una autorealizzazione che è motore proprulsivo della crescita sociale. Tuttavia seppe agire con grande equilibrio, pilotando la transizione dalla fase post bellica in un momento di grandi turbolenze politico - economiche (anche su scala globale). Al termine del sua mandato divenne senatore a vita.
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Il primo Presidente della Repubblica è stato il napoletano Enrico De Nicola, eletto come Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946 e, dopo essersi dimesso per motivi di salute, rieletto nuovamente il 26 giugno del 1947. Avvocato, giornalista, e deputato fin dal 1909, De Nicola fu Presidente della Camera dei Deputati dal 1920 al 1924, quando decadde automaticamente essendosi rifiutato di prestare giuramento al regime. Nominato senatore nel 1929, non prese parte attivamente alla vita politica, fino al 1943, quando fu tra i \"mediatori\" del passaggio di poteri tra gli alleati e la monarchia sabauda. La sua elezione fu frutto di una mediazione fra i movimenti politici e tra le varie \"sensibilità\" in una nazione uscita stremata da una guerra lunga e durissima. De Nicola era infatti vicinissimo ai monarchici (era stato colui che aveva ideato la figura del \"luogotenente del regno\", evitando l\'abdicazione di Vittorio Emanuele III), nonché meridionale ed era conosciuto come persona umile ed estremamente prudente. Il 12 maggio del 1948 il Parlamento scelse Luigi Einaudi come suo successore e De Nicola divenne senatore a vita (in seguito Presidente del Senato).
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