"Mi sento responsabile di tutto, sono in mano alla giustizia, al tribunale". Sono le parole di Antonino Pace, proprietario della villetta travolta dall'esondazione del fiume Milicia in cui sono morte 9 persone nella notte tra sabato e domenica a Casteldaccia. L'uomo ammette che l'abitazione era abusiva: "Dieci anni fa era arrivata una condanna, ma poi non ho ricevuto più niente – si giustifica – nessun documento che mi dicesse che andava buttata giù. Mai nessuno è venuto a dirmi di andare via". Tesi confermata anche dall'avvocato Marco D'Alessandro, che ha puntualizzato come "mai nessuno abbia inibito l'uso dell'abitazione". "In questa villetta – spiega il legale, che rappresenta anche l'altra proprietaria, Concetta Scurria, moglie di Antonino Pace – si è risieduto per tanti anni". I due proprietari della villetta hanno ribadito di non aver mai ricevuto nessun ordine di demolizione e che quindi, pur essendo abusiva, l'abitazione è stata affittata alla famiglia Giordano, anche in virtù di un rapporto di amicizia con Giuseppe, che in quella casa aveva effettuato dei lavori: "Sì, ma per l'estate…lui (Giordano, ndr) lo sapeva che ogni tanto andavano spesi soldi per pulire il fiume, c'era l'acqua che si alzava… ma non a questo livello". In realtà, però, la villetta era già stata danneggiata da un'esondazione nel 2008.

Antonino Pace, che ieri ha voluto incontrare i giornalisti per spiegare la sua versione dei fatti, ha aggiunto: "Sono troppo dispiaciuto, sono disperato per quello che è successo a Giuseppe (Giordano ndr), se avessi saputo che sarebbe capitata una cosa del genere non avrei mai dato le chiavi a Giuseppe e non avrei mai permesso a nessuno di entrare in quella casa". E ancora: "Mio figlio aveva la residenza in quella casa, non avrei mai messo a repentaglio la sua salute. Nessuno aveva mai detto che il fiume fosse così pericoloso".