"Sapevi che mi facevi male. Stavo morendo dal male. Non eravamo amiche? Ho detto basta…mi spingevo indietro. Io non volevo giocare con nessuno. Mi hai venduta per la coca". È questo il contenuto di uno dei messaggi, pubblicati dal Corriere della Sera, inviati lo scorso 11 marzo dalla 15enne di Vicenza drogata e stuprata da tre persone, una donna, che lei considerava una sorella maggiore, e due uomini di nazionalità marocchina. I fatti si sarebbero svolti lo scorso ottobre nella villa di Trissino dell'indagata, quando, stando a quanto si legge sull'ordinanza della Procura della città veneta, che ha ordinato i domiciliari per Elisa F., 31 anni, Zahir E.S., 28enne di San Bonifacio, Verona, dipendente di una coop, e Nadir E.S., fisioterapista 27enne di Arzignano, i tre l'avrebbero violentata a turno, oltre a costringerla ad assumere sostanze stupefacenti.

A gestire tutta la vicenda sarebbe stata proprio la 31enne che avrebbe "venduto l'adolescente", che la considerava una sorella maggiore, in cambio della droga, approfittando delle sue debolezze. In alcune conversazioni tra le due "amiche", rese note dal quotidiano di via Solferino, si nota come Elisa cerchi di convincere la sua vittima a negare la violenza subita. Alla studentessa che chiede: "Perché mi avete spinto a prendere la polvere bianca? Dopo io ho perso i sensi. Non ero consapevole", la donna risponde: "Bastava dicessi di no per la polvere bianca. Perché non dici la verità… che hai detto che avevi 19 anni e nessuno ti ha spinto a fare niente". Alle accuse della ragazza, che afferma di essere stata venduta perché "mi avete mandata voi in camera, quello che avete fatto è impressionante. E hai visto. Potevi stoppare la cosa", l'indagata ha detto che "non è vero, non ti ho venduta per niente, non sono quel tipo di persona, ti sbagli".

In una precedente conversazione, avuta questa volta con uno dei due uomini che con lei risultano indagati, e datata 31 ottobre 2018, quindi pochi giorni dopo che si sarebbe consumata la violenza ai danni dell'adolescente, sempre Elisa pronuncia delle frasi che, secondo il gip di Vicenza, "rappresentano una situazione incompatibile col resoconto fatto dalla minore". I due si sarebbero accordati per dire che la ragazzina non ha opposto resistenza, e che nessuno di loro sembra tenere conto del fatto che la quindicenne fosse totalmente sotto l’effetto della droga. "Era consenziente. Ora se ne esce che è stata violentata", dice la 31enne riferendosi al racconto che la 15enne avrebbe fatto di quella notte al suo psicologo e sottolineando che "lei per gelosia ci denuncia tutti". Intanto, l'indagine continua.