La Corte Europea dei diritti umani ha condannato la Russia per la strage nella scuola di Beslan in cui, 13 anni fa, persero la vita 334 persone, tra le quali 186 bambini. Secondo i giudici di Strasburgo le autorità russe non adottarono le misure più adeguate per evitare il massacro, e l’intervento degli uomini dei reparti speciali di Mosca "contribuì a causare vittime fra gli ostaggi".

A sporgere denuncia contro il governo di Mosca erano stati molti sopravvissuti al massacro e familiari delle vittime: in totale 409 persone si sono rivolte alla Corte Europea dei Diritti Umani, in alcuni casi incoraggiati anni fa dalla giornalista Anna Politkovskaya, assassinata nell’ottobre del 2006 in circostanze mai chiarite proprio mentre portava a termine delle inchieste su Putin. Secondo Strasburgo, che ha riconosciuto alle vittime un risarcimento di 3 milioni di euro, da parte delle autorità russe ci furono "una serie di deficienze nella pianificazione e nel controllo dell’operazione di salvataggio" delle persone tenute prigioniere nella scuola. Tali inefficienze "in qualche misura hanno contribuito al tragico epilogo". Secondo i giudici la Russia con l’intervento delle sue forze di sicurezza violò "i trattati sul rispetto del diritto alla vita", che impongono la limitazione dell’uso della forza a quanto "assolutamente necessario". Come se non bastasse, per Strasburgo il governo russo era a conoscenza del pericolo di attacchi da parte dei ribelli in luoghi pubblici, ma malgrado ciò non vi fu una preparazione adeguata. Non solo, anche il blitz delle forze speciali fu condotto con gravi negligenze.

La strage di Beslan

La Strage di Beslan fu compiuta il 1 settembre del 2004, primo giorno di lezioni nella Scuole Numero 1 della città russa, nell’Ossezia del Nord. L’istituto era pieno di bambini, genitori e insegnanti quando un gruppo di 32 miliziani islamisti e separatisti ceceni occupò la struttura prendendo in ostaggio oltre 1100 persone. L'assedio durò tre giorni e si concluse tragicamente dopo l’irruzione delle forze speciali russe, che adoperarono carri armati, lanciagranate e lanciafiamme: durante il blitz morirono 334 persone, fra cui 186 bambini.