Lo stato non deve risarcire nulla ai tre figli minorenni di Marianna Manduca, la donna uccisa a coltellate dal marito nel 2007 dopo che lei lo aveva denunciato per ben dodici volte, ma invano, alla Procura di Caltagirone. La Corte d'appello di Messina infatti ha annullato il risarcimento di 259mila euro che in primo grado era stato riconosciuto ai tre orfani della donna. "I tre ragazzi devono restituire la già misera somma che il Tribunale di Messina aveva previsto a loro risarcimento. Sono incredula e indignata" ha dichiarato la vice presidente della Camera Mara Carfagna annunciando la sentenza. "La Corte d'Appello  dice quindi agli orfani, e a tutti noi, che quel femminicidio non poteva essere evitato, denunciare i violenti è vano" ha aggiunto la deputata di Forza Italia.

Ribaltando la sentenza di primo grado, che dopo una lunga battaglia legale aveva ritenuto responsabili di negligenza i pm del tribunale civile e imposto alla Presidenza del Consiglio il pagamento di un risarcimento, la Corte d'appello ha sentenziato che a nulla sarebbe valso l'intervento di magistrati e forze dell'ordine contro l'intento criminale dell'uomo. In primo grado era stata  riconosciuta  la responsabilità di alcuni magistrati, colpevoli di una inerzia negligente giudicata dai loro stessi colleghi ingiustificabile ma contro la sentenza Palazzo Chigi aveva fatto appello.

"Con questa sentenza, facciamo marcia indietro di almeno 50 anni rispetto alla pronuncia precedente. Per lo Stato, la vita di Marianna Manduca non poteva essere salvata, nonostante le 12 denunce fatte dalla donna contro il marito. La spiegazione di questa sentenza è puramente corporativa. I magistrati non si discutono e non sbagliano mai" ha dichiarato Licia D’Amico, avvocato difensore del cugino di Marianna Manduca, Carmelo Calì, che ha adottato insieme con la moglie i tre bambini rimasti orfani e la cui storia ha ispirato il film tv "I nostri figli"

"La sentenza sottolinea che il coltello con cui Marianna venne minacciata e quello con cui è stata uccisa sono diversi tra loro e che pertanto la perquisizione non avrebbe potuto mettere al riparo Manduca e ancora che nessun Tso fu mai chiesto per l’ex marito Saverio Nolfo. Come se solo i pazzi accertati possano commettere degli omicidi” ha spiegato ancora il legale,  aggiungendo: "Per la Corte non è sostenibile nemmeno che un eventuale interrogatorio avrebbe comportato la cessazione delle minacce". "Nonostante la profonda delusione comunque noi andiamo avanti. Depositeremo il ricorso per Cassazione e promuoveremo delle iniziative di sensibilizzazione sul caso. Non possiamo accettare una sentenza di retromarcia così grave e pesante”, ha concluso il legale.