Dopo anni di battaglie legali, appelli pubblici e ricorsi in ogni sede giudiziaria, all'ospedale di Reims è stata avviata la procedura per lo stop delle cure a Vincent Lambert, l’uomo tetraplegico e in stato vegetativo da 10 anni, diventato suo malgrado il simbolo del dibattito sul fine vita in Francia. I medici, forti delle decisioni della magistratura locale, hanno deciso di sospendere qualsiasi tipo di cura e arrestare le macchine che fino ad ora tenevano in vita l'uomo idratandolo e nutrendolo. Una decisione contestata fino all'ultimo dai genitori del 42enne, da sempre ferrei oppositori dell’interruzione delle cure. Dopo la decisione del Consiglio di Stato francese, infatti, i due coniugi, nel tentativo di avere almeno un sospensione, si erano rivolti anche alla Corte europea dei diritti umani che però nel pomeriggio di lunedì ha bocciato il loro ricorso, di fatto dando il via libera al distacco dei macchinari.

La decisione della Corte Europea è arrivata per direttissima e ha stabilito che, "in mancanza di qualsiasi elemento nuovo" sul caso, non è possibile accettare il ricorso dei coniugi Lambert. Una sentenza che pesa come un macigno visto che il dottor Vincent Sanchez, che guida il reparto dell’ospedale Sébastopol di Reims dove è ricoverato Vincent Lambert, aveva accettato di aspettare prima di avviare la procedure per l’interruzione delle cure ma solo fino alla risposta ai nuovi ricorsi presentati dai genitori dell'uomo. La decisione di rivolgersi all'alta corte era stata annunciata con toni di fuoco dalla coppia che ha addirittura paragonato i medici ai nazisti.

"Si tratta di un’eutanasia camuffata. Lo stanno uccidendo, senza averci detto nulla, sono dei mostri , dei nazisti" ha affermato ai media locali la 73enne Vivienne, madre di Vincent Lambert, aggiungendo di averlo "appreso questa mattina via mail". A fianco della donna, da sempre in questa battaglia, il marito  Pierre che come lei è fervente cattolico e contrario a ogni tipo di  interruzione delle cure. Secondo loro Vincent si muoverebbe perché in stato di coscienza minima. Al contrario, contro di loro si sono schierati da tempo Rachel, la moglie di Vincent e sei dei suoi fratelli.  Questi ultimi sostengono la tesi dell'ospedale e cioè che Vincent è in uno stato vegetativo irreversibile e quindi si tratta di puro e semplice accanimento terapeutico.

Il Vaticano: "Grave violazione della dignità della persona"

Sulla vicenda è intervenuto anche il Dicastero vaticano Laici-famiglia-vita e la Pontificia Accademia Vita: "Desideriamo ribadire la grave violazione della dignità della persona, che l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione comportano". "Lo ‘stato vegetativo', infatti, è stato patologico certamente gravoso, che tuttavia non compromette in alcun modo la dignità delle persone che si trovano in questa condizione, né i loro diritti fondamentali alla vita e alla cura, intesa come continuità dell'assistenza umana di base".