Un ragazzino di quattordici anni originario del Burkina Faso e da anni residente in Italia ha ricevuto insulti razzisti durante una partita di calcio da parte di altri giovani calciatori come lui. “Nero di merda, ti sotterriamo vivo”, l’insulto rivolto al ragazzino, ancora sotto choc nonostante siano trascorsi due giorni da quella partita. Il brutto episodio si è registrato domenica 24 marzo durante una partita di calcio under 15 a Silea tra la squadra del ragazzo, il Treviso, e la Miranese. A quanto ricostruito, il quattordicenne stava per raggiungere la porta avversaria quando è stato affrontato da due avversari che dopo le offese razziste gli hanno anche detto “vattene, non rompere i c…”. Praticamente tutti, dai genitori dei giovani calciatori sugli spalti al custode del centro sportivo e anche i dirigenti del Treviso, hanno sentito gli insulti, a parte l’arbitro che ha fatto continuare a giocare come se nulla fosse. Un compagno di squadra, anche lui dalla pelle scura come la vittima di insulti, si è subito schierato in difesa dell'amico, ma l'arbitro gli ha detto di non aver sentito le parole incriminate e ha anche minacciato il ragazzino di espellerlo in caso di nuove proteste. Di conseguenza, se il direttore di gara non ha sentito nulla i due giovani responsabili degli insulti non possono essere puniti.

La denuncia del responsabile del Treviso – A raccontare questa storia è stato Andrea Campolattano, responsabile del settore giovanile del Treviso, che ha scritto al presidente del comitato veneto della Federcalcio, Giuseppe Ruzza. Nella lettera ha chiesto maggior rispetto per chi è in campo, indipendentemente dal colore della pelle e soprattutto a prescindere dal fatto che l'arbitro abbia sentito o meno le offese. Campolattano parla di “fatti da condannare”, ma “mai mi sarei aspettato offese razziste da parte di ragazzini di questa portata”. La preoccupazione è anche per il morale del quattordicenne, scoppiato a piangere dopo gli insulti: “La mia priorità per me adesso è lui – ha detto – la vita va avanti ma le persone idiote non dovrebbero più stare in campo”. Per il responsabile del Treviso, che dice di non voler accanirsi sugli avversari, l'etica dovrebbe spingere i responsabili della Miranese “a valutare quanto commesso dai giocatori e agire di conseguenza”. Dalla Miranese è arrivata intanto una replica da parte del vicepresidente, Omar Lever: “Indagheremo al nostro interno – ha promesso – parlando con i ragazzi per capire cosa sia realmente accaduto e se appureremo che effettivamente errore c'è stato prenderemo senz'altro dei provvedimenti”.