"Uno in meno", hanno detto. Già, uno in meno, senza dubbio. Ma uno in meno rispetto a cosa? Un rapinatore in meno. Un babbo in meno. Un figlio in meno, perché anche lui era figlio e io ho visto l'intervista al suo papà. Un uomo in meno che faceva il rapinatore. Ucciso in una dinamica da chiarire, il gioielliere è attualmente indagato per omicidio colposo.

La morte di Raffaele Ottaiano mi ha scosso. Perché prima di "rapinatore", e senza voler scontare niente al suo reato, era comunque una persona, un nome e un cognome Io se penso "rapinatore", lo confesso, ho l'immagine di uno stereotipo. Un uomo con la calzamaglia in testa e la pistola in mano. E sì, il rapinatore può essere anche questo, ma se pensiamo solo a questo rimaniamo nel campo dello stereotipo, del film, del fotogramma alla tv con la voce del giornalista che parla nel microfono.

Gli uomini con la calzamaglia in testa si somigliano tutti, non solo i rapinatori. Se metto una calzamaglia sulla mia faccia, ho provato, sembro un rapinatore pure io; ma la realtà è che sono solo un uomo che si è messo una calzamaglia in testa. Nient'altro. E quando me la tolgo somiglio a Raffaele Ottaiano in una maniera tremenda. Ci somiglio come ci somigliate anche voi.

Raffaele Ottaiano è entrato nella gioielleria con la maschera da Hulk. Io, da piccolo, gonfiavo i muscoli come "l'incredibile Hulk", Raffaele Ottaiano chissà, magari quel giorno ha preso la maschera al figlio, che è rimasto a cercarla a casa.

Senza maschera di Hulk, e senza calzamaglia in testa, ci somigliamo tutti. Sarebbe facile che chi di mestiere sceglie l'illegalità avesse una coda che gli crescesse di conseguenza, oppure gli spuntassero le corna in testa. Riconosceremmo subito il criminale e ci sentiremmo al sicuro, nella nostra coscienza, noi senza coda e senza corna.
Invece Raffaele Ottaiano ha la stessa faccia mia, che probabilmente scrivo meglio ma più per fortuna che per bravura. Perché io sono stato più fortunato, prima che più giusto. Perché avessi scritto peggio, nato in una famiglia diversa, non avessi avuto un amico che mi ha insegnato come si montano i video, magari il rapinatore sarei stato io. O forse sarei stato il gioielliere.

Lo scarto fra quello che siamo e quello che saremmo potuti essere mi inquieta perché mi rende fragile di fronte all'imponderabilità della vita.

Raffaele Ottaiano è uguale a me, nelle sue foto con il figlio in braccio, sorridente. Che chissà se gliel'hanno già detto, al bambino, che il suo papà non c'è più.

Sia chiaro: io penso che sia uguale a me anche il gioielliere che ha sparato, non solo Raffaele Ottaiano. Perché la vita, gli incroci, il caso e pure la giustizia, sono un affare complicato, che si intreccia e si mescola. E pensare di essere una cosa sola, si dice a Firenze, "è un pensare da bischeri". Noi siamo tante cose. Un po' gioiellieri e un po' rapinatori. La decisione è uno scarto piccolo, e non sempre dipende solo da noi. Per questo non dirò mai "uno in meno".