"State avvelenando i nostri figli", è l'ennesimo grido di allarme lanciato da un gruppo di mamme venete riunite nel Comitato Zero Pfas Montagnana dopo i primi risultati del monitoraggio regionale sulle sostanze perfluoroalchiliche  (PFAS), composti  chimici  prodotti  dall’uomo che aumentano il rischio di patologie cardiovascolari o del diabete soprattutto tra i più piccoli sottoposti a contaminazione prolungata. Secondo quanto scrive il Mattino di Padova, infatti, dai primi esami ordinati dalla Regione Veneto su tutti i cittadini dai 14 ai 65 anni residenti in uno dei dodici Comuni della cosiddetta “Area Rossa A”, cioè quella più vicina alla presunta contaminazione delle acque superficiali e profonde, sarebbero emersi segnali preoccupanti.

In particolare su un ragazzino del 2002 cioè un 15enne, sono stati riscontrati 294,7 nanogrammi di Pfoa per millilitro di sangue contro il limite fissato tra 1,15 e 8,  valore dunque superiore di oltre 35 volte il limite anche se la regione spiega che si tratta di una soglia puramente indicative, ottenuto da un precedente studio del 2010. Valori superiori alla norma sono accompagnati da una lettera che recita: "Non tutte le rilevazioni effettuate rientrano nella normalità, inoltre è presente un’alterazione del livello ematico dei Pfas, pertanto sarà contattata da un nostro operatore per fissare un appuntamento con uno specialista in un ambulatorio dedicato, in regime di gratuità".

Un avvertimento che ha spinto un gruppo di genitori di Montagnara, uno dei paesi coinvolti, a consegnare la documentazione relativa allo stato di salute dei loro figli ai carabinieri del Noe di Treviso (Nucleo operativo ecologico) per denunciare l’inquinamento da Pfas delle acque locali. "Esiste un protocollo che viene diffuso proprio in questi giorni, nel quale vengono illustrate le strategie di intervento a seconda dei valori registrati dagli esami. Ogni caso sarà valutato da uno specialista. Non c’è da allarmarsi e va posta fiducia nell’intervento che le istituzioni stanno mettendo in atto" rassicurano però dall'asl, aggiungendo: "È bene peraltro ricordare che la contaminazione prolungata da Pfas aumenta sì il rischio di patologie cardiovascolari o del diabete, ma così come succede per uno stile di vita scorretto. Non banalizzo: i Pfas sono un fenomeno degno di monitoraggio, ma possono pesare tanto quanto alcol, eccesso di zuccheri e scarsa attività fisica nella vita di un bambino".