L’antico complesso delle scuderie reali di Torino vendute ai privati per realizzarci spazi culturali e teatrali, ma anche residenze private, ostelli e spazi commerciali. E’ questa l’intenzione dell’amministrazione guidata da Piero Fassino, come scrive Repubblica, a cui si oppongono i giovani occupanti dell'Assemblea 14:45. Per far desistere il Comune è stata inviata una lettera di denuncia all'Unesco. Pena la revoca del titolo di Patrimonio dell'Umanità alle Residenze Sabaude, di cui fa parte anche il complesso architettonico della Cavallerizza, essendo la continuazione del Palazzo Reale.

“Sarebbe un obbrobrio pensare che lì, alla Cavallerizza, parte di quell'unico e magnifico complesso dei palazzi del potere dei Savoia che va dalla Cappella della Sindone all'Antico macello, si facciano abitazioni private di lusso” ha lamentato Gustavo Zagrebelsky, che insieme a Salvatore Settis, ed altri 1.200 torinesi, ha firmato un appello  consegnato nei consegnato nei giorni scorsi all'ufficio protocollo del sindaco Piero Fassino. “Tutti noi — ha proseguito il presidente emerito della Corte Costituzionale, parlando durante la presentazione dell'appello che chiede al Comune di avviare un percorso di partecipazione democratica sul futuro delle scuderie reali — vorremmo andarci ad abitare. Ma ci rendiamo conto che c'è un interesse pubblico che è predominante. E che la collettività ha il dovere della memoria. Mi chiedo se anche i nostri amministratori se ne rendano conto”.

A Zagrebelsky, Settis e ai ragazzi che da un anno ormai occupano la Cavallerizza, si aggiunge anche lo storico dell'arte Tomaso Montanari: “L'occupazione della Cavallerizza — ha detto il professore, citando l'arringa pronunciata da Piero Calamandrei in difesa di Danilo Dolci — è un caso di esercizio privato di pubbliche funzioni per permetterne la fruizione pubblica”. In realtà però dal Comune gettano acqua sul fuoco. “Nessuno vuole svendere la Cavallerizza — dicono — Tutte le proposte qualificate di cittadini e studiosi saranno ascoltate perché tutti abbiamo a cuore il futuro della Cavallerizza, che manterrà una vocazione culturale e pubblica”.