Uno dei fotogrammi più famosi di "2001: Odissea nello Spazio", di Stanley Kubrick.
in foto: Uno dei fotogrammi più famosi di "2001: Odissea nello Spazio", di Stanley Kubrick.

Il 7 marzo del 1999, Stanley Kubrick veniva stroncato da un infarto nella sua casa di campagna dell’Hertfordshire, in Inghilterra. Ancora oggi, a distanza di vent’anni esatti dalla morte, parlare della sua opera vuol dire confrontarsi con una delle esperienze più totalizzanti della storia del cinema del ventesimo secolo: i suoi film sono divenuti paradigma di un’arte capace di oltrepassare i propri modelli di riferimento per creare narrazioni uniche, non soltanto dal punto di vista meramente tecnico. Un oltrepassamento che fu possibile anche grazie alla sterminata cultura letteraria e artistica di Kubrick di cui tutti i suoi film, nessuno escluso, sono l’espressione.

Hayez, Klimt e Mondrian: l’arte nei film di Kubrick

"Barry Lyndon" è uno dei lungometraggi in cui Kubrick inserì il più alto numero di citazioni artistiche.
in foto: "Barry Lyndon" è uno dei lungometraggi in cui Kubrick inserì il più alto numero di citazioni artistiche.

Kubrick ha sempre coltivato un’ossessione maniacale per i dettagli: questa, unita alla profonda passione per la fotografia e la storia dell’arte, ha creato dei veri e propri capolavori capaci di integrare i più svariati mezzi espressivi. In quasi tutti i suoi film Kubrik ha sapientemente sfruttato moltissime suggestioni derivate dai grandi maestri della pittura: emblematico in questo senso è stato “Barry Lyndon” in cui, oltre agli espliciti richiami ad opere particolari, l’intera narrazione visiva è costruita sui canoni della pittura paesaggistica del XVIII secolo. La citazione artistica più famosa nel film resta sicuramente quella de “Il bacio” di Hayez, ma moltissime altre sono quelle non direttamente riconoscibili come quella derivata da “L’incubo” di Johann Heinrich Füssli. Sterminati sono inoltre i riferimenti alle opere di John Constable, William Hogarth e Thomas Gainsborough: di quest’ultimo Kubrick ricostruì “alla lettera” opere come “La passeggiata del mattino”, “The blue boy” e “Mr e Mrs Andrews”.

Film come “Shining” non sarebbero quello che sono senza l’enorme mole di citazionismo artistico presente in essi: memorabile è l’inserimento de “Il sonno della ragione genera mostri” di Goya nel lungometraggio ispirato al romanzo di Stephen King in cui, fra l’altro, tutta la scenografia dell’Overlook Hotel è basata sui lavori architettonici di Frank Lloyd Wright. Importantissime furono invece le illusioni bidimensionali in bianco e nero di Victor Vasarely e le opere di Mondrian e Lichtenstein che contraddistinguono le ambientazioni di “Arancia Meccanica”. Il mondo sensuale e onirico di Gustav Klimt e quello mostruoso di Hieronymus Bosch furono invece il fondamento estetico su cui Kubrick costruì la narrazione freudiana di “Eyes Wide Shut”, film girato poco prima della morte. In questa pellicola, densa di rimandi sottili ma costanti a questi due artisti, è inoltre presente una bellissima citazione de “L’intrigo” di James Ensor.

Da Lolita a Shining: quando cinema e letteratura si uniscono

"Lolita" è direttamente ispirato al famoso romanzo di Vladimir Nabokov.
in foto: "Lolita" è direttamente ispirato al famoso romanzo di Vladimir Nabokov.

“Se può essere scritto, o pensato, può essere filmato”: nell'idea del cinema di Kubrik la letteratura gioca un ruolo fondamentale, non soltanto per l’importanza che il lavoro di sceneggiatura aveva all'interno dell’impianto estetico del film, ma anche per la più o meno esplicita varietà di suggestioni che il regista trasse da molte opere letterarie riuscendo a trasformarle in maniera memorabile in racconti cinematografici. Ben undici dei tredici lungometraggi realizzati da Kubrik furono tratti da romanzi o racconti: i casi più famosi sono senz'altro quelli di “Lolita”, alla cui sceneggiatura collaborò lo stesso Nabokov, “Eyes Wide Shut”, tratto dal romanzo di Arthur Schnitzler “Doppio sogno”, e “Shining”, celeberrimo adattamento del romanzo di Stephen King del 1977.

Kubrick aveva una cultura letteraria sterminata, e anche laddove il riferimento non fu seguito “alla lettera” è possibile rintracciare tantissime suggestioni tratte da opere più o meno famose. Importantissima è quella del film del 1957 “Orizzonti di gloria”, tratto romanzo di Humphrey Cobb: il titolo, sia della versione letteraria che cinematografica, è a sua volta una citazione di “Elegia scritta in un cimitero di campagna” di Thomas Gray. Da Peter George e il suo “Two Hours to Doom” è invece tratto “Il dottor Stranamore”: il personaggio immaginato da Kubrick piacque talmente tanto a George che, dopo l’uscita del film, l’autore lo inserì nella seconda edizione del romanzo. Stessa sorte toccò a “La sentinella” di Arthur Clarke, da cui Kubrick trasse ispirazione per “2001: Odissea nello spazio”: fu proprio a partire dalla memorabile sceneggiatura del film che Clarke trasse ispirazione per uno dei suoi romanzi successivi.