È stata un successo annunciato la 53ma edizione di Vinitaly che si è conclusa facendo registrare numeri lusinghieri: non solo le 125mila presenze da 145 nazioni, ma soprattutto l'aumento del 3% dei buyer esteri accreditati, per un totale di 33mila presenze.

I vini italiani sono sempre più internazionali

Per tre giorni, Verona è stata il punto di riferimento di chi ama il vino. Lo spazio espositivo di Veronafiere ha ospitato circa 4600 aziende, mentre la città e i tre borghi limitrofi di Bardolino, Valeggio sul Mincio e Soave sono stati raggiunti da ben 80mila wine lover per un fuori salone davvero da ricordare. “Una delle cifre anche di questa edizione di Vinitay è stata di sicuro l’internazionalità, con l’ulteriore incremento del 3% dei top buyer presenti tra i padiglioni”, spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere. “Nella top five delle provenienze degli operatori primeggiano gli Stati Uniti (+2% sul 2018), seguiti da Germania (+4%), Regno Unito (+9%), Cina (+3%) e Canada (+18%). Su questo fronte molte bene il Giappone (+11%): un risultato che, sommato agli altri registrati dal Far East, supporta la nostra scelta di creare un nuovo strumento di promozione permanente dedicato all’Asia”, conclude Mantovani.

La filiera vitivinicola italiana al top

Tra i produttori italiani la presenza rinnovata della Cooperativa Caviro, il Gruppo che può vantare la più estesa filiera vitivinicola in Italia. È composto, infatti, da 12.500 viticoltori riuniti in 30 cantine sociali in 7 tra le regioni più vocate, per un totale di 35.000 ettari di vigneti che rappresentano il 10% dell'uva prodotta e tracciata nel nostro paese. Presente con stand istituzionali al padiglione 1 dell'Emilia Romagna, non è mancata una proposta Caviro nella nuova area Food Park. “Osteria Caviro” è stata pensata per essere uno spazio di convivialità dove alla degustazione del nuovo Tavernello Gold si è affiancata la buona cucina, per una pausa di piacere e relax.

Semplice non vuol dire facile

L'azienda con sede a Faenza, che affonda le proprie radici nella dedizione al lavoro e nella passione dei produttori dell'Emilia Romagna, nel tempo è riuscita a sviluppare una filiera in armonia con le tradizioni enologiche della regione, ma caratterizzata anche da una forte capacità innovativa. Il risultato è una gamma di prodotti dalle ottime qualità organolettiche che racchiudono le peculiarità del territorio tenendo in giusta considerazione il rapporto qualità prezzo. Tra le novità, alcune riguardano il marchio più conosciuto del Gruppo Caviro, Tavernello. Ripensato nella grafica e nel logo, Tavernello – che ha recentemente ricevuto il riconoscimento “Sapore dell'anno 2018” per i suoi vini frizzanti – amplia la sua offerta con due blend: Pinot Bianco-Famoso, un vitigno autoctono recentemente riscoperto in Romagna, e Sangiovese-Merlot, selezionato dall'ampia base sociale Caviro. Non mancano, inoltre, i progetti volti alla valorizzazione di marchi regionali come Castelli Modenesi, Feudo Apulliano e Allenico in Puglia e Fatascià in Sicilia, con un'offerta che va dal Nero d'Avola al Grillo. “Semplice non vuol dire facile” è il claim scelto dal Gruppo per rappresentare il proprio lavoro, un impegno quotidiano che coinvolge migliaia di persone che fanno del proprio meglio per offrire un prodotto di qualità, da gustare in famiglia o nelle occasioni speciali. Un buon bicchiere di vino può portare alla memoria tanti ricordi, può raccontare di sapori antichi e di tradizioni, ma può essere anche un ponte per un futuro di prestigio, la testimonianza di un know how italiano che non ha eguali nel mondo.