Italiani popolo di poeti, santi, navigatori e… cowboy. Già, perché  dall'ultima rassegna iridata, tenutasi ovviamente negli Stati Uniti, a mettersi in evidenza sbaragliando l'agguerrita concorrenza sono stati proprio i "cowboy" del Belpaese. Nel South Dakota lo scorso 8 settembre, infatti,  la coppia composta dal 18enne lombardo, di Bagnolo Cremasco, Filippo Papetti e il 30enne calabrese, di Delianuova, Stefano Battista hanno conquistato il gradino più alto del podio al Campionato Mondiale 2019 nella "Prova 2×20", disciplina nella quale due cavalieri devono separare due capi di bestiame (il cui numero è assegnato dalla giuria) da una mandria di 20 vitelli e condurli lungo un percorso predefinito nel minor tempo possibile.

Dall’Italia i migliori ‘cowboy’ del mondo: gli americani si devono inchinare agli azzurri

I due azzurri hanno avuto la meglio sui 21 team avversari provenienti dalla Germania, dall’Italia e da vari stati Usa riuscendo a battere i padroni di casa del South Dakota e la coppia del Wyoming, rispettivamente medaglia d’argento e di bronzo. E lo hanno fatto impressionando tutti, vale a dire gestendo con grande maestria nel 2° Go (la seconda manche) il vantaggio acquisito nel 1° Go dominato dal tandem Battista-Papetti che hanno chiuso con 2 capi condotti al traguardo in appena 27,42 secondi.

Chi è Stefano Battista, il ‘cowboy' calabrese campione del mondo

In esclusiva per Fanpage abbiamo intervistato il più esperto dei due “cowboy” azzurri che hanno da poco conquistato il titolo iridato negli Stati Uniti: il 30enne Stefano Battista nato e cresciuto a Delianuova, paesino dell’Aspromonte in provincia di Reggio Calabria, e da qualche anno trasferitosi per lavoro in Brianza con la moglie Eleonora che otto mesi gli ha regalato la gioia più grande, cioè la piccola Elvira. Ecco cosa ci ha detto:

Innanzitutto complimenti, come ci si sente ad essere campioni del mondo?

Grazie per i complimenti. Sono felicissimo, ho coronato un sogno.

Quando è iniziata la sua passione per i cavalli?

Vado a cavallo praticamente da sempre. La passione mi è stata trasmessa da mio padre (Mimmo, ndr) che è stato anche il mio primo istruttore. Col passare del tempo restavo sempre più sorpreso e incuriosito da quanto questo splendido animale ti può trasmettere.

Ma non c’è solo la passione dietro il suo successo, vero?

Vero. Quando vivevo in Calabria praticavo solo trekking. Una volta trasferitomi in Brianza invece, non potendomi ancora permettere un cavallo tutto mio, ho iniziato a studiare l'etologia di questo meraviglioso animale in modo da migliorare la comunicazione e il mio approccio nei suoi confronti, e di conseguenza anche le tecniche di addestramento.

E da quando si è dedicato alla “Prova 2×20” di cui è il campione del mondo in carica?

Appena ho avuto la possibilità economica ho comprato un nuovo cavallo, Mimosa. Approfondendo la sua particolare predisposizione al lavoro col bestiame (il cosiddetto ‘Cow sense’), sono venuto a conoscenza della “Prova 2×20”, molto diffusa nel nord Italia. Da quel momento ho lavorato tanto fino ad arrivare al titolo iridato conquistato in South Dakota in coppia con Filippo Papetti.

Con Filippo avete fatto centro al primo tentativo?

Già. Io e Filippo abbiamo iniziato a fare squadra in America per puro caso. Ci siamo sempre stimati molto l’un l’altro, e ci eravamo ripromessi che, qualora avessimo passato le selezioni, avremmo partecipato in coppia al campionato del mondo della “Prova2x20”. E così è stato.

C’è una dedica speciale per questo titolo?

Tutto dedicato a mia moglie Eleonora e mia figlia Elvira.