Si può accoltellare a morte la propria fidanzata e non provare alcuna emozione, rimanendo sostanzialmente impassibili e freddi? Sì, a quanto pare, ed è uno degli aspetti più inquietanti emersi da un'accurata inchiesta sulla morte di Mairead Moran, 26 anni, uccisa in Irlanda in un negozio Holland & Barrett nel maggio del 2014 dal suo compagno Shane Smyth, che l'ha colpita con un pugnale causandole lesioni letali a cuore, polmoni e fegato. La vittima aveva sovente confidato alla madre i suoi timori rispetto al fidanzato, che di recente aveva con lei strani e inquietanti comportamenti.

L'assassino affidato a un centro per malati mentali

Effettivamente il processo di primo grado ha riconosciuto a Shane Smyth la totale infermità mentale, condizione che ne ha decretato la non colpevolezza davanti alla legge. L'uomo è stato affidato a un centro di recupero psichiatrico, dove molto probabilmente trascorrerà il resto dei suoi giorni riuscendo a non scontare neanche un giorno di carcere.

Mairead Moran uccisa con 11 coltellate

La dinamica del delitto è stata ricostruita con una certa facilità: Shane Smyth sarebbe andato al negozio dove lavorava la compagna e dopo averla insultata l'ha afferrata per i capelli e sbattuta a terra, per poi picchiarla con calci e pugni, afferrare un coltello e colpirla per undici volte, fino ad ucciderla. E' stata una telecamera di videosorveglianza a mostrare la dinamica del crimine, così per gli inquirenti trovare il responsabile del delitto non è stato che un gioco da ragazzi.

Gli avvocati difensori di Shane Smyth  hanno dunque puntato a giocare la carta dell'infermità mentale del loro assistito, riuscendo effettivamente – dopo una lunga serie di perizie mediche psichiatriche – a dimostrare che si trattava di un uomo del tutto incapace di intendere e volere, quindi non condannabile alla reclusione in carcere.