Dopo essere stati licenziati hanno investito la loro indennità di disoccupazione per rilevare l'azienda fallita salvando in questo modo sia la produzione che il lavoro: è la storia dei dipendenti della TerniPan di Amelia, in provincia di Terni, in cui 25 dei 15 dipendenti hanno deciso di utilizzare la Naspi per fondare una cooperativa e riprendere a lavorare: “Siamo stati licenziati e abbiamo ricevuto il sussidio che ti assiste per due anni in attesa di lavoro. Noi abbiamo preferito richiederlo tutto subito e abbiamo messo 12mila euro a testa. Così abbiamo salvato il posto di lavoro per tutti noi”, racconta al Fatto Quotidiano Marco Piciucchi, responsabile del reparto manutenzione. La gestiine della TrniPan oggi è in mano ai lavoratori che ogni mattina sfornano 150 quintali di pane fresco per i supermercati di Lazio, la stessa Umbria, Toscana e Marche. I dipendenti fissi sono 68 e altri 80 sono gli addetti ai trasporti.

A capo della cooperativa c'è Emiliano Cariani; la società è nata con il supporto professionale e finanziario di Confcooperative che ha messo in campo le proprie risorse territoriali e nazionali. “È stata per me una sfida, ho 20 anni d’esperienza in materia di amministrazione – spiega Cariani – e ho voluto evitare che un marchio storico e manifatturiero fosse depredato o trasferito altrove lasciando tante famiglie sul lastrico. Così ho convocato tutti i dipendenti più legati alla loro azienda in un’assemblea ad Amelia ed è nata la nostra cooperativa TerniPan”. Un operaio racconta: “Lavoro qui da 31 anni, sono in reparto distribuzione, dopo i tre fallimenti abbiamo avuto paura, soprattutto negli ultimi dieci anni. Spero che con questa nuova cooperativa possiamo avere un futuro roseo”. Piciucchi poi aggiunge: “La mia posizione è rimasta la stessa, anche lo stipendio è rimasto invariato. Abbiamo mantenuto il contratto nazionale dei panificatori. A volte, per la maggiorazione dei turni notturni, mi ritrovo in busta paga circa 1400/1500 euro al mese”.