In genere il ruolo di grande favorito nelle grandi corse a tappe non porta tanta fortuna. In questo caso però il pronostico iniziale è stato rispettato. Il Giro d’Italia 2015 lo ha vinto lo spagnolo Alberto Contador, che grazie a una grandissima regolarità ha piegato la resistenza dell’ottimo Fabio Aru, il presente e il futuro (assieme allo ‘Squalo’ Nibali) del ciclismo italiano. L’ultima tappa del novantottesimo Giro a Milano l’ha vinta il belga Keisse. Alberto Contador ha vinto con pieno merito il Giro, ma non ha entusiasmato. Il corridore spagnolo, definito ‘un contabile’, ha fatto tutto ciò che doveva per difendere il vantaggio che con pieno merito aveva conquistato nella lunghissima cronometro di sessanta chilometri di Valdobbiadene, la scorsa settimana.

‘El Pistolero’ con questo successo si consacra nuovamente come grande campione. Contador, come molti grandi corridori di questa epoca, ha avuto problemi di doping e per questo ha vissuto una duplice carriera. Lo spagnolo inizia alla grande: vince il Giro nel 2008, il Tour nel 2007 e nel 2009 e la Vuelta nel 2008. Diventa così uno dei pochissimi ciclisti capaci di vincere le tre grandi corse a tappe europee. Una squalifica per doping, si parlò di una bistecca contaminata, gli ha interrotto la carriera per più di un anno. Lo scorso settembre ha vinto nuovamente la Vuelta, oggi ha riconquistato il Giro. Contador non dimentica i brutti momenti e non dimentica soprattutto il successo italiano del 2011 che gli fu tolto a tavolino: “La maglia rosa per me è un sogno. Qualcuno pensa che sia facile vincere nei grandi giri. Ma ho lavorato duro, è un sogno, questa vittoria resterà nella memoria. Per me sono tre i Giri che ho vinto.”

Il trentaduenne corridore ha reso omaggio al suo grande sfidante Fabio Aru, a cui ha regalato un complimento eccezionale: “Nibali è già maturo, Aru sta crescendo. Vincenzo è molto solido perché è più completo. Ma se avessero la stessa età Fabio sarebbe più forte.”