Yahia Mansour, 19 anni (Facebook).
in foto: Yahia Mansour, 19 anni (Facebook).

Sui social inneggiava alla jihad e reclutava ragazzi che come lui avrebbero voluto sacrificarsi in nome di Allah. È stato espulso dall'Italia, con un provvedimento notificatogli la scorsa domenica 19 maggio, Yahia Mansour, 19enne originario della Tunisia ma da anni residente a Breda di Piave, in provincia di Treviso. Una vita, la sua, apparentemente normale, con un percorso di formazione all'istituto tecnico Giorgi di Treviso e un lavoro all'università di Padova, come si legge nella sua biografia su Facebook, dove tuttavia non mancavano i post con video e foto che tradiscono la sua radicalizzazione. Yahia è stato fermato all'aeroporto Marco Polo di Venezia. Stava rientrando da Tunisi, dove si recava spesso per andare a trovare i parenti del padre. Ad attenderlo c'erano, però, gli uomini della Digos, guidati dal dirigente Alessandro Tolloso, con il provvedimento di espulsione firmato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini "per motivi di sicurezza dello Stato".

Da tempo, tutta la sua famiglia era finita nel mirino della Digos di Treviso. Il primo è stato il padre di Yahia che, nonostante sia in Italia da oltre 30 anni e abbia lavorato godendo oggi di una pensione di invalidità, non si sarebbe mai realmente integrato. Nel 1998 è nato proprio in Italia il suo primo figlio, poi la moglie è tornata in patria, dove ha dato alla luce 19 anni fa il ragazzo che è stato espulso. Yahia in Tunisia ha frequentato lo scuole, poi nel 2012 è arrivato nella provincia di Treviso. A incastrarlo sono stati alcuni messaggi postati su Facebook. Sono decine i post intercettati dalle forze dell'ordine. In uno di questi si legge: "La vita è un approccio e una dottrina islamica, la vita è una prova che dobbiamo riuscire a godere di una vita bella ed eterna. La vita è uno sforzo e una Jihad". Per non parlare delle immagini di giovani coi volti coperti da kefiah, che brandiscono coltelli, con la scritta: "O Dio dacci il jihad per te", e di video che documentano l’omicidio di palestinesi che inneggiano all’esercito di Hamas "protettore degli arabi".

Il suo nome è così finito nelle mani dell'intelligence del Viminale, che ha emesso il provvedimento di espulsione, anche se la sua famiglia lo difende. "Non siamo terroristi, noi li odiamo i terroristi- ha detto il padre, come riporta il Corriere della Sera -. Yahia era andato a fare un corso da saldatore in Tunisia, perché voleva lavorare con il fratello. Domenica ero andato a prenderlo, non me l’hanno neanche fatto vedere. Mi ha chiamato al telefono, piangeva disperato". Il 19enne è il 29esimo espulso per motivi di sicurezza del 2019. Salgono così a 402 le espulsioni/allontanamenti eseguiti dal 2015 ad oggi.