Tre giovani di venti anni sono stati arrestati dalla squadra mobile di Reggio Calabria con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Avrebbero violentato una ragazza di poco più di diciotto anni la scorsa estate. La violenza, secondo quanto emerso dalle indagini, è avvenuta ad agosto 2018, la notte di San Lorenzo, in una località del basso Ionio reggino. Quella sera i tre giovani – due ventenni e un ventunenne – avrebbero portato la ragazza fuori dalla discoteca in cui si trovavano e avrebbero abusato a turno di lei sulla spiaggia libera. Gli arresti sono arrivati al termine di indagini coordinate dalla procura di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, e eseguiti dalla Sezione Reati contro la persona, in danno di minori e reati sessuali della Squadra Mobile. “È una bruttissima vicenda dietro la quale non ci sono situazioni di degrado sociale o branchi, ma ragazzi normalissimi”, ha commentato il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri affermando che tutto era partito dalla segnalazione di alcuni passanti che avevano visto la ragazzina in strada “in uno stato emotivo facilmente immaginabile”. La ragazza era stata poi condotta in ospedale per le cure del caso e per essere sottoposta al protocollo sanitario previsto per le vittime di violenza sessuale.

Gli arrestati indagati anche per atti osceni – Il gip si è espresso a favore della misura cautelare della custodia in carcere a carico dei tre giovani, indagati anche per atti osceni, avendo compiuto lo stupro sulla spiaggia vicina al locale frequentato anche da minorenni. Uno dei due ventenni arrestati è accusato anche di aver minacciato, poco dopo i fatti, una testimone oculare dell'episodio non rivelasse agli inquirenti ciò che aveva visto. Altri tre ragazzi, coetanei degli arrestati, sono stati denunciati per favoreggiamento, per non avere riferito agli inquirenti ciò che sapevano sulla violenza e gli autori. Le attività investigative sono state condotte con sofisticate intercettazioni telefoniche e ambientali, attività di monitoraggio attraverso sistemi di videosorveglianza, acquisizione di dichiarazioni rese da persone informate sui fatti e con l’analisi, effettuata da personale medico specializzato, dei profili genetici degli indagati comparati con quelli prelevati alla vittima in occasione del protocollo eseguito in ospedale dopo la violenza.