Accusato ingiustamente di essere l’orco della figlia 15enne, che per questo motivo viene portata via di casa per un anno e dieci giorni. Alla fine, però, neanche dopo mesi di indagini e intercettazioni disposte dal gip, certe accuse così infamanti trovano conferma. Succede in un paesino dell’Emilia-Romagna. “Sono un cristiano, ma non riuscirò mai a perdonare. Assolutamente” assicura il protagonista di questa storia. Quella di una famiglia divisa, qualche anno fa, forse con troppa leggerezza.

“Un giorno si presentano i carabinieri e ci dicono che nostra figlia dovrà essere allontanata per almeno una settimana. Bisogna accertare delle cose –continua il racconto-. Nostra figlia avrebbe parlato di abusi, di molestie: io e mia moglie ci siamo guardati in faccia, non capivamo. In quel momento mi sembrava di volare, di non essere attaccato alla terra: mi rendevo conto che era così, che era vero, ma non riuscivo capire cosa stesse succedendo”.

Tutto sarebbe cominciato a scuola. I genitori di una compagna, i docenti, gli psicologi, poi gli assistenti sociali: insospettiti da qualcosa di ancora oggi poco chiaro, in tanti avrebbero contribuito a mettere in moto il meccanismo che porta agli allontanamenti coatti. “Dal 2000 al 2012 sono stati allontanati 28.448 minori, ma non sappiamo quanti di questi siano stati allontanati per fatti che poi non sono stati riscontrati” spiega Antonella Dellapina, promotrice del progetto nazionale Diritti e Nidi Violati dell’associazione Intesa San Martino di Parma. “E non lo sa neanche il Ministero della Giustizia”. Insomma, un fenomeno sommerso. Raccontato anche attraverso un libro: Nidi Violati, appunto, che ripercorre le dolorose tappe di questa vicenda.

“Una volta ho trovato una cimice in casa –riprende il racconto del padre-. Ci sono state anche 7.200 intercettazioni telefoniche che non hanno portato a nulla, ma comunque, quando dovevano farlo, nostra figlia l’han portata via. La bambina era indotta da persone che non c’entravano niente” è convinto l’uomo: darsi pace, così, sembra ancora più difficile.

“Quando siamo andati a prenderla dalla struttura in cui si trovava –conclude-, durante il viaggio di ritorno volavamo. Ma non per la velocità. Eravamo gonfi di gioia, di felicità. Stavamo in qualche modo ammazzando un mostro che forse non c’era più. L’unico modo che si poteva utilizzare all’epoca -è l'ultimo sfogo- era eliminare fisicamente i protagonisti. E avrei voluto farlo con le mie mani. Ma non mi è stato possibile. Allora almeno spero, prima di morire, di andare al funerale di qualcuno di questi”.