Quando l’industria incontra l’arte, ed è subito visione
Siamo abituati a vedere il bello dell’approccio artistico nel campo industriale quando tocchiamo e vediamo gli oggetti preziosi del design contemporaneo, ma l’arte e l’industria possono trovarsi anche dove si parla di visione, futuro e sfide del nostro tempo: alla Biennale di Venezia un esempio di questo rapporto importante che segna direzioni e ispira artisti.
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La costante dell’arte

Ogni volta che si varcano i cancelli dell’Arsenale e dei Giardini Napoleonici, dinanzi al susseguirsi di opere d’arte della Biennale Arte di Venezia, la domanda è sempre lo stessa: ma come è possibile che in 128 anni di storia la Biennale sia ancora uno degli spazi di promozione artistica contemporanea più all’avanguardia nel mondo? Il segreto sta forse nella bellezza di Venezia, che ispira sempre, nella sua fragilità che rappresenta quella universale e nell’essenza stessa dell’arte che interpreta e, come una rediviva Cassandra, vede il futuro. L’arte è domanda prima ancora che risposta, è interpretazione che si fa visione del futuro. Perciò davanti a un’opera d’arte c’è sempre e solo una cosa da fare, costante e invariabile nei secoli: porsi delle domande.

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Che sapore avrà Il Latte dei Sogni?

Di domande se n’è poste tantissime Cecilia Alemani, la curatrice della Biennale 2022 intitolata Il Latte dei Sogni dopo lunghe conversazioni avute con gli artisti. Il fulcro di esse ruota intorno al momento storico che stiamo vivendo, in cui la sopravvivenza dell’umanità è minacciata. Ma da chi? Probabilmente da un nemico tanto pericoloso quanto invisibile: se stessa. E le domande che sono emerse sono queste: “Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?”. (corsivo tratto da Biennale Arte 2022 | Biennale Arte 2022: Il latte dei sogni (labiennale.org))

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Il Padiglione Italia

Come si può vedere dal percorso critico, uomo, natura, produzione sostenibile e una nuova visione del pianeta Terra, sono temi che hanno un gran peso in questa Biennale, e che trovano un appiglio in uno dei suoi punti nevralgici, il Padiglione Italia affidato all’artista Gian Maria Tosatti, che partecipa senza esclusione di colpi al dialogo sulla contemporaneità, le trasformazioni dell’uomo e della Natura. La sua installazione ambientale è un’opera d’arte contemporanea totale, abilissima nel costruire un excursus storico intrecciando più linguaggi creativi e figurativi. Per la prima volta il Padiglione Italia – curato da Eugenio Viola e sostenuto dalla partnership con lo sponsor tecnico FPT Industrial – viene affidato per intero a un unico artista. Il percorso spinge a riflettere e porsi domande sulla sostenibilità dei prodotti e dei processi, l’ambiente e le città che abitiamo. Supportando questa opera che esplora in modo intenso il rapporto tra uomo e natura, FPT Industrial diventa parte attiva, e partecipa anche attraverso l’arte al dibattito in corso sullo stato del pianeta e le prospettive future dell’umanità, abbracciando così una serie di temi legati all’Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo Sostenibile.

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Storia della Notte e Destino delle Comete

L’opera di Tosatti è intitolata Storia della Notte e Destino delle Comete. In essa industria e arte si incontrano e intrecciano in modo potente, raccontando il Miracolo Italiano, la storia del sogno industriale italiano con una sequenza di visioni e scenari spiazzanti e coinvolgenti che però si concludono con una grande speranza, in cui l’umanità, come una cometa, alla fine lascia dietro sé una scia luminosa. Fra questo unicum di opere che si susseguono nel Padiglione Italia vi è un’installazione che ha per protagonista un motore FPT Industrial, un’azienda che proprio come Storia della Notte e Destino delle Comete, è impegnata a dare al mondo una speranza facendo suoi i dettami dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

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FPT Industrial e l’arte contemporanea

Non è la prima volta che FPT Industrial viene coinvolta dalla Biennale e più in generale dall’arte contemporanea. L’azienda, leader nella progettazione e produzione di motori per il settore industriale e già main sponsor del Padiglione Italia nel 2019, è infatti già stata sponsor di una installazione che sempre nel 2019 ha colpito l’immaginario dei turisti e di quelli di Artissima 2019. Stiamo parlando di Consider yourself as a guest (Cornucopia) dell’artista Christian Holstad, esposta all’esterno dell’Università Ca’ Foscari: una grande cornucopia – simbolo di abbondanza – realizzata con rifiuti plastici, ha rappresentato la prima riflessione di FPT Industrial sulla necessità di affrontare con urgenza la questione dell’inquinamento dei mari e degli oceani. Del resto l’azienda ha ormai da tempo dimostrato una spiccata sensibilità verso le tematiche ambientali che si riflette sullo sviluppo di processi produttivi sostenibili e con la creazione di prodotti dall’animo green, come nella produzione di sistemi di propulsione alternativi e sostenibili per soddisfare le esigenze professionali presenti e future dei suoi clienti. Grazie a questa strategia sensibile all’ambiente, FPT Industrial si pone all’avanguardia negli obiettivi dell’Agenda 2030 con un approccio multi power nel percorso di transizione energetica e della riduzione dei livelli globali di emissioni creando prodotti che adottino fonti energetiche più green come il gas naturale, il biometano, il biodiesel, l’elettrico e le celle a idrogeno, oltre che sulle soluzioni ibride.

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