Da sempre in politica va di moda infarcire di numeri le proprie idee per  provare ad averla vinta. Ma io sono un poeta e credo ancora che le parole abbiano un valore, perfino numerico.
Un peso. Un’anima, una bellezza o una bruttezza e una funzione: onesta o disonesta.

Su tutti i giornali oggi si contrappongono a gran voce due tesi.
Quella del Ministro dell’Interno, secondo cui l’attività di salvataggio condotta dalle Ong favorirebbe l’attività criminale degli scafisti, accompagnata dalla granitica narrazione che chiudere i porti salvi le vite.
Poi c’è l’ipotesi contraria delle Ong – ma anche di molti cittadini, di ambienti sempre più ampi e compositi che vanno da Claudio Baglioni al Vaticano, dai sindaci dell’opposizione a pezzi crescenti della stessa maggioranza –  secondo cui per non far morire migliaia di vite nel silenzio dell’indifferenza non resta che una sola cosa da fare: andare a salvarle in mezzo al mare.

È qui che la matematica si perde in calcoli complessi: alle cifre sugli sbarchi ridotti, fanno da controcanto quelle sull'aumento delle morti in mare.

Ma se tutto questo balenare di cifre si dovesse ridurre a una domanda sola, semplice, essenziale, netta, come netta è la differenza tra vivere o morire, e il quesito fosse: tu quante vite puoi dimostrare di aver salvato?

Stando anche solo alla cronaca recente:
"Dieci", potrebbero dire con orgoglio i rappresentanti della Chiesa Valdese.
"Centinaia" potrebbero dire quelli di Seawatch, Aquarius, Open Arms.
"Centosettantasette" potrebbero dimostrare i marinai della Diciotti.
"Di cui un centinaio grazie a noi", potrebbe rivendicare giustamente il Vaticano.
"Cinquantuno" potrebbero dire con orgoglio i cittadini di Crotone.
"Noi ne abbiamo tratti in salvo tre, giusto pochi giorni fa", possono certificare da par loro gli elicotteristi della Marina italiana.

Poi ci sono i fuoriclasse come Emergency che salvano nove milioni di vite in tutto il mondo, più di quante Hilter ne abbia ucciso con la sua macchina infernale nei lager, eppure vengono trattati da malfattori. Ma qui entriamo in una dimensione mondiale che allungherebbe troppo il discorso.
Per tornare invece al dominio delle parole la stessa domanda va posta al Ministro dell’Interno, capofila della politica dei porti chiusi:

Caro Salvini, tu quante vite puoi dimostrare di aver salvato?

Confidiamo che a domanda semplice corrisponda risposta semplice.
Vietato ovviamente ricadere nelle ipotesi.
Ora che anche la Germania ritira le sue navi, e che il “Mare Nostrum” non è mai stato così di nessuno come oggi che un “May day – May day” cade nel silenzio di un intero continente.

Il Ministro volendo può ancora per un poco sfuggire alla domanda di un poeta.
Ma il tempo, quel fastidioso alleato della verità che scorre indifferente sopra le teste delle nostre piccole vite mortali, rischia di consegnare colui che voleva passare alla Storia per "Quota Cento" come il politico occidentale che nella vita avrebbe potuto fare tanto per salvare vite e invece ha portato a casa tra le sue braccia un’indecorosa "Quota Zero" di esseri umani.

Ed è qui che matematica e parole finalmente si riconciliano: quando le chiacchiere stanno a zero. E resta solo una preghiera:

Mare Nostro
che sei ai miei piedi
e hai dimenticato il mio nome
veglia il mio legno
fai salva la mia libertà
come in cielo così in terra
allevia oggi le mie pene quotidiane
e concedi a noi e ai nostri gemiti
– come noi lo concedemmo ai nostri predatori –
di non ridurci in detenzione
ma liberaci dal mare
Amen.