Si presentavano a persone anziane come “Carabinieri”, “Avvocati” o “Agenti di società assicurative”, parlando solitamente di un incidente stradale dove era rimasto coinvolto un parente della vittima (solitamente un figlio o un nipote) e che per conferma della cosa potevano chiamare il “112” senza riattaccare. Una volta sentito digitare i tre tasti, entrava subito in azione nel corso della stessa telefonata un complice che chiedeva, al malcapitato vecchino di turno, denaro o gioielli per evitare che il suo familiare incorresse in gravi sanzioni. In alcune circostanze la vittima veniva “rimbalzata” tra più telefonisti al chiaro scopo di aumentarne l’angoscia e la confusione e indurla così al pagamento. Lo scopo finale del “carabiniere”  era quello di organizzare un appuntamento per ritirare il tutto. Le somme richieste arrivavano anche a superare i settemila euro.

Per questo motivo, i carabinieri di Arezzo, con il supporto del Comando Provinciale di Napoli, stanno eseguendo una misura cautelare nei confronti di dodici persone, originarie e residenti nella provincia di Napoli, tutte indagate per associazione per delinquere e truffa aggravata. Le indagini hanno riguardato 70 truffe, tra tentate e consumate, compiute, tra il novembre 2016 e il marzo 2017, in Toscana, Liguria, Umbria, Lazio, Abruzzo e Puglia, quantificando in circa duecento mila euro il valore complessivo sottratto alle vittime. Inoltre, sono emersi legami, anche parentali, tra due destinatari delle misure cautelari e un soggetto ritenuto affiliato a un sodalizio criminale camorristico riconducibile all’ ”Alleanza di Secondigliano”. Gli arrestati sono stati condotti presso la casa circondariale di Napoli Poggioreale e presso i rispettivi domicili.