"I costi economici e sociali di fenomeni di instabilità finanziaria sistemica sono divenuti evidenti" e portano a "considerare sotto una luce diversa l'opportunità di interventi pubblici non solo per le banche illiquide ma solvibili ma anche nei casi potenzialmente in grado di pregiudicare il funzionamento del sistema nel suo complesso". Lo ha detto il governatore di Banca d'Italia Ignazio Visco a Palazzo Koch ricordando Luigi Einaudi che, pur contrario da liberale all'intervento dello Stato, spronava a "dare dare dare" alle banche in crisi di liquidità per rassicurare il pubblico. "Einaudi – ha detto Visco – da liberale era contrario all'intervento dello Stato, nelle imprese come nelle banche. Tuttavia, egli stesso ricordava che per una banca in crisi di liquidità ma solvibile ‘tutti i pratici e tutti i teorici sono concordi nel canone: dare, dare, dare. Dare subito, dare senza esitazione, dare largamente e in modo da persuadere il pubblico che la banca presa di mira ha le spalle sicure'". "Solo così, proseguiva Einaudi – ha sottolineato il governatore – si impedisce che il panico si allarghi come una macchia d'olio e distrugga tutto, istituti buoni e cattivi, e perfino il credito pubblico'".

Visco così ha detto la sua sulle polemiche scoppiate nei giorni scorsi per il decreto salva-Carige, varato dal Consiglio dei ministri lo scorso lunedì, senza però citarlo esplicitamente: nel decreto ci sono garanzie statali sulle obbligazioni, per un massimo di 3 miliardi di euro, e un fondo pubblico da 1,3 miliardi per coprire gli oneri dei bond e della eventuale sottoscrizione di azioni della banca per un massimo di un miliardo in caso di ricapitalizzazione precauzionale. Il Pd ha attaccato l'esecutivo giallo-verde, ricordando le critiche ricevute dal governo Gentiloni nel caso dei decreti varati in aiuto a Mps e alle banche venete.

Visco, nel suo intervento alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del premier Giuseppe Conte, ha sottolineato come "oggi, nel mutato contesto in cui operano le banche, una crisi di panico non si esprime tanto attraverso le file di clienti ansiosi agli sportelli delle loro banche, quanto con il collasso della fiducia in mercati strettamente interconnessi e con il conseguente rapido prosciugamento della liquidità".

"La fiducia incondizionata nelle capacità di correggersi dei mercati finanziari – ha aggiunto il numero uno di Bankitalia – aveva condotto negli anni Novanta del secolo scorso alla generale percezione di un radicale abbassamento dei rischi di instabilità. La crisi finanziaria globale ha mostrato traumaticamente che si trattava di una percezione gravemente errata".

"La vigilanza bancaria – ha aggiunto poi il governatore – riduce la probabilità che si verifichino episodi di dissesto, ma non può annullarla. Per questo sono necessari anche strumenti adeguati e procedure ben definite che, nel nuovo contesto regolamentare europeo, consentano di intervenire in modo rapido ed efficace nelle situazioni di crisi, limitandone le conseguenze sul tessuto economico".