Cosa accadrebbe se una storia di zombie fosse raccontata da un morto vivente? E se lo zombie in questione volesse mimetizzarsi tra gli esseri umani e per farlo indossasse una maschera da supereroe, magari gialla e con sopra due grosse orecchie da roditore? Probabilmente la storia in questione sarebbe scritta e disegnata da Leo Ortolani, e si intitolerebbe "The Walking Rat": è questo il nome della trilogia a fumetti, edita da Panini negli albi 106, 107 e 108 di Rat-man, che fa il verso alla famosa serie tv (tratta a sua volta da un fumetto). Abbiamo fatto qualche domanda all'autore sull'improbabile protagonista, la sua storia e alcuni riferimenti piuttosto inquietanti per chi abbia un minimo di esperienza in fatto di fiere di fumetto…

Le Rat-Parodie sono ormai un grande classico: nascono come omaggi, ma sono completamente indipendenti dall’opera originale.
The Walking Rat non fa eccezione: la famosa serie alla quale si riferisce è un pretesto narrativo da cui partire per raccontare qualcosa di nuovo. Qual è lo spirito con cui lavori a questo tipo di storie, rispetto a quelle “regolari”?

Decisamente parto con lo stesso spirito, che è sempre quello di “vediamo dove riesco ad andare, da questa parte”, solo che in questi casi (le “parodie”) aggiungo degli elementi riconoscibili da più lettori che omaggiano qualcosa che in quel periodo ha colpito la mia immaginazione e mi ha fatto esclamare, come in questo caso, “Zombi anch’io!”

The Walking Rat comincia con un completo rovesciamento della prospettiva rispetto a come le storie di zombie, da Romero in poi, ci hanno abituati: il protagonista infatti è uno dei morti viventi, per di più buono, che sogna una “società zombie” più civile ed armoniosa…

Non lo definirei “buono"… diciamo che è un po’ pesante. Uno di quelli che sa sempre come fare per mettere a posto le cose. Ha sempre il regolamento condominiale in tasca ed è un organizzatore alla Filini. Per il resto è uno zombi in tutto e per tutto (e come tale divora i viventi)…

La prima, terrificante immagine dei morti viventi si rivela essere semplicemente un selfie di gruppo. I riferimenti ad attualità e costume, filtrati attraverso la tua consueta ironia, nel caso di The Walking Rat sono particolarmente pungenti e significativi.
Chi sono i veri zombie? Noi stessi? Chi è considerato “diverso”? O soltanto quelli in fila davanti a noi alla cassa del supermarket?

Non sono in grado di fare della vera critica sociale come Romero, ma devo dire che oggigiorno, vedendo le persone attaccate agli smartphone, ai tweet, a FB, ai blog ed essendoci caduto pure io, mi pare che un contagio di qualche tipo sia già iniziato…

“Appathowanna, città del fumetto”. Il primo episodio della serie si conclude con l’arrivo del protagonista e dei suoi compagni in una città famosa per la sua fiera del fumetto, infestata da zombie. Mi ricorda qualcosa di familiare

Se eri a Lucca 2014 sai già di cosa parlo…Una vera e propria Apocalisse Zombi!.. Ma è solo un pretesto per qualcosa d’altro…

Sul tuo blog pubblichi sporadicamente anche recensioni a fumetti, a testimonianza della tua passione per il cinema (e per i supereroi). C’è un film – o una serie tv – in particolare di cui ti piacerebbe disegnare la controparte “rat-maniana”?
(n.b.: Questa domanda è tendenziosa, sto solo cercando di sapere se potrò mai leggere Breaking Rat)

Per ora è THE WALKING DEAD. Per il resto sono troppo lento… ne escono talmente tante… Tutti seguono tutto (o quasi) e mi devo accontentare di recuperare le più lente… o le più incaute… Mi pare di essere io, l’unico zombi!