Una vera e propria tratta di baby calciatori che raggiungevano l'Italia attraverso un visto turistico ma poi rimanevano sul territorio per essere allenati e rivenduti a cifre milionarie realizzando così profitti altissimi. È quando hanno scoperto gli uomini della Squadra Mobile della Spezia e del servizio centrale operativo della Polizia  al termine di una indagine che di fatto ha azzerato i vertici dello spezia Calcio. Secondo l'accusa, infatti, tutto ruotava attorno alla squadra di calcio ligure, altre squadre minori del territorio e una scuola calcio di Abuja in Nigeria. Nel registro degli indagati sono finite così 15 persone che devono rispondere a vario titolo di violazione delle disposizioni in materia di immigrazione clandestina.

Fra gli indagati figurano il patron e presidente onorario della squadra, il multimilionario Gabriele Volpi, e il suo braccio destro negli affari, Gianpiero Fiorani, ex ad della Popolare di Lodi. Oltre a loro sono indagati anche Luigi Chisoli, presidente dello Spezia e Luigi Micheli, amministratore delegato. Per entrambi è scattata l'interdizione e di fatto di fatto ha azzerato i vertici  del gruppo sportivo. Secondo l'accusa, la tratta sarebbe andata avanti per anni, fra il 2014 e il 2017. Gli indagati sarebbero riusciti a fare arrivare in Italia 13 ragazzi nigeriani “producendo al consolato italiano in Nigeria una documentazione apparentemente finalizzata al rilascio di un visto d’ingresso per motivi di turismo, ma in realtà strumentale e preordinata a consentire in tal modo l’ingresso nel territorio dello Stato dei minorenni stranieri già destinati a rimanere in Italia, dove infatti si trattenevano anche dopo la scadenza del visto per motivi di turismo e venivano perciò dati in affidamento con il rilascio di un nuovo permesso di soggiorno”.

In pratica, per la Procura, ai ragazzini veniva fornito un visto d’ingresso per motivi di turismo, ma in realtà i minorenni stranieri erano già destinati a rimanere in Italia, dove infatti si trattenevano anche dopo la scadenza del visto e venivano perciò dati in affidamento a tutori locali con il rilascio di un nuovo permesso di soggiorno fino al tesseramento e alla loro rivendita con plusvalenze milionarie